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Citofonare Salvini

citofono

di Valter Roverato – Sappiate che se vi citofona qualcuno e vi chiede se per caso spacciate o commettete reati di altro tipo, potrebbe essere Salvini. Ennesima cavalcatamediatica fatta dal “capitano” del titanic-italia a carico di una famiglia bolognese: per la sua campagna elettorale, si è fatto consigliare da una signora di chiamare al citofono una famiglia i cui componenti, secondo lei, erano dediti allo spaccio di droga. E lui, Salvini, bello bello, si è presentato alla porta di questa famiglia, ha citofonato ed ha chiesto se erano loro gli spacciatori, il tutto in diretta su Facebook, facendo i nomi di queste persone e mostrando il palazzo in cui vivono, e chiedendo anche se poteva salire a casa loro. Salvini si trovava nella zona periferica del Pilastro a Bologna. Scena degna di un film di Totò, direi.

Questa sparata salviniana ha fatto indignare mezzo mondo: perfino un deputato del Parlamento tunisino ha chiesto le scuse ufficiali del capitano. Prendiamo dunque nota anche di questi nuovi comportamenti di questa nuova lega, sperando che chi di dovere prenda gli opportuni provvedimenti nei confronti di Salvini, dato che ciò che ha fatto non è certo conforme alla legge, oltre che alla buona creanza, alla logica ed al buon senso, cose che probabilmente gli sono sconosciute. Se non altro stavolta non dovremo stare in una stucchevole attesa che qualche altro organo istituzionale debba preventivamente esprimersi a favore o contro di un eventuale procedimento contro il capitano, visto che adesso non è più ministro.

A questo punto io mi chiedo: è questo il modo di fare una campagna elettorale, per quanto importante essa sia? Abbiamo a che fare con dei dilettanti, evidentemente. Non si usa più fare come la Lega vera, quella di una volta, coi suoi gazebo in mezzo alla gente a parlare con le persone, nei mercati rionali, a volantinare, oppure andare ad attaccare i manifesti elettorali o, al massimo dello scorretto, andare a fare delle scritte su qualche muro? Già, ma forse per fare tutto questo servirebbero le sezioni attive sul territorio, ed i relativi militanti “operai”, cose che alla “nuova” lega italiota sembrano essere ad oggi sconosciute. Ricordo anche che nella vera Lega, nella quale militavo, tutti noi eravamo dilettanti della politica, nel senso che quasi nessuno aveva avuto precedenti esperienze nella conduzione né di partiti, né tanto meno di campagne elettorali, ma si cercava di operare con buon senso e moderazione, si andava fra la gente ad ascoltarla e dialogare con essa, ad informarla, a sentire cosa avevano da dirci per migliorare e crescere: quanti gazebo si facevano, quanti banchetti, quanti scatoloni pieni di volantini da distribuire, o moduli per raccogliere firme per qualche iniziativa, gadgets da cercare di vendere: bandiere, foulards, adesivi, spille, eccetera…. E poi smontare il gazebo, riportarlo in sezione, ritrovarci lì la sera per fare un bilancio ed organizzare i giorni successivi: era un vero e proprio impegno anche gravoso, a volte, quando per esempio il tempo atmosferico non era propriamente favorevole, col freddo e con la pioggia, o col caldo e sudando, oppure quando per caso qualche testa calda cercava “democraticamente” di contrastarci, spaccando tutto e mandando qualcuno all’ospedale.
Questo eravamo: degli onesti operai della politica, per la Lega Nord, per le nostre idee di libertà, dei dilettanti che però operavano bene, in quanto avevamo ottenuto dei buoni risultati, ma sempre con e per la Lega Nord e le sue idee, non per “Salvini premier”, ed è questa la grande, enorme, infinita differenza che contraddistingue le due leghe: una era per il “Nord” e tutto ciò che ne consegue, l’altra ora è solo “per Salvini premier”, e cioè per una persona e la sua cerchia italiana. Ma le idee restano, magari potranno essere lì, in un angoletto tranquille tranquille, ma sempre lì, pronte a balzare fuori e ad affermarsi: “il pensiero è come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare”, e soprattutto “chi pensa dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce” diceva Lucio Dalla, ed ha proprio ragione. E noi vogliamo dare fastidio ancora ed ancora, e non rimanere muti come pesci ancora a lungo. Vedremo……

 

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