Ci tagliano la sanità. Ma non basterebbe l’autonomia di spesa?

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di Angelo Valentino – Spesso e volentieri diamo notizia dei report della Fondazione Gimbe, specializzata nei dossier sulla sanità. E’ un tema che ci interessa da vicino, perché la sanità rappresenta almeno l’80% del bilancio regionale. Il federalismo fiscale non esiste, è stato tutto un bluff. Al sud la situazione, la Calabria insegna, testimonia degrado e sprechi e migrazione sanitaria dei cittadini da Sud a Nord con crescente intensità. La malasanità persiste e viene perpetrata da una classe dirigente tecnica e politica intrecciata da interessi impronunciabili.

Perché ci interessa lo studio della Fondazione? Semplice, perché dimostra che governo dopo governo il tema della sanità è al centro di tagli e drastiche riduzioni di servizi. Eppure la sanità del Nord è decisamente migliore ed efficiente rispetto a tutte le altre e paga invece per chi è incapace, il prezzo di un servizio che tende a ridurre le prestazioni.

“IL REPORT DELLA FONDAZIONE GIMBE SUL DEFINANZIAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE DOCUMENTA CHE NELL’ULTIMO DECENNIO TUTTI I GOVERNI HANNO ATTINTO ALLA SPESA SANITARIA PER ESIGENZE DI FINANZA PUBBLICA, SGRETOLANDO PROGRESSIVAMENTE LA PIÙ GRANDE OPERA PUBBLICA MAI COSTRUITA IN ITALIA. SERVONO DECISIONI POLITICHE E AZIONI IMMEDIATE PERCHÉ LA REPUBBLICA POSSA NUOVAMENTE GARANTIRE IL DIRITTO ALLA TUTELA DELLA SALUTE: DALLA FONDAZIONE GIMBE UN APPELLO IN CINQUE PUNTI AL NUOVO ESECUTIVO”.

La premessa del report è questa, quindi.

«Nell’ultimo decennio – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – tutti i Governi hanno contribuito a sgretolare il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la maestosa opera pubblica costruita per tutelare la salute delle persone. Con il nuovo Esecutivo a breve impegnato nell’aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2019 e, soprattutto, nella stesura della Legge di Bilancio, la Fondazione GIMBE pubblica un report sul definanziamento 2010-2019 del SSN al fine di stimare, al di là dei proclami, la reale entità delle risorse necessarie a rilanciare la sanità pubblica».

Insomma, tutti i Governi per fronteggiare le emergenze finanziarie del Paese hanno ridotto la spesa sanitaria, di fatto il capitolo di spesa pubblica più facilmente aggredibile.
Ed ecco i dati forniti dalla fondazione.

Il finanziamento pubblico è stato decurtato di oltre € 37 miliardi, di cui circa € 25 miliardi nel 2010-2015 per tagli conseguenti a varie manovre finanziarie ed oltre € 12 miliardi nel 2015-2019, quando alla sanità sono state destinate meno risorse di quelle programmate per esigenze di finanza pubblica.
In termini assoluti il finanziamento pubblico in 10 anni è aumentato di € 8,8 miliardi, crescendo in media dello 0,9% annuo, tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua (1,07%).
Il DEF 2019 ha ridotto progressivamente il rapporto spesa sanitaria/PIL dal 6,6% nel 2019-2020 al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022.
L’aumento del fabbisogno sanitario nazionale per gli anni 2020 (+€ 2 miliardi) e 2021 (+€ 1,5 miliardi) è subordinato alla stipula tra Governo e Regioni del Patto per la Salute 2019-2021, tuttora al palo.

Ma come, non doveva essere il governo del cambiamento?

“I dati OCSE aggiornati al luglio 2019 dimostrano che l’Italia si attesta sotto la media OCSE, sia per la spesa sanitaria totale ($3.428 vs $ 3.980), sia per quella pubblica ($ 2.545 vs $ 3.038), precedendo solo i paesi dell’Europa orientale oltre a Spagna, Portogallo e Grecia. Nel periodo 2009-2018 l’incremento percentuale della spesa sanitaria pubblica si è attestato al 10%, rispetto a una media OCSE del 37%.
Tra i paesi del G7 le differenze assolute sulla spesa pubblica sono ormai incolmabili: ad esempio, se nel 2009 la Germania investiva “solo” $ 1.167 (+50,6%) in più dell’Italia ($ 3.473 vs $ 2.306), nel 2018 la differenza è di $ 2.511 (+97,7%), ovvero $ 5.056 vs $ 2.545”.

Una domanda però va posta: la responsabilità di spesa che evita gli sprechi e premia una squadra onesta ed efficiente, quando arriverà a destinazione? Il Nord, grazie al suo residuo fiscale, sarebbe in grado di colmare i tagli nazionali, che indeboliscono soprattutto il Sud, perché tanto Milano garantisce sempre i trasferimenti… Cosa inventerà il governo in carica per far quadrare i conti? Pescherà dal solito portafoglio o darà vita ad una rivoluzione federalista della spesa?

Il Report GIMBE “Il definanziamento 2010-2019 del Servizio Sanitario Nazionale” è disponibile a: www.gimbe.org/definanziamento-SSN.

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