CIPRO: RIPRESO IL CAMMINO PER ABBATTERE IL MURO

di STEFANO MAGNI

C’è ancora un muro, in Europa, che non vuol proprio cadere. Nel Mediterraneo orientale, un’isola è stata divisa in due: Cipro. Anche se fa parte dell’Unione Europea, la sua regione settentrionale è stata separata dal resto del territorio con una guerra, scoppiata nel 1974, di cui pochi ricordano la storia. Sono ripresi, da ieri, nuovi colloqui al vertice per la riunificazione, sotto un unico governo federale. Ma l’esito è difficile, perché la posta in gioco è più alta di quanto non si creda. Ad incontrarsi sono il presidente della Repubblica di Cipro, Demetris Christofias e il leader turco-cipriota, Dervis Eroglu, capo di uno Stato riconosciuto dalla sola Turchia. I colloqui avvengono a Nicosia, capitale della Repubblica di Cipro e sono sponsorizzati dall’Onu. Il negoziato è infatti ospitato nella residenza di Lisa Buttenheim, inviato speciale delle Nazioni Unite per Cipro. Le trattative vanno avanti, a singhiozzo, dal 2008.

E non mancano momenti di tensione che le possono ostacolare.

Appena una settimana fa, il leader di centro-destra greco, Antonis Samaras, ha scelto Cipro come trampolino di lancio della sua campagna elettorale. In chiave anti-turca, ovviamente. Samaras chiede, per risolvere la crisi greca, di fissare nel Mediterraneo orientale una nuova Zona Economica Esclusiva (Zee) per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio, sull’esempio di quel che fece il governo cipriota nel 2004. Alla fine dell’anno scorso le autorità di Nicosia hanno annunciato che un giacimento sottomarino scoperto due anni fa al largo dell’isola conterrebbe un’enorme quantità di gas naturale stimata fra i 140 e i 230 miliardi di metri cubi. La Turchia non vuole vedersi escludere dall’affare e sempre la settimana scorsa ha quasi minacciato di attaccare militarmente l’unica piattaforma (statunitense) che sta compiendo trivellazioni per conto della Repubblica di Cipro.

Ma, a parte queste contese economiche (che pesano), perché i negoziati per la riunificazione sono in stallo permanente? Anche se noi non ricordiamo la guerra del 1974, i ciprioti, sia greci che turchi, ne sono ancora terrorizzati. La Grecia del 1974 non era democratica, ma dominata da un regime militare. Cipro, subito dopo la fine della dominazione britannica, poteva subire la stessa sorte. Un’organizzazione filo-ellenica, la Eoka-B, sponsorizzata da Atene, organizzò un golpe contro il presidente di Cipro, l’arcivescovo Makarios III. I nazionalisti ellenici avevano tutta l’intenzione di cacciare la minoranza turca dall’isola. Si temette una pulizia etnica e la Turchia intervenne preventivamente e con la mano pesante: invadendo l’isola e separando le regioni settentrionali abitate da turchi dal resto dell’isola. Poi scacciando i greci che abitavano in quella regione, con un’altra pulizia etnica di segno opposto. I turco-ciprioti temono di essere fagocitati e hanno paura che la Repubblica di Cipro (greca) annettendoli riprenda a discriminarli o a scacciarli. L’attuale presidente turco-cipriota, Eroglu, è uno dei più tenaci sostenitori della separazione. I termini dell’accordo riguardano uno Stato federale bi-nazionale, ma non è ancora stato raggiunto un compromesso accettabile per le due parti. Per i greci, l’invasione turca, la pulizia etnica e la militarizzazione delle regioni occupate dai turchi, sono una ferita grave che non si è mai rimarginata. Famagosta, dopo la cacciata dei greci nel 1974, è rimasta una città fantasma.

In questa contesa, vecchia di 38 anni, è subentrata anche l’Unione Europea. Che nel 2004 ha ammesso Cipro senza attendere la sua riunificazione. Bruxelles mirava al suo potere di attrazione, rendendo la Repubblica di Cipro più attraente e rassicurante, fungendo da garante della sua democrazia e da volano economico, così da persuadere i turchi a una riunificazione. Ma, per quanto riguarda la rassicurazione, evidentemente la presenza europea non basta. Quanto al potere di attrazione… chi si fa attrarre da un’eurozona in crisi? E proprio in un periodo in cui la Grecia deve essere sostenuta a suon di prestiti di centinaia di miliardi per non finire in bancarotta?

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

Leave a Comment