Cipro deve vendere anche l’oro. Dopo tocca al Portogallo. E poi…

di CHRIS WILTON

Perché l’oro scende sotto quota 1500 dollari l’oncia, nonostante le continue turbolenze sui mercati che dovrebbero sostenere verso l’alto la quotazione del bene rifugio per antonomasia? Il peggio della crisi è passato? No, si sta già prezzando il surplus di offerta che giungerà da investitori sovrani a garanzia di nuovi pacchetti di salvataggio, oro che le banche centrali dei Paesi forti compreranno al volo e a prezzo ribassato, stante il calo di questi giorni. Timing perfetto od operazione a tavolino, tanto che più di una grande banca d’affari aveva previsto la correzione al ribasso?

L’Eurogruppo ha dato il via libera ai 10 miliardi di aiuti per Cipro, la prima tranche dei quali dovrebbe essere sbloccata già a metà maggio ma, non si sa perché, a Nicosia hanno ben poco di cui stare allegri. Prima si sono visti imporre il prelievo forzoso sui conti correnti sopra i 100mila della Laiki Bank e della Bank of Cyprus, misura che non ha colpito né le banche straniere alla ricerca di alti rendimenti, né gli oligarchi russi, bensì medie aziende e la stessa Università di Cipro. Ieri, poi, hanno scoperto che dovranno vendere i tre quarti delle loro riserve auree, come misura per concorrere all’abbattimento del debito: era scritto nero su bianco su minute preparatorie dell’Eurogruppo di cui è entrata in possesso la Reuters. Cosa significhi questo è chiaro: primo, ormai Cipro non ha più sovranità. Secondo, quando un domani Nicosia vorrà dire addio all’eurozona, sarà decisamente più difficile farlo senza sufficienti riserve auree a parziale garanzia della nuova valuta.

La clausola 29 del documento è molto chiara: <Vendita di riserve auree in eccesso. Le autorità cipriote si sono impegnate a vendere il quantitativo in eccesso delle riserve auree di proprietà della Repubblica. Si stima che questo genererà un’entrata una tantum di 400 milioni di euro>. Né la Banca centrale cipriota, né i funzionari sapevano però niente della misura: chi ha preso la decisione, quindi? Misteri dell’eurozona, dove le cose si materializzano senza paternità. Oltretutto, al netto dei 10 miliardi sbloccati, i costi per il salvataggio sono già saliti da 17 miliardi iniziali ai 23 attuali e l’onere di trovare i 6 miliardi extra ricadrà interamente su Cipro, la Germania e l’Fmi sono stati netti sulla questione. Di più, il governo si aspetta una contrazione dell’economia del 13% quest’anno ma Megan Greene della Maverick Intelligence, teme che il dato sarà molto peggiore, vista la portata dell’austerity che sta per abbattersi sull’isola: <Per Cipro sarebbe meno doloroso un amichevole divorzioso dall’eurozona>, ha dichiarato.

Certo, per tutti gli eurocrati quello di Cipro è un “caso unico” ma se così non fosse, preme ricordare i tre precedenti che la lezione impartita a Nicosia dall’Ue ha generato: prelievi forzosi sui conti correnti, controlli sul capitale e ora, di fatto, confisca (o vendita forzata, se vi piace di più) delle riserve auree. Quando un domani non troppo lontano toccherà all’Italia scendere a patti con la troika per essere salvata, pensate che Cipro resterà un “caso unico” o il risparmio privato più alto d’Europa, l’immenso patrimonio immobiliare dello Stato e la quarta riserva aurea del mondo (circa 2500 tonnellate, prima di Roma solo Usa, Germania e Fmi) faranno troppa gola ai salvatori dell’Eurozona? Prima dell’Italia, però, potrebbe esserci il Portogallo e temo che l’intervento sulle riserve auree sia un chiaro indizio del fatto che Lisbona avrà bisogno non solo di più tempo ma anche di un secondo salvataggio. E non sarà un free lunch. La nazione, infatti, è impantanata in una trappola debitoria spaventosa, la contrazione economica è molto più profonda di quando preventivato, grazie alle politiche di austerity che la Corte costituzionale ha bocciato questa settimana, innescando la volontà di rappresaglia di Bruxelles. Lisbona dovrà finanziarsi per 14,1 miliardi l’anno prossimo e per 15 miliardi nel 2015, il 30% in più di quanto necessario quando scoppiò la crisi nel 2011.

Insomma, i 78 miliardi di salvataggio non bastano, la situazione è più grave: la ratio debito/Pil raggiungerà il 124% quest’anno e il carico per il finanziamento e il servizio del debito continuerà a salire almeno fino al 2017. L’unico settore che traina è l’export, peccato che conti solo per il 30% del Pil, quindi non riesca a compensare la devastante contrazione della domanda interna. Il deficit è al 6% del Pil, mentre il debito esterno è pari al 300% del Pil. In compenso, grazie ai metodi poco urbani di Salazar, il Portogallo ha 382 tonnellate di riserve auree, le quattordicesime al mondo, più di Gran Bretagna (grazie a Gordon Brown che lo svendette quando le quotazioni erano ai minimi) e Spagna. Se, come appare ormai ovvio, il Portogallo avrà bisogno di un altro salvataggio, pensate ancora che Cipro resterà un “caso unico”?

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2 Comments

  1. Maciknight says:

    Hanno studiato cinicamente e burocraticamente bene come spolpare gli stati in difficoltà (probabilmente create ad arte ed indotte ed imputate ad eventi e circostanze) e manipolare i mercati (soprattutto oro e argento) per accumulare tutte le ricchezze accessibili, lasciando dietro di se solo terra bruciata. I barbari che saccheggiavano le lande nell’alto medioevo erano più civili e dignitosi di questi

  2. Dan says:

    Ad averlo qualche soldino, qualche sterlinetta ci starebbe bene

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