Tibet, la Cina stringe la cinghia: eseguiti 70 arresti

di REDAZIONE

La polizia cinese ha arrestato 70 persone nelle aree a popolazione tibetana della provincia del Qinghai, in un nuovo giro di vite teso a bloccare le ”immolazioni” di protesta. Lo scrive oggi l’ agenzia Nuova Cina, che cita un’ ”indagine della polizia” secondo la quale ”la cricca del Dalai Lama” avrebbe ”pilotato” i gesti di immolazione. Negli ultimi due anni, 99 tibetani si sono dati fuoco per protesta contro la Cina, che accusano di maltrattare la popolazione tibetana e di voler distruggere la cultura locale. Secondo il sito web della Campagna Internazionale per il Tibet, 81 delle persone che hanno compiuto l’estremo gesto sono morti mentre degli altri si ignora la sorte, anche se si si ritiene che siano detenuti.

Nuova Cina non specifica quali accuse siano state mosse agli arrestati. Nei giorni scorsi sei tibetani sono stati condannati – uno a morte ma con sentenza ‘sospesa’ e gli altri a pene detentive tra i 3 e i 12 anni – per aver ”istigato” o ”facilitato” le immolazioni. L’ agenzia cita un funzionario di polizia che parla di alcuni degli immolati sostenendo che si trattava di persone psicologicamente instabili, delle quali la ”cricca del Dalai Lama” avrebbe approfittato.

Una donna di 26 anni che l’ agenzia identifica come Kyihe Monky, aveva, ad esempio, divorziato dal marito pochi mesi prima di suicidarsi perche ”aveva molte relazioni sessuali” con altri uomini, secondo il funzionario. Testimoni affermano che gli immolati prima di compiere il loro drammatico gesto lanciano slogan per il ritorno in Tibet del Dalai Lama, il leader buddhista e premio Nobel per la pace che vive in esilio dal 1959 e contro la repressione cinese. La prima delle immolazioni e’ avvenuta nel 2007, tutte le altre dal marzo del 2011. L’ ultima ha avuto luogo il 22 gennaio nella prefettura tibetana di Gannan, nella provincia del Gansu.

Il picco e’ stato raggiunto lo scorso novembre, in coincidenza col 18/mo Congresso del Partito Comunista Cinese. Le immolazioni sono avvenute in maggioranza nelle aree a popolazione tibetana del Qinghai e della vicina provincia del Sichuan. Il Dalai Lama e il capo del governo tibetano in esilio Lobsang Sangay hanno affermato di condannare le immolazioni ma hanno aggiunto di ”comprendere le motivazioni” di chi sceglie quella drammatica forma di protesta. Secondo Sangay solo ”il ritorno della Cina al tavolo delle trattative” sul futuro del Tibet puo’ mettere fine alle immolazioni.

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2 Comments

  1. Pedante says:

    Protestare l’immigrazione di cinesi Han in Tibet sponsorizzata da Beijing è di moda tra le élite dell’Occidente (Richard Gere, ecc.). Guai invece se qualcuno protesta l’analogo cambiamento demografico in corso nella stessa America, o in Europa. Nazifascista!

  2. Druido Lombardo says:

    Forza Tibet!!!

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