LA CINA ASSORBE LA META’ DELLE RISORSE MONDIALI

di REDAZIONE

Le grandi compagnie minerarie e le società petrolifere negli ultimi dieci anni hanno aumentato enormemente le superfici estrattive. La produzione di ferro è più che raddoppiata, quella del carbone è aumentata del 45% e quella di metalli largamente usati nelle nuove tecnologie, come il litio usato per la batterie a lunga durata, addirittura del 125%.

Le aree più colpite sono l’Amazzonia, per l’estrazione dell’oro e del petrolio, l’India, dove ci sono importanti giacimenti di bauxite, il Sud Africa ed il Ghana ricche di carbone ed oro. Ed i costanti aumenti dei prezzi delle materie prime rendono convenienti lo sfruttamento anche di quei giacimenti dove le estrazioni sono più difficili e costose. «Le tecnologie stanno diventando sempre più sofisticate, aggiunge il rapporto, questo vuol dire che adesso è possibile estrarre minerali da profondità prima considerate inaccessibili. Questo significa che nessun luogo è più al sicuro da una possibile devastazione, come dimostra il caso delle Tar Sand del lago di Alberta in Canada dove sono stati installati goganteschi campi estrattivi per trattare le sabbie bituminose ricche di petrolio». Secondo gli estensori del rapporto, che citano il Mineral Information Institute degli Stati Uniti, l’aumento dei consumi di materie prime è impressionante, un americano medio, consuma nell’arco della sua vita fino a 1300 tonnellate di minerali. Una stima della Exxon Oil parla in un aumento delle estrazioni di minerali e di oli combustibili e gas del 35% entro il 2030. L’Africa è l’epicentro della ricerca dell’industria mineraria. Delle 10 grandi aree di scavo in via di completamento lo scorso anno, sette sono in Africa. Secondo Ernst & Young il gruppo minerario Anglo American ha stanziato 8 miliardi di dollari per campagne estrattive di platino, diamanti, minerali di ferro e carbone. Vale Brasile, uno dei più grandi gruppi minerari del mondo, ha detto che prevede di spendere più di 12 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni in Africa.

Che stia cambiando la geografia economica del mondo è risaputo. Del resto, da quando il “Celeste Impero” ha iniziato a competere sui mercato globali sono saltati gli equilibri che hanno dominato per un secolo l’Occidente.

Secondo la rivista “The Economist”, Ernst & Young ha recentemente suggerito che i Paesi sud africani come il Botswana, Mozambico e Namibia stanno diventando sempre più interessanti per l’insediamento di nuove attività estrattive.

La Cina, che ha investito massicciamente nelle miniere africane, assorbe gran parte delle risorse minearie del mondo con cifre davvero impressionanti. Secondo la relazione infatti Pechino usa il 53% di cemento del mondo, il 47% del minerale di ferro, il 46% del carbone e oltre il 40% dell’acciaio, piombo, zinco e alluminio. La perdita di enormi quantità di terreno, continua il rapporto, e lo sgombero delle popolazioni per far posto ai grandi insediamenti estrattivi, rischia di creare milioni di senza terra e affamato, una ricetta per fare esplodere i peggiori problemi sociali.

A tutto ciò, si aggiunge il fatto che l’acqua potrebbe essere un fattore limitante dell’espansione mineraria. Le maggiori compagnie minerarie infatti, conclude il rapporto, lamentano una diminuzione nella disponibilità delle risorse idriche il cui fabbisogno dovrebbe crescere invece, da qui al 2030, fino a 6.900 miliardi di metri cubi, perlopù sottratti all’agricoltura ed alle esigenze personali.

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