Ciaone Flat tax. Il governo del cambiamento aumenta le tasse sulle imprese. Di 6 miliardi

tassedi STEFANIA PIAZZO – Una delle ultime pagelle politiche realizzate dall’Agi meriterebbe un premio non solo giornalistico, ma dovrebbe far capire a chi massacra tutti i giorni l’informazione e riduce il sostegno all’editoria, che è grazie ad una stampa viva e sostenuta dalla Costituzione, che si riesce a decidere, valutare, scegliere e quindi votare consapevolmente.

L’ultima analisi è sulle parole del capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera, Luigi Marattin, che ha scritto l’8 dicembre su Twitter che “La manovra aumenta (in valore nominale) le tasse sulle imprese di 6,1 miliardi, e la pressione fiscale per la prima volta dopo 4 anni smette di scendere”.

Per quanto la manovra non sia definitiva, e l’Agi puntualizza su questo aspetto, non è che Marattin vada molto lontano dalla verità. Le tasse, in barba alla promessa di flat tax, aumenteranno, e tanto.

Da dove arrivano i 6,1 miliardi in più per le aziende? Lo dice l’Ufficio parlamentare del bilancio (Upb) nella sua analisi sulla legge di Bilancio per il 2019, presentata in un’audizione del 12 novembre dal presidente dell’Upb Giuseppe Pisauro di fronte alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Si legge :“la manovra di bilancio per il 2019 prevede misure quantitativamente e qualitativamente rilevanti sul reddito di impresa e su quello di lavoro autonomo dalle quali è atteso un aumento del carico tributario pari, complessivamente, a 6,1 miliardi nel 2019 e una riduzione dello stesso di 0,5 miliardi nel 2020 e di 1,8 dal 2021”.

La tabella allegata al testo dell’audizione, dice come si arriva fin lì, ricorda l’Agi. E la flat tax? Acqua di rose. L’aliquota del 15% per chi non fattura più di 65mila euro l’anno riduce la pressione di 331 milioni. Che lo Stato però va ad incassare aumentando la pressione da un’altra parte.

Ma le tasse sono scese davvero nel corso degli anni, come dicono tutti i governi durante il loro bilancio?

Per l’Istat siamo passati dal 43,1% del 2015 al 42,4% del 2016 e al 42,2% del 2017. Il governo Conte dice che si scenderà però al 41,8% (Documento programmatico di bilancio ).

Giusto perché non si dica che lindipendenza è faziosa e di parte, leggiamo l’Agi nelle sue conclusioni: “È vero però che, in base alle stime dell’Ufficio parlamentare del bilancio del 12 novembre, le tasse sulle imprese dovrebbero aumentare nel 2019 di 6,1 miliardi. È poi vero che, secondo le previsioni dello stesso governo contenute nel Documento programmatico di bilancio, la pressione fiscale complessiva dovrebbe non calare nel 2019 rispetto al 2018, mentre nei quattro anni precedenti era sempre diminuita”.
Vedete voi…
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3 Comments

  1. caterina says:

    Se tutte le Regioni fossero autonome nella gestione dei servizi ai cittadini compresa anche la facilitazione delle iniziative produttive, sarebbe il primo passo ma fondamentale per la razionalizzazione delle strutture centralizzate che oggi sono elefantiache nei costi e producono solo inefficiena… Perfino nelle decisioni strategiche, tipo vie di comunicazioni stradali ferroviarie ed energetiche non riescono a venirne a capo, e dovrebbero essere le uniche, oltre la sicurezza, di cui farsi carico con una pianificazione che tenga conto dell’evoluzione dei mercati interni ed internazionali… ma con uno stato accebtratore da centosessant’anni, e che e’ rimasto fossilizzaro nella sua idea accentratrici iniziale, non ci si puo’ aspettare niente di buono, anzi, solo retorica nell’enunciare e comitati d’affari, tipo mefiosi sottobanco..altro che efficienza!

  2. Enrico Ricci says:

    In Italia la sfiducia nelle istituzioni e l’indifferenza rispetto alle possibilità di migliorarle rischiano di diventare assai più acute che in altre democrazie dell’Europa. Il protrarsi della crisi economica e della politica è diventata tutt’uno con lo smarrimento dei suoi valori più profondi !
    Si paga la persistente inefficienza e debolezza cronica,la mancata coerenza delle nostre istituzioni sconta anche il corrompersi di una classe politica che ha abbandonato il senso autentico degli impegni assunti con il popolo italiano!
    Ritengo invece una necessità improrogabile uscire concretamente dalla stagnazione politica che non può essere procrastinabile,lo dimostra la concentrazione di tutti i livelli di governo nelle mani dello Stato,se da un lato entra in collisione con le diffuse propensioni a una tutela e a una promozione sempre più autonoma degli interessi di tipo locale, che ritengo determinante, sollecitando l’azione di governo verso configurazioni policentriche garantendo la possibilità di favorire la crescita delle autonomie regionali!
    A questo punto proponiamo con sempre maggior urgenza istituzioni di carattere federale che sappiano davvero articolare l’azione di governo secondo i valori,i bisogni reali del popolo togliendo la struttura elefantiaca,l’opportunismo partitico.,l’immaturità della classe dirigente, i veri governanti vengano alla luce !
    E’ difficile essere ascoltati,ma purtroppo nella realtà ogni giorno peggiora e le cose non sembrano destinate a migliorare,questo deve farci riflettere,basta con i saltimbanchi ed equilibristi della politica,istrionici e voltagabbana!
    Valutate,ma decidete !

  3. Vaudano says:

    Per ridurre l’incidenza della tassazione sul Pil bisogna ridurre l’incidenza della spesa pubblica.
    E questo, è sostanzialmente impossibile per l’opposizione del Mezzogiorno (a meno che non si aumenti ulteriormente il residuo fiscale a carico del Nord con una riduzione di spesa concentrata nelle regioni virtuose: se una simile ipotesi vi pare impossibile, riflettete sulla questione della gestione rifiuti ben rappresentata dalla Gabanelli).

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