Ciampi, traditore o eroe? Quando fu Monti a processare Azeglio e Amato: “Il punto più basso del governo. Distrutto un patrimonio”

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Articolo pubblicato il 24 settembre 1992 da Repubblica.

“QUELL’ ERRORE DI CIAMPI NELLA GUERRA DELLA LIRA”
MILANO – di Rinaldo Gianola – “Nelle ultime settimane non solo il governo, ma anche le Autorità monetarie hanno sbagliato alcuni passi”. Mario Monti, rettore dell’ Università Bocconi e uno degli economisti più autorevoli del nostro Paese, misura bene le parole, ma è chiarissimo che sul banco degli imputati, pur con tutte le attenuanti del caso, questa volta c’ è anche la Banca d’ Italia.

Proprio l’ atteggiamento tenuto da Via Nazionale, oltre che naturalmente dal governo, in questo settembre drammatico è apparso non privo di errori. Di fianco alla rappresentante in Italia della Bundesbank, Adelheid Sailer Schuster, con la quale si confronta sull’emergenza monetaria europea, Monti porta a fondo la sua analisi sulla svalutazione della lira. La definisce il “punto più basso toccato dal governo Amato” e osserva che “poteva essere evitata”. Poi l’ economista mette sotto i riflettori Via Nazionale: “Negli ultimi mesi la linea di fermezza nella difesa del tasso di cambio è stata ineccepibile e, secondo me, era ancora sostenibile. Tanto sostenibile da rendere evitabile la drammatica rottura del cambio: si poteva evitare di cedere così fragorosamente il 13 settembre”.

Che cosa si doveva fare allora? Secondo Monti c’ è stata, dapprima, “una sottovalutazione delle pressioni sulla lira e ci siamo fatti trovare impreparati nella gestione delle riserve” e poi “si potevano decidere altre misure invece della svalutazione”. Quali? “Ha fatto bene Bankitalia ad aumentare il tasso di sconto dell’ 1,75 per cento – precisa – ma bisognava anche alzare i tassi a breve senza limite come ha fatto la Svezia, naturalmente per un periodo limitato”.

Ma la difesa a oltranza del cambio della lira avrebbe potuto determinare il dissanguamento delle nostre riserve valutarie; come si poteva continuare così? “Abbiamo riserve in oro per 29.000 miliardi – ha sostenuto Monti – e si poteva lanciare un prestito internazionale in Ecu come hanno fatto l’ Inghilterra e poi la Svezia. In questo modo sarebbe stato possibile arrivare al 20 settembre, il giorno del referendum francese su Maastricht”.

Insomma per il rettore della Bocconi si poteva seguire un’ altra direzione. “E invece – dice – è stato distrutto un patrimonio importante di credibilità creato nel Paese negli ultimi anni soprattutto per merito delle autorità monetarie”. E’ stata persa un grande occasione, dunque, soprattutto perché, attesta Monti, “il governatorato Ciampi ha rappresentato una evoluzione fortemente positiva, dando al Paese una politica monetaria di mercato”.

Non è finita. La “contromanovra” di Monti contiene altri argomenti che vale la pena citare. Il governo Amato? “La mia impressione – dice l’ economista – è che abbia avviato un piano di risanamento senza precedenti, anche se discutibile. Poi ci sono i punti bassi: il caso Efim, la svalutazione, il giochetto imperdonabile sui titoli di Stato per il tetto dei 40 milioni ai fini dell’ assistenza sanitaria”.

Un’ altra critica: “Il governo negozia con le parti sociali questioni come le imposte e le tariffe che sono invece di competenza del Parlamento”. Applausi calorosi, naturalmente. Anche da parte della rappresentante della Bundesbank, che non ha perso occasione di ribadire che la banca federale tedesca “ha una politica indirizzata al mantenimento di un determinato obiettivo monetario. Non cerca di mantenere un certo livello d’ interesse oppure determinato tasso di cambio del dollaro. La Bundesbank non è un Istituto di congiuntura anticiclica”. La rappresentante della Banca centrale tedesca ha ricordato che “la funzione di àncora del marco tedesco nello Sme è stata acquisita soltanto grazie alla coerente politica di stabilità della Bundesbank” e ha chiuso ricordando come secondo la stessa Banca d’ Italia “senza il cambio stabile della lira, imposto dallo Sme, l’ inflazione nel ‘ 91 sarebbe salita all’ 11 per cento”.

 

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