Ciambetti: Renzi, reggimoccolo dei banchieri: 150mila licenziamenti come niente fosse

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Hanno scritto su Facebook…

di ROBERTO CIAMBETTI – Non vanno sottovalutate le affermazioni del premier Matteo Renzi sulla questione delle banche. Parlare di circa 150 mila licenziamenti in dieci anni in una nazione dove la disoccupazione, soprattutto giovanile, è una piaga aperta, attaccando tutto e tutti (tranne sé stesso) per aver sottovalutato la questione bancaria, dimostra che il Premier fa gli interessi di una precisa nicchia del mondo della finanza. In altre parole, Renzi non fa gli interessi del Paese ma di speculatori. Se pensiamo ai provvedimenti varati sulle Popolari, al modo in cui ha gestito la crisi di Banca Etruria, alla vicenda Monte Paschi Siena, vediamo che: l’azionariato diffuso e i risparmiatori sono stati vergognosamente penalizzati se non colpiti a morte; sono stati salvati i protagonisti dei crack bancari, fino ad oggi sottratti persino ad ogni provvedimento cautelativo severo; Monte Paschi, nonostante i miliardi di € versati continua ad essere una spina (in realtà un coltello da macellaio) nel fianco del sistema creditizio. Adesso, a questo elenco, s’aggiungono 150 mila lavoratori da mettere sulla strada.

Non dimentichiamo che in mezzo a questa confusione c’è chi ha guadagnato, e non poco, ad iniziare da certi finanzieri magari con sede a Londra che hanno potuto fare straordinarie speculazioni sui titoli delle banche. Alle banche e ai banchieri tutto ciò non basta: si vuole di più. Appunto 150 mila licenziamenti. Somma finale: cittadini, lavoratori, risparmiatori, spremuti fino all’osso, l’alta finanza festeggia e con poche briciole foraggia quel capo di governo e i suoi ministri burattini che pensano di essere protagonisti mentre son solo servi in una tragica commedia.

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