TOSCANA: QUANDO IL GRANDUCA VOLEVA UNA SUA CHIESA

di EMILIANO BAGGIANI

Pietro Leopoldo fu il primo vero Granduca di Toscana e come sappiamo riformò lo Stato Toscano in ogni ambito in senso progressista. Durante il suo Regno (1765-1790) il granducato conosce la fase più innovativa del governo lorenese, tanto da far diventare la Toscana un’avanguardia mondiale di civiltà, attraverso una solida politica agraria, che si accompagnava alle riforme del commercio, a quelle dell’amministrazione pubblica e della giustizia. E la riforma più importante introdotta da Pietro Leopoldo fu proprio l’abolizione degli ultimi retaggi giuridici medievali: in un colpo solo abolì il reato di lesa maestà, la confisca dei beni, la tortura e, cosa più importante, la pena di morte grazie al varo del nuovo codice penale del 1786 (che prenderà il nome di Riforma criminale toscana o Leopoldina). La Toscana divenne quindi il primo stato nel mondo a recepire i principi di Cesare Beccaria, fra i più importanti pensatori illuministi, che nella sua opera Dei delitti e delle pene raccomandava, appunto, l’abolizione della pena capitale. Ancora oggi la Regione Toscana ogni 30 Novembre celebra la sua festa ricordando questa data.[1]

Ma è poco conosciuto il fatto che Pietro Leopoldo fra le modernissime riforme che stava portando avanti in Toscana, divenuta laboratorio di progresso e civiltà, vi era anche quella di costituire una Chiesa Nazionale di Toscana.

La Toscana, storicamente, è stata uno (se non l’unico) dei territori dello stato Italiano in perenne contrasto con il potere temporale durante tutta la sua esistenza[2]. Il Papato, fin dalla costituzione del Ducato di Tuscia, ha sempre visto malvolentieri la presenza non molto lontano da Roma di uno stato indipendente politicamente che ha sempre cercato di inglobare. E’ assai probabile che anche il supporto che dette il Papato ai franchi in funzione anti-longobarda fosse stato influenzato, in qualche maniera, dalla presenza della “minacciosa” Tuscia Langobardorum alle porte di Roma.

La frattura fra la Toscana e il potere temporale è perdurata per tutto il medioevo nelle feroci e sanguinose lotte fra ghibellini (a favore dell’Imperatore tedesco) e guelfi (filopapali). I ghibellini in Toscana erano numericamente in maggioranza, ma furono sconfitti dalla potenza di Firenze, formalmente guelfa, in virtù di ben noti calcoli politici.  Dopo le lotte fratricide fra guelfi e ghibellini si assistette alla salita dei Medici alla Signoria di Firenze e all’ascesa politica della Toscana come potenza europea,  che per lungo tempo addirittura influenzò in maniera determinante le scelte della Curia Romana [3].

Durante il Granducato lorenese e, soprattutto, con l’avvento del Granduca Pietro Leopoldo, invece questa “antipatia” reciproca riemerse, “materializzandosi” con l’intenzione di creare una chiesa toscana totalmente indipendentemente da Roma. Per farlo, Pietro Leopoldo dette tutto il suo appoggio politico alla nomina di Scipione de’ Ricci a Vescovo della diocesi di Pistoia e Prato, di cui erano note le simpatie gianseniste[4].  Scipione, fiorentino, di famiglia nobile, aveva aderito alle idee gianseniste fin dalla sua ordinazione a sacerdote. Il Vescovo pistoiese, coadiuvato dall’abate e teologo Pietro Tamburini, cercò di uniformare la diocesi di Pistoia alla dottrina giansenista e con l’appoggio politico di Pietro Leopoldo fece un tentativo di allargare questa riforma a tutta la Toscana ponendo le basi di una Chiesa Nazionale Toscana[5].

Proprio nel 1786, nel mese di settembre, (quando stava per essere promulgata la riforma della giustizia toscana) il Vescovo Scipione de’ Ricci convocò a Pistoia un sinodo che sanciva di fatto la nascita di una  chiesa locale toscana ben distinta da quella di Roma. Un “blitz” religioso e politico mirato a staccare per sempre la Toscana dalle ingerenze dei Papi. Diversi furono i decreti[6] emanati dal sinodo che ricordano da vicino la Riforma Protestante di Lutero, specie per quanto riguarda la convinzione sulla “predestinazione” degli individui alla Salvezza. La volontà coraggiosamente riformatrice di Scipione de’ Ricci, avallata dal Granduca Pietro Leopoldo, di dare una religione di Stato alla Toscana, se fosse andata in porto avrebbe sicuramente rafforzato in maniera decisiva il sentimento nazionale, e di appartenenza etnica, dei Toscani, così come avvenuto nel caso della Chiesa d’Inghilterra. Invece già l’anno successivo il Papa Pio VI, intuendo il pericolo di uno scisma in Italia, impose un nuovo concilio a Firenze in cui gran parte del clero toscano si schierò contro le riforme di Scipione de’ Ricci e contro la costituzione di una chiesa toscana indipendente. L’ignoranza e la superstizione di larghe fasce della popolazione, fomentate ad arte, culminarono in un assalto da parte dei credenti pratesi alla sede vescovile di Prato, per via del discredito gettato sul culto della reliquia denominata Sacra Cintola.

Nel 1790 il Granduca Pietro Leopoldo, che aveva fino ad allora protetto ed incoraggiato Scipione de’ Ricci, venne richiamato a Vienna per diventare Re d’Austria ed Ungheria. Il Vescovo pistoiese rimase pertanto senza appoggio politico, considerato che Ferdinando III, Granduca successore di Pietro Leopoldo, lasciò cadere l’idea di una Chiesa Nazionale Toscana vista  l’energica reazione del Papa e timoroso dei tumulti di piazza.

Nel 1794 il Papa condannò formalmente il Sinodo di Pistoia con la bolla Auctorem Fidei, definendo le tesi approvate con termini rabbiosi e fuori dalle righe: «Scismatiche, erronee, sovversive della gerarchia ecclesiastica, false, temerarie, capricciose, ingiuriose alla Chiesa e alla sua autorità, conducenti al disprezzo de’ sacramenti e delle pratiche di santa Chiesa, offensive alla pietà dei fedeli, che turbavano l’ordine delle diverse chiese, il ministero ecclesiastico, la quiete delle anime; che si opponevano ai decreti Tridentini, offendevano la venerazione dovuta alla Madre di Dio, i diritti de’ Concilii generali». Queste parole trasudano tutto il timore che aveva il Papa che la Toscana potesse avere una “sua” Chiesa .

Nel 1799 Scipione de’ Ricci, rimosso dal servizio pastorale, fu obbligato ad abiurare le tesi approvate al sinodo di Pistoia e  costretto a ritirarsi a vita privata , conscio del fatto che Ferdinando III non voleva in nessun modo andare allo scontro col Papa. In conclusione, l’idea di costituire una Chiesa Nazionale Toscana fu un tentativo ambiziosissimo del Granduca Pietro Leopoldo di caricare con “ulteriori pesi” la già forte specificità etnica toscana; e l’etnia, come noto, si identifica anche con la religione professata. Un tentativo talmente ambizioso che forse, però, doveva essere gestito con maggiore oculatezza politica considerato quanto la reazione del Papa fosse prevedibile e scontata . Inoltre, i tempi assolutamente non consentivano una ingombrante secessione religiosa, nel delicato gioco di pesi e contrappesi a livello europeo. Come spesso capita nella storia rimane la curiosità di sapere se l’inglobamento della Toscana all’interno dell’Italia sarebbe stato così semplice anche con una chiesa nazionale propria.

NOTE

[1]Si legge sul sito della Regione Toscana : “Nata per ricordare una grande conquista di civiltà, l’abolizione della pena di morte avvenuta il 30 novembre del 1786 ad opera del Granduca Pietro Leopoldo, la Festa della Toscana rappresenta per la comunità un’occasione per riflettere e discutere sulle proprie radici di pace e di giustizia e trasmettere alle future generazioni viva memoria dei valori che rappresentano il patrimonio identitario della comunità toscana”.

[2]E forse continua anche adesso visto che nel contesto italiano i toscani sono noti universalmente come “mangiapreti”

[3]La potenza della Toscana all’epoca fu capace di cambiare anche la lingua “volgare” di Roma . Durante il Medioevo, il volgare parlato a Roma faceva parte dell’area linguistica meridionale e molto affine al napoletano. Dante Alighieri , nel De Vulgari Eloquentia lo definì addirittura la peggiore delle lingue italiane, classificandolo come tristiloquium, linguaggio sordido, condannando anche l’abitudine diffusa di darsi del tu. Nel ‘400 però, il volgare romano subisce il suo fondamentale cambiamento, la toscanizzazione, differenziandosi così in maniera netta dai dialetti dell’Italia centrale e meridionale. Il fenomeno, oltre che al prestigio indiscusso del fiorentino e dalla potenza dei Medici, è dovuto alla presenza a Roma durante il periodo rinascimentale, di una comunità toscana e filotoscana dai nomi illustri, tra i quali Leon Battista Alberti e Pietro Bembo.

[4]Il Giansenismo è una dottrina teologica che tentò di modificare il Cattolicesimo, elaborata nel XVII secolo da Giansenio (1585-1638), il quale fondò la sua costruzione teologica sull’idea che l’uomo nasce essenzialmente corrotto e quindi destinato a fare necessariamente il male, e che, senza la grazia di Dio, l’uomo non può far altro che peccare e disobbedire alla sua volontà.

[5]M.Verga – B.Bocchini Camaiani, Lettere di Scipione de’ Ricci a Pietro Leopoldo, 1780-1791, Firenze, L. S. Olschki, 1990

[6] Sulla fede: la professione di fede di Pistoia è ortodossa; si attacca però il culto del Sacro Cuore, ritenuto una adorazione illegittima perché separa e divide l’unica persona del Cristo, adorando l’umanità separata dalla divinità.

Sulla Chiesa: la Chiesa ha il compito di conservare il deposito della fede e della morale, la cui verità sta nell’antichità (le aggiunte posteriori sono false); la vera Chiesa è la comunità dei pastori di Cristo di cui il papa è soltanto il capo ministeriale;

Sulla grazia e sulla predestinazione: gli ultimi secoli hanno oscurato la verità, per cui bisogna ritornare all’antichità, in particolare alla dottrina di sant’Agostino;

Sui sacramenti: come Trento, riconosce il numero di sette, e per ognuno ne stabilisce la dottrina: battesimo: il sinodo si sofferma in particolare sul battesimo dei bambini, obbligatorio entro le 24 ore dalla nascita, anche senza il consenso dei genitori;

Eucarestia: si evitano le discussioni per spiegare la presenza reale (non si parla mai di transustanziazione); si abolisce la comunione eucaristica fuori dalla messa; si introduce la lingua volgare e la lettura ad alta voce delle preghiere della Messa;

Penitenza: il sinodo, sulla scia del Ricci (che pensava ad un’unica confessione nella vita, come nella chiesa antica), si mostrò molto rigorista;

Estrema unzione: il fondamento è la lettera di Giacomo; per il sinodo, la dottrina attuale (il sacramento si deve ricevere solo alla fine della vita) è un abuso posteriore introdotto nella Chiesa; ordine: il sinodo ne parla a lungo, lodando il Granduca Leopoldo per le sue riforme in questo campo;

Sulla preghiera: il sinodo mette in guardia dalle false devozioni (Sacro Cuore, Via Crucis), regola le altre (specialmente quelle mariane), condanna l’adorazione di false immagini miracolose, obbliga a togliere dalle chiese ogni immagine o statua che non siano quelle che fanno riferimento ai misteri di Cristo; si sopprimono gli altari laterali nelle chiese;

Sul culto pubblico: onori al sovrano, ufficio dei defunti ogni domenica in parrocchia, riforma del breviario, riduzione delle novene, delle processioni, delle feste; trasferimento delle feste in domenica.

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7 Comments

  1. Sharman* says:

    Okkio a non cadere nell’agiografia: Leopoldo abolì la pena di morte nel 1786, ma la reintrodusse nel 1790.

    Quanto alla chiesa, e in generale alle religioni istituzionalizzate, è ovvio che non sia altro che uno strumento del Potere. Quindi non si può certo avere una religione di stato, ammesso che la si voglia come strumento di potere, eterodiretta da altri.

    La chiesa romana crollerà con l’Italia. E’ tenuta su dalle tasse italiane e da tutti i privilegi e da tutta la pubblicità che le viene offerta dallo stato italiano, e da stati stranieri da sempre interessati alla sottomissione dei territorii attualmente italiani, specialmente quelli padani che potrebbero mutare la geopolitica europea.

    Per questo è impossibile essere indipendentisti e cattolici romani nello stesso tempo.
    E’ d’altra parte certo che caduta l’Italia e sorte altre entità nazionali la chiesa romana continuerà a fare il suo solito e antico ruolo di prostituta: cercherà di accreditarsi come indipendentista, soprattutto come se fosse sempre stata indipendentista, cercherà di salire sul carro del vincitore e offrirà i suoi servigi ai poteri che emergeranno, i quali accetteranno conoscendo bene le capacità di manipolazione delle masse che la religione compie, non si priveranno di un tale strumento. E alè.. altro giro di giostra.

    • luigi bandiera says:

      E ripetiamola:
      capitribu’ e stregoni da sempre hanno governato il popolo.

      Quando ci fu il conflitto lega vaticano io avevo suggerito, ovviamente ignorato: fate come fecero gli inglesi. Una chiesa vostra.

      Il perche’ sta nel fatto che ho da un bel po’ di tempo esternato invano e cioe’… CAPITRIBU’ e STREGONI… ecc..

      Poi basta leggere bene il presente per aver in mano il passato e il futuro.

      Il principio e’ che, tu mi contrasti con la tua religione..??

      Beh, io me ne faccio una anch’io e si parte dal principio che CHIODO SCACCIA CHIODO..!

      Si usa in pratica la stessa arma visto poi la sua potenza devastante.

      Amen

    • liugi says:

      La Chiesa Cattolica non è crollata con l’Impero Romano. Figuriamoci se sarà anche solo scalfita dal default italiano.

      Se, eventualmente, la Chiesa cattolica dovesse orientarsi verso l’indipendentismo, tanto meglio. L’obiettivo è arduo e non possiamo permetterci di fare gli schizzinosi scartando alleati politici. A maggior ragione perché, nell’Europa cattolica, chi si mette contro la Chiesa perde sempre.

      • luigi bandiera says:

        E’ vero.

        Quando ripeto come un ritornello che capitribu’ e stregoni (non solo i preti per intenderci) hanno governato il popolo, mai stato sovrano e mai lo sara’, e’ proprio per sottolineare che se si e’ capitribu’ si ha bisogno degli stregoni. Ovviamente vale anche il viceversa.

        Oggi, pare, ma basta leggere i fatti per capirla meglio, che questo perenne principio non conti..!

        Punto di appoggio, leva e manovratore… per sollevare il mondo.
        I tre punti cardinali o le tre Ave Marie.

        Noto e non mi rallegro, che stiamo per distrarci ancora.

        Tanto, l’homo, mai stato sapiens sebbene vada sulla Luna, non sa fare altro: costruire torri di Babele…
        per poi, quando cadra’, ricominciare… e non arrivera’ MAi li’ nel suo obiettivo sognato..!

        Pero’ dai, lasciamoli sognare dato che ancora il sogno non e’ tassato e nemmeno vietato.

        Sin salabinladen a breve sara’ santo.

  2. Filippo83 says:

    “La Toscana, storicamente, è stata uno (se non l’unico) dei territori dello stato Italiano in perenne contrasto con il potere temporale durante tutta la sua esistenza”
    Il che dimostra che la Repubblica Veneta NON era uno stato italiano, visto che lungo tutta la sua storia fu in perenne contrasto (e parliamo di guerre e scomuniche, mica di parole al vento) con lo Stato della Chiesa.

    • Filippo83 says:

      P.S. L’idea d’una chiesa nazionale veneta venne al Sarpi già intorno al 1600. Avanguardia dimenticata…

    • Emiliano Baggiani says:

      caro Filippo83 prendo nota di quanto dici e chiedo venia in quanto il rapporto fra gli stati indipendenti pre-unitari e la Chiesa è un argomento di studio, interessante, da approfondire, ma che per ora , almeno personalmente, ho limitato alla Toscana (e tra l’altro è un aspetto ben poco conosciuto , e valutato , agli stessi storici della Toscana) . Bada bene alle parole : parlo di “territori dello stato italiano” (a cui purtroppo appartengono veneto e toscana), non di italianità ne tantomento di etnicità italiana.
      C’è da dire che ” a naso” la Toscana doveva rappresentare per il Papato un problema (strategico-militare) non di poco conto vista la vicinanza del granducato all’urbe .
      La riforma di pietro leopoldo , grande progressista , può essere assimilabile alla riforma protestante di Lutero che, come sappiamo, fu avallata dai Principi tedeschi in funzione anti-papale .Rivalutiamola in questo senso .

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