“Chiediamo aiuto a Berna” 3/ Luce, 1894: perché a Roma non costa un soldo?

sb10063543m-001di B.GALLI VALERIO – Aproposito di decentramento e di luce elettrica, accenniamo al fatto che l’appaltatore delle locali carceri
volendo mettere a proprie spese la luce elettrica nelle celle, dovrà rimandare a chissà quando il compimento di questo suo buon proposito costretto ad attendere da Roma il bene placito di quegli altissimi signori che seggono su tutte le cose nostre.
Per attuare un progetto che torna di utile al servizio carcerario senza alcun aggravio finanziario dello Stato ha dovuto far redigere apposita perizia, trasmetterla al Ministero e dovrà attendere magari un qualche anno prima che S. E. gli accordi il permesso; quando a scopo di economia, non venga prima inviato da Roma qualche pezzo grosso, con profumata trasferta, a constatare che la luce elettrica è più sicura e più igienica del lume a petrolio.

 

Il bello si è che il Governo non è chiamato a mettere fuori un soldo, che il fabbricato delle Carceri è comunale e che l’impianto elettrico funziona regolarmente in città da oltre un anno! Arrivederci se si trattasse di spendere un baiocco! Possibile che con un Tribunale,
una Prefettura ed un Genio Civile in luogo, non si trovi persona che possa porre quel visto al progetto senza ricorrere a Roma?

Dalle Cronache di Sondrio-La Valtellina del 13 ottobre 1894

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