“Chiediamo aiuto a Berna…” 1/ L’Idea federale: da La Valtellina del 20 agosto 1892!

federalismodi B. Galli Valerio* – In mezzo al delirio centralizzatore che negli scorsi anni parve manifestarsi in pressoché tutti i governi, fa piacere il rilevare come l’idea federale non sia scomparsa per sempre, ma stia anzi per scaturire più brillante di prima. Troppi ricordi di grandezza e di benessere sono legati a quest’idea perché si giunga a distruggerla. Se questo sentimento fosse morto, dovremmo disperare dell’avvenire, disperare di ogni miglioramento economico
sociale. Le democrazie, slanciate spesso in campi troppo ideali, o, per loro natura centralizzatrici, come asserisce il Proudhon, non avevano mai posto come loro programma il discentramento. Ma da qualche anno l’idea federale, rimasta per così dire allo stato latente, getta qua e là nuovi sprazzi di luce aprofittando dei danni immensi prodotti da una sfrenata centralizzazione. L’impero Austriaco riesce a tener riuniti gli svariati elementi che lo compongono concedendo le diete. La Germania in preda all’accentramento prussiano dal 1870 in poi, domanda vivamente che il nome di confederazione non finisca per diventare un nome vano. L’Inghilterra dopo una lunga lotta con l’Irlanda che domanda il self – government è oggi sulla via di concederlo. Gli Stati balcanici non sperano la loro salvezza se non in una federazione, e la Russia serrata fra dispotismo centralizzatore e nichilismo discentratore, tiene i suoi occhi rivolti allo stendardo Svizzero, allo stendardo federale.

 

Persino nella lontana Scandinavia il vulcano federale si è aperto e la Norvegia domanda di essere confederata, non suddita della Svezia. Spagna e Portogallo travagliate dalla crisi economica veggono risorgere il partito che aspira a una confederazione iberica. In America , gli Stati Uniti aumentano
sempre più il loro discentramento; gli americani del Sud aspirano pure ad un sistema federale che li strappi all’anarchia. In Italia, quando un governo centralizzatore per eccellenza, fece nascere, come ben era naturale, la reazione, si videro uomini appartenenti a tutti i partiti chiedere a grandi grida il discentramento. Il Ministero che succedette si fece interprete di questi sentimenti, e invitò le autorità a studiare il discentramento su larga base. Se il tempo o la volontà mancassero, non sappiamo, ma è certo che ancor oggi l’Italia attende. E ne è prova il voto testè espresso dai sindaci in Ancona, voto ancor
più solenne perché parte da uomini che meglio di tutti possono conoscere le condizioni del paese.

 

Questo voto ci ha rallegrati perché ha dimostrato che le antiche idee di libertà comunali, di quelle libertà che fecero grande e ricca l’Italia, non sono morte né morranno mai. Noi abbiamo salutato questo voto con gioia perché ci conforta a sperare in un migliore avvenire. Lasciamo che la Francia si dibatta nella sua centralizzazione eccessiva che già le fu tante volte funesta, lasciamo alla Francia il vanto di avere un Parigi che comanda e cento città in cui ogni vita politica è morta, e rivolgiamoci alla Svizzera a questo paese modello ove ogni giorno il vessillo federale lotta con vantaggio contro la mania centralizzatrice di Berna, rivolgiamoci alla Svizzera, e cerchiamo, in quanto ci è possibile, di imitarla.

 

*Il primo e unico articolo firmato, L’Idea federale – è del dottor Bruno Galli Valerio. Nato in provincia di Como nel 1867, laureato in Medicina e in Veterinaria, Bruno Galli Valerio insegnò fino al 1897 alla scuola veterinaria di Milano. Nel 1897 fu chiamato all’Università di Losanna come professore ordinario di Igiene e Parassitologia, incarico che lasciò nel 1937 per raggiunti limiti di età. Uomo di grande cultura (parlava e scriveva correttamente in italiano, francese, tedesco, inglese e spagnolo) lasciò oltre 400 scritti di carattere scientifico e numerosi articoli dedicati alle escursioni sulle montagne della Valtellina, sulle quali trascorse le sue vacanze tra il 1888 e il 1914. Grande alpinista, instancabile camminatore e attento osservatore di tutto ciò che la natura gli offriva, «come il padre,
amava la natura, la musica, la poesia, la pittura, ma soprattutto amava moltissimo la libertà». Morì a Losanna nel 1943. Queste note biografiche sono tratte dalla presentazione del volume Punte e Passi di Bruno Galli Valerio che il Cai di Sondrio ha pubblicato nel 1998 per onorare la memoria dell’autore.

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