Chiamatelo Bambin Tabù

presepedi PIERO LA PORTA – L’esame d’un paio di fatti correnti la dice lunga sulla qualità dei veleni che gocciolano sulle nostre sfilacciate radici cristiane. La prima notizia, giorni fa, è schizzata da uno schermo all’altro: una maestra elementare di Como ha sostituito la parola “Gesù” con “virtù” in un sonetto natalizio. Vado a controllare quale sia il sonetto e riconosco una strofa che porta indietro di quasi mezzo secolo: “Fammi crescere i denti davanti, te ne prego Bambino Gesù…”. È una canzone dello Zecchino d’Oro, anno 1962, quello di Mago Zurlì, per chi ha età e voglia di ricordare le rime che si baciano con la semplicità dei bimbi all’asilo. Col Natale tuttavia non ha nulla a che fare. Subdolo. La canzone nomina il Bambino Gesù, ma solo per esigenze di rima: “Sono due, ma mi sembrano tanti /son caduti e non crescono più”; “questo dono ti chiedo soltanto/ e i capricci non farò mai più”.

Dopo tutto se Mago Zurlì avesse inoculato il “Bambino Virtù” nel 1962, tanto per mantenere la rima con “più”, non avrebbe fatto nulla di male. Un “bambino virtù” e persino un “bambino dudù” sarebbero stati verosimili, quali innocenti personaggi d’una favola, dotati del magico potere di far ricrescere all’istante i denti perduti. Sì, a pensarci, dudù sarebbe stato persino più gradito alla nostra fantasia, già catturata da una magica e innocente canzonetta della indimenticabile Marisa Del Frate, la quale, con l’ondeggiante dudù-dudù dudù-dudù, evocava una pioggia di ghiotte e tuttavia (a quel tempo) rare caramelle. Dudù Bambino, quindi, poteva essere plausibile già quarant’anni fa, alla stregua della credibilità che taluni oggi accreditano a Bambino virtù.

Ma infine l’esigenza concerneva un fonema bisillabe, tronco, con la u accentata. Ma, allora, suvvia, bando alle reticenze; ne abbiamo
uno sottomano per la nostra brava maestra interetnica, un termine interetnico a sua volta, sulfureo quanto basta, con un’eco psicanalitica che più laica non si può. Qual è? Ma dai… è semplice: Bambino Tabù. Dite la verità, non ci avevate pensato. Bambino Tabù rispetta, anzi fortifica la correlazione fra «tabù» e «sacro», quella individuata nelle sue “Polynesian Researches”, nel 1829 da W. Ellis.

Chi smaniasse, può assicurarsene una copia al modico prezzo di 580 sterline presso la Chelsea Gallery, a Londra, in Kings Road, per avere conferma che «tabù» è direttamente correlato al senso del “divino”. Bambino Tabù dunque è politicamente corretto, tanto corretto, sicuramente più corretto di Bambino Virtù. Noi non crediamo che nelle affaticate sinapsi, a tergo della madida ed inutile fronte della maestra comasca, si sia palesata una scelta angosciosa ovvero una correlazione fra “Gesù” e “tabù”. Essa voleva un grimaldello per scardinare la nozione cristiana dagli spazi (dis)educativi in cui le è conferita autorità monocratica sui bambini che le sono affidati. Una missione molto semplice, come quella di un killer incaricato d’uccidere una vittima a lui sconosciuta. Non occorre che egli sappia alcunché del malcapitato, se non l’indispensabile che gli consenta di porlo sulla traiettoria della sua pistola. Tale è la nozione di Gesù per costei.

Quella cosiddetta maestra ha un bel dire del suo rispetto per la sensibilità dei non cattolici: essa presume di possedere sulle coscienze dei bambini la medesima autorità che consente a un direttore di prigione la censura sulle lettere dei mafiosi sottoposti al 41-bis. Il laico rifletta sulla qualità che questa Repubblica annette alla libertà di insegnamento. In quanto ai credenti, questo episodio evoca le parole di Simeone, il quale, quando accorse al Tempio, dove il Bambino veniva presentato da Giuseppe e Maria, rivolgendosi ai genitori, profetizzò: «Egli è (…) segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori». E se con una canzoncina del 1962 ha potuto tanto… Il secondo episodio ha per protagonista un vescovo. Non è uno qualunque, è il vescovo di Pisa, Alessandro Plotti. Vi sono innumerevoli religiosi che operano notte e giorno nei giardini del Signore, hanno missioni e anime da seguire incessantemente; ma nessuno sa nulla di essi.

Ce ne sono altri come questo che oscillano fra la sede vescovile e i palazzi del potere. Si direbbe che non abbiano altra occupazione che parlare con i potenti, avendo al seguito sempre un cronista e un fotografo, una telecamera, pronti a immortalarne detti e gesta. C’è pure un truccatore, per le idee. Il 25 dicembre – giorno della nascita di Virtù- Dudù-Tabù-Gesù Bambino – monsignor Plotti  andò a dir messa in carcere, a Pisa. Plotti, nel carcere di Pisa, presente il Sofri, riversò all’Ansa il suo verbo: «Credo che la maggior parte dell’opinione pubblica sia favorevole alla concessione della grazia ad Adriano Sofri». Poi osservò piccato che vi sono persone che manifestano la loro contrarietà alla grazia in maniera «molto aggressiva»…

 

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Sono costretto a ripetere:
    l’intellighenzia occidentale e’ MALATA.
    Non vedo una cura giusta ad oggi.
    Sara’ una ” Caporetto ” e basta.

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