“Lei non sa chi sono io”. Quando la divisa fa ancora la differenza

di ANGELO PELLICIOLI

A chi non è mai capitato di incappare nello zelo (che spesse volte rasenta la paranoia) di un pubblico funzionario, di un magistrato, di un prelato, di un vigile, in altre parole di trovarsi davanti ad un anomalo comportamento da parte di una persona che, sia pur per motivi e ragioni diverse, indossa una divisa o riveste un posto di rilievo, spesso dominante, nei confronti della popolazione? In questi casi si resta sempre e comunque male di fronte all’arroganza ed alla prepotenza di chi, sfruttando il suo “rango professionale”, si dimentica che questo gli viene sempre conferito dalla collettività,  affinché egli svolga al meglio l’incarico pubblico cui è preposto.

Ben inteso, non è certo il caso di generalizzare, ma ai giorni nostri sono sempre di più i casi di vessazioni perpetrate da chi è designato a svolgere un ruolo di pubblico interesse, nei confronti della collettività. Un notevole ruolo, in merito a queste faccende, lo gioca, come al solito, la burocrazia; che con i suoi innumerevoli tentacoli di piovra omnidivoratrice da una parte e con le debite coperture che essa garantisce dall’altra,  permette a tali personaggi di porre in atto comportamenti, talvolta aberranti, spesso pretestuosi e, quasi sempre,  del tutto incivili. E non si parla, si badi bene, della solita multa appioppata dal solerte vigile per divieto di sosta o per un infrazione al codice della strada che, quando è fondata, si trangugia, se pur a malincuore e col dovuto mal di pancia. Nossignori, qui il discorso va ben oltre. Si parla di comportamenti tanto anomali, quanto deprecabili dove il “lei non sa chi sono io!”, quand’anche non espressamente pronunciato, è più che mai sottinteso.

Ma ci sono anche le mosche bianche! Coloro cioè (ma sono in nettissima minoranza) che svolgono il loro servizio pubblico non solo con solerzia e puntuale senso del dovere, ma anche con la razionalità e la comprensione necessaria per distinguere il potere dal servizio. Ecco, in proposito, due casi che ci sono vengono  segnalati da comuni cittadini avvenuti, in questi giorni, in due cittadine bergamasche, di oltre 10.000 abitanti: entrambe governate da Lega e P.d.L.  (in un caso, con l’appoggio di liste civiche).

Primo caso, Città di Alzano Lombardo: una cittadina richiede, via telefono, all’ufficio di polizia urbana,  un’informazione  concernente una pratica di occupazione spazi ed aree pubbliche, per lavori di ristrutturazione di un appartamento. Risponde la segretaria del comandante, la quale invita la cittadina a fornirsi dei moduli di richiesta, reperibili anche via internet ed a far pervenire tale richiesta, anche via fax, corredandola di alcune fotografie. E fin qui tutto regolare. Ma non si sono fatti i conti col comandante; il quale eccepisce subito, smentendo la sua segretaria, che le foto devono essere prodotte in originale e che perciò la domanda deve essere inoltrata direttamente all’Ufficio, ed alla sua presenza. Occorre poi che la cittadina indichi con precisione millimetrica quali spazi pubblici intende occupare (non bastando la mera indicazione della metratura in metri quadri), e pure indicare quali e quanti parcheggi sulla strada la medesima vorrebbe occupare. E questo nonostante che tutte queste informazioni siano già contenute nella domanda inviata. A questo punto necessita quindi un incontro diretto col comandante. Ciò che la cittadina mette subito in atto. Ma, una volta giunta in presenza del capo dei vigili urbani, la malcapitata si sente aggredita verbalmente da chi, anziché spiegare a dovere, impone il suo dictat , giusto o sbagliato che sia, e non vuole sentire ragioni.   Anzi prima dell’uscita la malcapitata si sente pure dire che, in ogni caso, i vigili si recheranno sul posto per rilevare eventuali infrazioni (loro dovere certo), perentoria affermazione addirittura una settimana prima dell’effettiva occupazione dell’area pubblica. Pare che il comandante non sia nuovo a comportamenti del genere. Che non voglia mai sentir ragioni lo sostengono anche altri cittadini incappati in contravvenzioni per presunti abbandoni di rifiuti in strada (quantunque in presenza di ponteggi ostacolanti il loro regolare deposito) e per ipotetici divieti di sosta di vetture su spazi comunali (durante le operazioni di carico e scarico di materiali relativi ad una manifestazione culturale regolarmente autorizzata dall’amministrazione).  Un domanda sorge spontanea ai cittadini alzanesi: ma il Sindaco e la Giunta che, da anni sono al corrente di tali inusitati comportamenti, come mai non intervengono? Come mai fanno finta di non vedere o di non sentire?  Fino a che punto ritengono che le tutele sindacali possano prevalere  su questi scorretti comportamenti perpetrati a danno dei cittadini?

Secondo caso, Città di Seriate: un cittadino, percorrendo di notte in auto la strada statale della Val Cavallina che attraversa il paese,  incappa in una serie di buche che gli procurano seri danni agli ammortizzatori. La competenza è dell’ANAS, la quale, dopo le rimostranze scritte della cittadina volte alla richiesta di risarcimento dei danni subiti, risponde lavandosene le mani, adducendo che la strada era in  buone condizioni.  Un vigile del comando di Seriate viene però in soccorso della cittadina, dicendosi disponibile a  redigere un verbale dal quale risulti chiaramente che le buche c’erano ed erano di profondità tale da poter causare non solo danni materiale ai veicoli, bensì anche minacciare l’incolumità delle persone  transitanti. Una mosca bianca? Può darsi. Ma questo dimostra, ancor più, la differenza che esiste fra chi, per puro spirito di servizio viene in soccorso del cittadino e chi, invece, fa di tutto per creargli inutili ostacoli burocratici facendosi scudo della propria autorità. E dimostra altresì che due amministrazioni, entrambe centro-leghiste (quelle che cioè si tacciano, più di altri, di far propri gli interessi dei cittadini padani) abbiano due comportamenti così dissonanti fra loro.

Il cittadino prende atto, osserva e medita attentamente,  anche con riferimento agli imminenti appuntamenti elettorali.

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8 Comments

  1. luigi bandiera says:

    E chi mette la multa al vigile..??

  2. Roby says:

    Purtroppo è una questione culturale: da una parte il potere costituito, coloro che non vivono il mondo reale ma si confrontano solo con la logica del pubblico e del cappello in testa, dall’altra parte i cittadini che hanno idee e tra queste e la loro realizzazione trovano l’autorità che pretende di dirgli cosa e giusto e cosa no.

    Vengo da un botta e risposta con un sindaco della zona, ex-onorevole non certo di sinistra, persona equilibrata e stimata. Gli ho fatto notare che stamattina 3 dei suoi vigili erano nascosti col laser tra le auto in sosta per multare chi andava troppo forte e mi viene risposto che fanno prevenzione.

    La mia risposta è che la prevenzione si fa mettendosi bene in vista e, nel caso, fermando subito i contravventori, non lascinadoli girare per 4 mesi in attesa che la multa gli arrivi a casa: i vigliacchi si nascondono. E fanno solo cassa.

    Attendo considerazioni dalla controparte.

  3. lucafly says:

    Che fa di Cognome il comandate di Alzano Lombardo ????

  4. Roby says:

    Altro che abolire le armi d’assalto, bisognerebbe armare ogni cittadino. Il vigile di certo
    1) a Bronte non si comporterebbe così o nel caso verrebbe poi colato in un pilastro alla prima autostrada
    2) di fronte a un AR-70 non urlerebbe tanto ma manterrebbe un contegno dignitoso.

  5. valter ottello says:

    anke senza divisa c’è qualcuno , anzi qualcuna fuori di testa > la moglie di BERSANI ….. non so cosa gli abbia risposto a ” LEI NON SA KI SONO IO ” ma da parte mia un sonoro > VAFFANCULO < nessuno me lo avrebbe fermato .. anzi ….. riportaelo da parte mia …. keffigura dimmerda !!!!!!

  6. Io comincerei a preoccuparmi di ben altro che degli “appuntamenti elettorali” taliani, io mi guarderei dall’attraversare la strada…

  7. Roberto Porcù says:

    Non c’entra che le due giunte siano dello stesso colore, dipende dalle persone e dalla loro “formazione culturale”.
    Dipende anche dal rispetto che esse hanno per lo Stato mammasantissima che si è inventato tanti di quei paletti che chi vuole può agevolmente non fare nulla ed altri tenere in cos’ poca considerazione il soggetto da agire secondo buon senso infischiandosi delle sue manzoniane grida.

  8. San Marco par forza says:

    Manca nella repubblica Italiona un’Autority formata solo da cittadini che sanzioni e nei casi gravi licenzi i dipendenti pubblici e i burocrati di ogni ordine e grado.Spesso questi burocrati anzichè fare il loro dovere vessano e tartassano coloro che in ultima analisi sono i loro datori di lavoro.Una democrazia che non controlla i controllori è destinata alla rovina,l’Italia ormai è comandata da questo grande esercito di burocrati e parassiti che pretendono di normare anche l’aria che si respira,costruiscono dei gulag per esserne i kapò.

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