Chi se ne frega di Mineo. Farage&Grillo con gli scozzesi?

di GIOVANNI D’ACQUINO

Hanno appena finito di commemorare Enrico Berlinguer, il comunista diverso, il comunista che quasi quasi preferiva anche la Nato, il comunista dell’eurocomunismo e dell’unificazione europea. E poi che accade? Appena alzi la testa e fai il dissidente, te ne devi andare. La vicenda di Corradino Mineo, e con lui degi 14 senatori del pd che si sono autosospesi per l’avvicendamento Mineo-Chiti in Affari costituzionali, agita il governo. Sulle riforme Renzi deve fare i conti, e lo si sapeva, si aspettava solo il momento giusto, con la propria opposizione interna. Finite le europee, finiti i ballottaggi, non troppo a dire il vero da “stai sereno”, e dopo l’imboscata di ieri sull’emendamento delle Lega (suggerito da Forza Italia, non c’è dubbio, non è tutta farina del sacco dell’eccellente presentatore Pini), con i franchi tiratori del Pd sbilanciati sulla responsabilità civile dei magistrati, la girandola dei riposizionamenti parlamentari entra nel vivo.

Ci sono gli ex grillini, già pronti, ora ci sono gli ex piddini, e i dissidenti di Civati. Quanto basta per tentare di fare gruppo e di insidiare i percorsi di Renzi. Da una parte, si rafforza la posizione di Berlusconi, dall’altra ci si impantana verso riforme da larghe intese.

I senatori espulsi dal Movimento cinque stelle lanceranno infatti il nuovo gruppo “Italia lavori in corso” dove, salvo imprevisti, confluiranno in 11: ovvero i 14 epurati meno Fabiola Anitori (che aderisce alla componente Gap), Marino Mastrangeli (che continua a sentirsi parte e a votare in conformita’ col M5S) e Paola De Pin, che gia’ a ottobre voto’ la fiducia al governo Letta. Capogruppo, secondo quanto riporta il Velino,  Luis Orellana, che potrebbe essere affiancato nel ruolo di vice da Francesco Campanella. Ed è proprio questo il principale punto di contatto coi democratici “ribelli”: Campanella, “a sua volta componente della commissione Affari costituzionali, è infatti assai vicino alle posizioni di Mineo, ha votato il ddl Chiti e firmato gli emendamenti della minoranza Pd e di Sel (e viceversa) al testo di riforma del governo”.

I  civatiani  fra i 14 dem auto-sospesi sono  quattro: Felice Casson, Lucrezia Ricchiuti, Walter Tocci e  Mineo. Fuori della partita sarebbero invece gran parte degli altri “ribelli” a cominciare da Vannino Chiti, uomo di partito per eccellenza. Ovviamente, a breve termine, la speranza comune dei democratici è che la frattura col gruppo (e il partito) si ricomponga, considerato anche che la spaccatura nel Pd rischia di consegnare di fatto una golden share a Silvio Berlusconi sulle riforme.

Ma alla gente poco interessa delle sorti di Mineo e della corrente contraria alla linea di Renzi. E’ passata in sordina un’altra notizia, che vale un bel pacchetto di voti e di consenso. E di indipendenza.

Il referendum sul blog di Grillo ha decretato la vittoria di Farage. Alla fine i 5 stelle nel Parlamento europeo andranno con l’Ukip. I votanti sono stati 29.584: per il gruppo EFD di Farage hanno votato 23.121, per l’Ecr 2.930, per i ‘Non iscritti’ 3.533. Ma il dato finale è notevole. Farage va a insidiare in casa della sinistra britannica, Scozia compresa, l’esito del voto del prossimo anno per il parlamento inglese e di certo non si schiererà contro coloro che intendono portare avanti in autunno il referendum per l’autodeterminazione della Scozia.

In questo senso, l’alleanza con i grillini diventa interessante. In Italia, e al Nord, la posizione di Grillo rispetto al referendum veneto, al processo di autodeterminazione dei popoli, quale sarà? Convergerà per coerenza con i movimenti antieuropei che cercano di smarcarsi da Bruxelles, visto che i grillini si sono alleati con Farage, uomo antisistema per eccellenza, oppure preferiranno stare a guardare, alimentando la convinzione di essere la terza gamba, quella più movimentista e giustizialista, del Pd renziano in affanno con i suoi Mineo e Civati?

Farage starà con gli scozzesi e quindi con lui anche Grillo? E i 5 Stelle, da settembre, potranno iniziare a insidiare ed erodere lo spazio della battaglia per le autonomie agitata da qualcuno come la Lega?

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2 Comments

  1. Marco says:

    Ma che stai a dì. Farage odia gli indpendentisti scozzesi. E gli indipendentisti scozzesi non sopportano Farage. Cosa mi tocca leggere…

  2. Cichinisio says:

    Lo UKIP è convintamente unionista e sostenitore del “no” all’indipendenza della Scozia. Peraltro, trattandosi di questione interna al Regno Unito, ciò è del tutto irrilevante ai fini delle relazioni con il M5S in seno al gruppo EFD.
    Un articolo del tutto surreale.

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