TRUFFA E RICICLAGGIO: ORA INDAGA ANCHE PROCURA DI GENOVA

di REDAZIONE

Sull’ipotesi di utilizzo indebito dei fondi della Lega Nord indaga anche la procura di Genova, che ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando i reati di truffa ai danni dello Stato e riciclaggio. L’indagine della procura di Genova è partita da una intercettazione telefonica in cui Francesco Belsito dichiara di avere dato 50mila euro all’attuale segretario ligure della Lega Nord Francesco Bruzzone per un posto nel cda di Fincantieri. 

 

Dalla prima lettura delle carte tra cui l’acquisizione di alcuni documenti bancari e l’interrogatorio di Paolo Scala, l’uomo d’affari indagato assieme a Belsito e al consulente d’impresa Stefano Bonet, i pm hanno effettuato una prima ricostruzione del giro che avrebbero fatto i soldi investiti all’estero  dalla Lega Nord. Da quanto si è potuto capire 1,2 milioni di euro sono stati investiti presso un fondo cipriota da cui poi, quando la vicenda è uscita tra molte polemiche sulla stampa, sono stati riportati in Italia circa 850 mila euro. Diversa sarebbe stata la strada presa dagli altri 4,5 milioni di euro prelevati dalle casse della Lega: il tentativo sarebbe stato stato quello di effettuare un investimento in una banca in Tanzania dove sarebbero rimasti però congelati e poi ‘respinti’ dallo stesso istituto di credito o per le preoccupazioni in quanto la vicenda era già uscita sui giornali, o per i sospetti su una operazione non trasparente.

 

Chi altro sapeva nella Lega? Quanti sono quelli che conoscevano i «costi della famiglia» e non hanno denunciato nulla, perché faceva comodo andare avanti con quella situazione? Quanti, nel cerchio magico/malefico ormai diventato cerchio tragico, erano a conoscenza delle modalità di gestione della cassaforte del partito da parte del tesoriere Francesco Belsito? Quale è la reale entità del nero entrato e uscito dalle casse di via Bellerio? L’indagine sul Carroccio si allarga e non è affatto escluso che altri nomi, stavolta eccellenti, possano finire nel registro degli indagati. Dopo la pausa per Pasqua, le procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria torneranno a lavorare per fare luce sulla gestione dei soldi dei rimborsi elettorali della Lega: un’amministrazione avvenuta «nella più completa opacità fin dal 2004» hanno scritto i pm nei decreti di perquisizione. Otto anni in cui, è l’ipotesi su cui stanno lavorando nei palazzi di giustizia, è molto difficile, se non impossibile, che Belsito abbia fatto tutto da solo. Di certo la gestione opaca è iniziata sotto il defunto tesoriere Maurizio Balocchi (mancato nel 2010), padre putativo di Belsito e custode di tutti i segreti leghisti.

Ora i magistrati vogliono accertare se qualcuno, anche a livello politico, ha coperto l’ex tesoriere. Cos come vogliono far chiarezza anche sui soldi in nero utilizzati dalla Lega: non solo quei 20milioni di lire dati, secondo la segretaria Nadia Dagrada, da Bossi all’ex tesoriere Balocchi. E per questo non è escluso che possano essere ascoltate persone un tempo transitate nella segreteria del Senatur.  Qualche elemento utile potrebbe arrivare anche dall’analisi dei documenti trovati a Tiziana Vivian, la segretaria romana del partito.

Per fare il punto della situazione i magistrati di Milano, Napoli e Reggio Calabria si incontreranno probabilmente già in settimana: una riunione per dividersi il lavoro e mettere a punto le prossime mosse. Ma l’incontro potrebbe anche essere l’occasione per valutare le posizioni degli altri soggetti finiti a vario titolo nell’indagine, a partire proprio dal leader leghista. Dalle carte emerge che Belsito non si sarebbe mosso da solo, come ha rivelato la segretaria particolare del Senatur, Daniela Cantamessa, che lo accompagna dal 2005: «Io stessa – ha messo a verbale – avevo avvisato Bossi delle irregolarità del Belsito». Dunque, stando alle sue parole, almeno Bossi sapeva. Ma Cantamessa dice anche un’altra cosa: parlando dell’amministrazione opaca delle risorse finanziarie del partito, rivela che «la stessa Dagrada, ma non solo lei…mi confidava che era molto delusa».

Chi erano dunque gli altri che sapevano e non hanno detto nulla? Anche la posizione di Rosi Mauro dovrà essere vagliata dagli inquirenti, visto che non solo è risultata essere una delle principali beneficiarie dei soldi del partito ma anche perch‚ dalle telefonate intercettate emerge piuttosto chiaramente una sua conoscenza dettagliata di come andavano le cose. E d’altronde, conferma la Dagrada nell’interrogatorio, «nel cerchio dei familiari di Bossi bisogna inserire anche Rosi Mauro che di fatto, dopo la malattia del capo, si era sistemata  in un’abitazione attigua a quella di Bossi». L’attenzione dei pm è rivolta inoltre ai familiari di Bossi, in particolare suo figlio Renzo e sua moglie Manuela Morrone. Quest’ultima, sempre secondo la Dagrada, si muoveva addirittura con «spregiudicatezza nel richiedere la complicità del Belsito per attingere ai fondi del partito» e finanziare la sua scuola e fin dal 2008 (quando già Balocchi era malato) si ricordano frequenti viaggi di Belsito alla scuola Bosina di Varese probabilmente per prendere disposizioni dalla muliera. Mentre il Trota avrebbe beneficiato costantemente dei benefit padani. Per la laurea a Londra e il diploma, per l’acquisto delle auto, ma anche per le spese quotidiane, come ha rivelato in un’intervista a Oggi il suo autista e bodyguard Alessandro Marmello.

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4 Comments

  1. eugenio ceroni says:

    Si è proprio vero, in Lega chi ha qualche prebenda o poltrona ben retribuita,mai si è accorto di nulla.A questo punto una tale massa di ingenui è preoccupante per il futuro della Lega, ammesso che riesca a sopravvivere.
    Certe cose si sapevano da anni, in modo generico e ovviamente senza prove documentali.Solo oggi sono tutti attoniti.Personalmente sono scettico sulla rifondazione della Lega proprio perchè i tanti ingenui si ricicleranno furbescamente col motto:l’avevo detto io…..

  2. sandro Migotto says:

    mi viene in mente quando nel ’92 io ed altri militanti (non tonti) ci battemmo affinche’ non ci presentassimo ad alcuna tornata elettorale (battaglia che ora sto facendo in Veneto oggi con le formazioni indipendentiste…).

    A Roma, chiunche fosse stato eletto nel giro di qualche mese, tra auto blu, belle signorine, tanti vescovi ed il potere, sarebbero stati comprati. Le aquile non soffrono di vertigine, le oche si.

  3. Ferruccio says:

    Anche altri parlamentari europei non solo il sig. Salvini hanno portato a Bruxelles come segretarie amanti ,amiche o conviventi vedi Toscana il nominato eurodeputato Claudio Morganti che fino a tutto il 2010 e metà 2011 era con il Calderolo adesso è doventato un grande…ma grande….. BARBARO RAMPICANTE

    Molto presto riguardo ai soldi alla Lega Nord anche in Toscana ne vedremo delle belle…mi chiedo cosa stà aspettando la Guardia di Finanza …i documenti li hanno in mano

  4. Enzo says:

    Non so chi sapesse, ma è divertente vedere adesso il fuggi fuggi. Il più grottesco è Matteo Salvini: sta in Europa, in consiglio comunale, in radio, ha le mani dappertutto, e ora cerca disperatamente di smarcarsi. Proprio lui che si era portato i famigliari come portaborse a Bruxelles! L’inizio della rovina. Non c’è più vergogna.

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