Chi “istiga” i negozi a chiudere: ecco la legge che fa morire le città

di MARCELLO RICCInegozi dettaglio
La riapertura dei termini per la presentazione delle domande di indennizzo per la cessazione di attività commerciale, previsto dalla legge di stabilità del 2014 (legge 147/2013, articolo 1, comma 490) ha anche incentivato le chiusure.
Da Nord a Sud c’è la moltiplicazione dei cartelli su i locali commerciali con annunci del tipo: AFFIITASI o CHIUSURA PER CESSATA ATTIVITA’.
Gli ottanta euro in busta paga non hanno prodotto effetti sulla ripresa. La questione è molto seria , c’è un paese che vede l’economia incanalata verso il progressivo e costante trend negativo. A rendere più acuto e pesante il negativo bilancio concorrono le decisioni che commercianti e artigiani, considerando la insopportabile pressione fiscale e la marginalità del profitto, preferiscono uscire dal mercato, per non rischiare la residua liquidità; preferiscono attendere per orientarsi.
Pressione tributaria, giustizia lumaca, delinquenza emergente e impenitente, sono tutti freni ad ogni iniziativa, ad ogni attività lavorativa e il Paese corre verso il default come segnalato dal mercato.
E’ il pletorico pubblico impiego che da un lato elargisce stipendi e pensioni con cui vivono milioni di persone e dall’altro esso stesso per pletora e inefficienza è causa-effetto della catastrofe economica certificata dalle agenzie internazionali di rating.
Si ha la certezza che la fuga da attività commerciali, artigianali vuole essere anche una forma di sciopero fiscale,che in forma diretta è anticostituzionale. E’ una forma di antifiscalità eversiva che orienta verso il sommerso. Ogni azione provoca una reazione uguale e contraria e poiché l’inerzia è impossibile, cresce l’economia sommersa, trascinando il Paese oltre le frontiere del sud del mediterraneo. Non bastano gli slogan per invertire la tendenza,” la battaglia del grano” in altra era fu vinta per il motivato impegno di tutti, ottenuto con il trascinamento carismatico,…ma era un dittatore.
Certamente se Parigi val bene una messa, la democrazia vale pur essa anche una battaglia del grano perduta, ma entro certi limiti, tra dittatura e governo cialtrone e totalmente incapace che conviene?
Quando la democrazia degenera in anarchia e ladroneria, si profila il pericolo della dittatura.
Tragico poter scegliere solo tra due mali.

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One Comment

  1. Dan says:

    Sentite c’è poco da fare.
    Ancora troppa gente paga le tasse e quando si scende in piazza a fare casino non lo si fa con il necessario piglio atto ad ottenere risultati concreti, al massimo due minuti sui TG.
    Criminalità impenitente ? E’ giusto che sia così: le forze dell’ordine non ci sono dove servono (tutte impegnate a multare quei pochi che hanno ancora voglia di mandare avanti un’attività), magistrati che liberano e perdonano con una facilità estrema e soprattutto gente che non si organizza.
    Su Vox leggo di come i musulmani, a casa loro ma anche e soprattutto a casa nostra, non ci pensano due volte ad organizzare ronde per imporre la sharia: mi chiedo dove stanno le nostre di ronde per difendere il nostro territorio sia dal punto di vista economico che culturale.
    Il massimo in cui si può sperare sono le passeggiate organizzate da forza nuova che se non potesse spalleggiarsi con una vecchia legge messa su da maroni si guarderebbe bene anche solo di pensare di farle.
    Quando ci sveglieremo saremo già morti da tempo, in ogni senso possibile

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