Chi finanzia la moschea di Milanistan?

di ROBERTO BERNARDELLImoschea_gerusalemmeb

Apprendiamo dalle agenzie di stampa che “una quota dei finanziamenti al progetto, circa il 40 per cento, proviene da enti e fondazioni estere, soprattutto di Paesi come la Turchia, il Qatar, il Kuwait, ma anche da organizzazioni islamiche europee”. Così il coordinatore del Caim (Coordinamento associazioni islamiche di Milano) Davide Piccardo, a proposito dei finanziamenti del progetto per una moschea nell’area del Palasharp a Milano. “Il restante 60 per cento – aggiunge – è costituito dall’apporto della comunità islamica locale, intesa come italiana. Si tratta infatti di un progetto su cui c’è un grande interesse a livello nazionale”.

Sia chiaro, la libertà religiosa è un diritto, ma esiste anche un altro diritto. Sapere cosa e chi c’è dietro. Intanto a Milano è già polemica, basta anche in questo caso scorrere le pagine di cronaca. Persino il Corriere alza il tiro su Palazzo Marino. Titolo del pezzo di Alessandra Coppola e Gianni Santucci: ”

“Luoghi di culto: tre aree su tre agli islamici. Ma sarà battaglia legale

Sommario ancora più dettagliato: “Graduatorie provvisorie per la costruzione in tre spazi pubblici. I lotti solo a sigle islamiche, ma non è consentito. Escluso il centro di viale Jenner: torneremo in strada”. Che bel casino.

Per via Solferino è la “via «ambrosiana» alla moschea, un Albo delle religioni e un bando per la costruzione di luoghi di culto su tre aree pubbliche. Ma non è ancora chiaro se possa funzionare come modello per il resto d’Italia.

Per il futuro candidato sindaco è «Un’innovazione assoluta», sottolinea l’assessore Pierfrancesco Majorino. Ma irta di incognite. “Due moschee al massimo, era stabilito all’avvio della gara (non più di due spazi per ogni confessione). Ma all’apertura delle buste con le offerte economiche – si legge – in cima alle graduatorie provvisorie per l’assegnazione dei tre lotti ci sono tre associazioni islamiche. Una di queste, con un punteggio inferiore alle altre, dovrà cedere il passo ai secondi classificati evangelici”.

Poi c’è la “grana della sigla bangladese: “ha avuto la meglio nella gara per la ristrutturazione di antichi bagni pubblici fascisti ha un contenzioso aperto con il Comune (per un sottoscala adibito abusivamente a luogo di preghiera, è la contestazione). Saranno esclusi dalla graduatoria a vantaggio della Casa della Cultura di via Padova?”, si interroga il Corrierone. Ce lo chiediamo anche noi. Ma avanti con la storia…

Perché se l’intento era di far emergere il mondo islamico dalle cantine ed evitare la preghiera in strada, ebbene, c’è un altro problema: “l’area dell’ex Palasharp dove attualmente in un tendone pregano i fedeli di quel centro è andata a un altro gruppo, che fa riferimento al Caim, il Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano”. Un successo: viale Jenner, spiega   il presidente dell’Istituto, Abdel Hamid Shaari, torna indietro.

A leggere le dichiarazioni dell’assessore Majorino sembra di tornare alla Milano da bere: sottolinea il buono che c’è nel progetto vincitore, firmato dall’archistar Italo Rota: «Uno spazio comune di preghiera tra uomini e donne». “Ma non ignora che il Caim sconta in consiglio comunale molte «antipatie», accuse di scarsa trasparenza. E il risultato del bando dovrà passare in aula per il cambio di destinazione d’uso delle aree. In più, la prefettura sarà investita di un’istruttoria finale perché in stagione di terrorismo islamico, è ancora la linea del Comune, non bisogna tralasciare nessun tipo di controllo”.

C’è la questione iniziale che abbiamo sollevato, infine. E i soldi? Chi li mette? “Il Caim (che raggruppa più associazioni a Milano, compresi i bangladesi e fino all’anno scorso anche l’Istituto di viale Jenner)”, avrebbe  “una capacità di organizzazione e di raccolta fondi superiore agli altri. «Rispettiamo tutte le norme italiane sulla tracciabilità e la trasparenza», ripete il portavoce, Davide Piccardo, perché dagli ex soci o dalla comunità ebraica o dall’opposizione di centrodestra in Comune è un fuoco costante di sospetti”.

Alla faccia dei sospetti. Milanistan, provincia del Qatar. L’area delle ex Varesine già è in mano agli arabi, messi su i palazzi, mancavano solo le chiese. Ecco fatto.

Presidente Indipendenza Lombarda

 

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4 Comments

  1. Padano says:

    Se i musulmani si pagano le moschee, hanno tutto il diritto di farle.

  2. Ric says:

    Palle di maniera e niente sostanza ; chi l’ha detto che il culto religioso è un diritto ? Fino a prova contraria non esiste ad oggi un’entità spirituale calata dal cielo accreditata a gestire gli afflati dell’anima , almeno un’entitá tale che dimostri di essere spiritualitá fatta carne . Siccome quest’oppio dei popoli è sempre stato pretesto per muovere affaracci molto pratici e nella fattispecie utilizzato per depredare e sottomettere , di fatto incentivando ignoranza arretratezza e sfruttamento dell’uomo sull’uomo . Insomma le cose “spirituali” gestite in terra hanno sempre avuto connotazioni precise ed interessate a promulgare e promuovere affari terreni. Pertanto l’esigenza di spiritualitá Vera che aiuta l’uomo come supporto al suo calvario esistenziale va coltivata nella quotidianitá con eeercizio ed abitudine al bene , certo , ma arretratezza ignoranza e superstizione , precondizioni e religione per menti deboli hanno nell’istruzione , nel sapere , nell’informazione, nella cultura , la passione amorevole e la spiritualitá che intrinsecamente racchiusa nella metodica dell’apprendimento , nella disciplina esistenziale che se applicata normalizza eccessi e fanatismo . Se come dicevano l’ozio è il padre dei vizi , e i vizi oggi prevaricano le virtù , molto più prosaicamente le societá debbano raggiungere con ogni sforzo lo strumento del lavoro moderno e dare un senso ed una riflessione a tale significato . Per ciò che concerne i luoghi di culto ci sono giá come reperti storici e territorialmente ubicati nei luoghi ove la storia li ha eretti , punto . Questa strumentalitá capziosa per avvallare bramosie umane di conquista e sottomissione di popoli e menti va affrontata facendo immediatamente saltare il banco della mal riposta concezione di diritto e di democrazia : quindi partiamo col dire che la religione e di conseguenza il culto non è un diritto ma un rovescio ! !

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