Che mortificazione! Chiedere al potere di riformare il potere. Che ingenuità!

peppone2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di ENZO TRENTIN – Che mortificazione! Chiedere al potere di riformare il potere. Che ingenuità!

Mi sia consentito d’iniziare parafrasando Giovannino Guareschi al fine di speculare su espressioni, comportamenti e conseguenze civili e politiche sui nostri giorni. Chi sono? Sono un ex giornalista che adopera trecento o più parole. Federalista in una repubblica contraddistinta dall’accentramento dei poteri anche quando propone un  regionalismo che spaccia per decentramento amministrativo. Ho in uggia i partiti politici in un Paese che continua a destreggiarsi tra pseudo sinistra-destra e sovranisti-populisti. Sostengo l’iniziativa privata in tempi di statalismo becero e inefficiente. Sono assertore di un nuovo progetto politico di autodeterminazione in tempi di antinazionalismo. Non sono un indipendente, bensì un anarchico, un uomo libero, ma sovversivo.

 

Il fatto è che un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. L’idea di una repubblica fondata sulla partitocrazia non era quella per la quale gli Alleati vincitori della seconda guerra mondiale stimolarono e affrettarono l’avvio dei lavori della Costituente le cui sedute si svolsero fra il 25 giugno 1946 e il 31 gennaio 1948, perché nella visione degli Alleati c’era la nascita di uno Stato federale, come avvenne per la Repubblica Federale Tedesca (RFT) o Germania Ovest.

 

Che la repubblica italiana abbia qualche “peccato originale” lo si rileva consultando la prima relazione antimafia, dalla quale emerge che nella Costituente c’erano numerosi mafiosi più alcune decine di massoni dichiarati. In un rapporto segreto del 18 febbraio 1946, il generale dei Carabinieri Amedeo Branca scrisse: [http://archiviopiolatorre.camera.it/img-repo/DOCUMENTAZIONE/Antimafia/01_rel_p03_1.pdf ]  «II movimento agrario separatista siciliano e la mafia da diverso tempo hanno fatto causa comune; anzi, i capi di tale movimento, tra i quali don Lucio Tasca, si debbono identificare per lo più con i capi della mafia nell’Isola

 

Tra i costituenti c’era anche Bernardo Mattarella, padre di  Sergio 12º Presidente della Repubblica Italiana. Che [https://it.wikipedia.org/wiki/Bernardo_Mattarella ] nella fase iniziale del secondo dopoguerra era stato sospettato di essere «…tra i referenti nel rapporto tra la DC e la mafia». Di questo nel 1992 venne accusato anche dall’ex ministro Claudio Martelli: “Bernardo Mattarella secondo gli atti della Commissione antimafia e secondo Pio La Torre (1976), fu il leader politico che traghettò la mafia siciliana dal fascismo, dalla monarchia e dal separatismo, verso la DC“. Secondo lo storico Giuseppe Casarrubea Mattarella era ritenuto vicino al boss di Alcamo Vincenzo Rimi, considerato in quegli anni al vertice di Cosa nostra. Un altro “padre costituente in pectore fu Frank B. Gigliotti mafioso e massone 33° livello, componente OSS, ora CIA. Lucky Luciano fornì a Gigliotti i nomi da contattare in Sicilia per favorire lo sbarco degli Alleati del 10 luglio 1943. [http://www.libreidee.org/2017/07/massoni-nato-mafia-gladio-e-addio-falcone-e-borsellino/ ] Tornò in Italia nel 1947, per influenzarne la politica.

 

Quanto è credibile una Costituzione che da pseudo democratica è diventata partitocratica? Nel suo ultimo saggio, Dimitri Orlov [http://cluborlov.blogspot.com/2018/10/collapse-for-oligarchy.html ] nota che: «se la cultura e la società restano intatte, il resto dell’umanità, una volta che si renda conto che il sistema è truccato a suo danno in favore dello 0,01%, può organizzare una rivoluzione. Ma se la società e la cultura sono minate e distrutte prima, non avranno la coesione sociale e lo spirito pubblico necessario a questa impresa».

 

Le lotte tra fazioni partitocratiche sono governate dal pensiero così ben formulato dal sindacalista e rivoluzionario russo Michail Pavlovič Tomskij: «Un partito al potere e tutti gli altri in prigione». È così che sul continente europeo, il totalitarismo è diventato il peccato originale dei partiti. Il fatto che esistano non è in alcun modo un motivo per conservarli. Soltanto il bene è un motivo legittimo di conservazione. Il male dei partiti politici salta agli occhi. La questione da esaminare è se ci sia in essi un bene che abbia la meglio sul male e renda così la loro esistenza desiderabile. Ma se individui appassionati, inclini per via della passione al crimine e alla menzogna, si compongono allo stesso modo in un popolo vero e giusto, allora è bene che il popolo sia sovrano. Una costituzione democratica è buona se per prima cosa realizza nel popolo questo stato di equilibrio, e soltanto in seguito fa in modo che le volontà del popolo siano eseguite.

 

L’autorità del popolo, in democrazia, non dipende affatto da sue presunte qualità sovrumane come l’onnipotenza e l’infallibilità. Dipende invece dalla ragione esattamente contraria, dall’assunzione cioè di tutti gli uomini, e del popolo tutto intero, come necessariamente limitati e fallibili. Questo punto a prima vista sembra contenere una contraddizione che deve essere chiarita. Come ci si può affidare alla decisione di qualcuno, come gli si può attribuire autorità, quando gli si riconoscono non meriti e virtù, ma vizi e manchevolezze? La risposta sta nella generalità, per l’appunto, dei vizi e delle manchevolezze.

 

Del resto i partiti post-ideologici sono “illegittimi” nel modo più radicale. Sotto i loro artigli, lo Stato è diventato uno spazio vuoto, pieno solo del denaro dei contribuenti; una res nullius esposta al saccheggio. Per pensare a un rimedio, bisognerebbe essere capaci di ripensare radicalmente la democrazia contemporanea. E avere il coraggio di pensare a una democrazia senza partiti. Quanto alla favola del voto “democratico” consiglio la visione di questo breve filmato. [https://www.facebook.com/sebastiano.rivetti/videos/10215572949187048/ ]

 

Stante questa situazione egemonica e insoddisfacente della partitocrazia, e constatato che lo Stato italiano sta letteralmente crollando sotto l’incapacità, l’incuria, la corruzione e le mafie, molti cittadini hanno rivolto la loro attenzione e le loro speranze all’autodeterminazione dei popoli per rifondare nuove strutture sociali. Ma costoro cosa fanno? Fondano nuovi partiti! E addirittura molti sedicenti “sovversivi” dall’indipendentismo sono ripiegati all’autonomia. Giusto quello che pare delinearsi in Catalogna. Ma l’autonomia promessa da Luca Zaia & Co. quale sarà? Le indiscrezioni sinora giunte non sono rassicuranti. Per i tempi poi… malgrado le promesse e i proclami stiamo ancora aspettando!

Alcuni di questi “sovversivi” si giustificano dicendo: «Se non passasse l’autonomia Veneta, non ci perderebbe solamente la faccia il ministro delle autonomie Erika Stefani, ma sarebbe una sconfitta cocente anche per Luca Zaia e Matteo Salvini. Un errore politico che pagherebbero carissimo. Attualmente un elettore su due in Veneto propende per votare Lega, ma se l’autonomia non arrivasse, sarebbe un errore politico che costerebbe molto al loro partito. […] La lega non potrebbe permettersi un errore del genere, l’effetto domino nefasto, sarebbe alimentato in tutto lo stivale e quello che Salvini ha costruito con fatica sarebbe irrimediabilmente perduto. Perché i Veneti hanno una caratteristica. Non scordano mai un torto subito!».

 

Sulla questione: “perdere la faccia”, Umberto Bossi ha sicuramente perso la sua, tuttavia siede ancora in Parlamento. E se mi dovessero chiedere un elenco di chi ha perso la faccia e siede ancora nelle istituzioni, mi rifiuterei di prestarmi all’opera. Troppo vasto il lavoro per un anziano pensionato come me. Eppoi non trascuriamo che molti politici sono persone “eccezionali”, hanno la faccia come il c…! Ma quello che sorprende di questi autonomisti pseudo indipendentisti – privi di un progetto istituzionale condiviso – che ad ogni piè sospinto citano l’esperienza catalana, è che sembrano scordare quanto è successo da quelle parti.

 

Come viene scritto qui [https://francais.rt.com/opinions/54975-catalogne-apres-entre-deception-division ]: Gli indipendentisti sembrano anche aver trascurato numerosi aspetti strategici, giuridici e amministrativi. Intanto la questione essenziale della sicurezza delle frontiere terrestri, marittime e aeree di un futuro Stato, e quella di un programma fiscale degno di questo nome che permetta di finanziare l’insieme delle amministrazioni sono state accennate in un modo molto evanescente. […] Indubbiamente la Catalogna possiede una cultura ed una lingua ricche, è dotata di confini geografici ben identificati, d’altra parte la sua popolazione non condivide un progetto politico comune, poiché più della metà di essa si dice favorevole al fatto che la regione rimanga parte integrante del regno spagnolo. […] “Il problema è che c’è una carenza di maturità politica del campo indipendentista”, confida un vecchio compagno di strada di Carles Puigdemont, deluso, che chiede l’anonimato. “Non ci prende sul serio nessuno in Europa, perché non abbiamo saputo dimostrare di avere un programma, e neanche una visione politica o economica di ciò che intendiamo realizzare. Restiamo centrati sul fatto che vogliamo l’indipendenza, ma rifiutiamo di seguire le regole, anche quelle del diritto internazionale […] diciamo che vogliamo restare in Europa, ma non vogliamo accettare il fatto che se la Catalogna ottiene l’indipendenza, ne sarà esclusa d’ufficio. Questo modo di fare politica era destinato alla sconfitta” E conclude: “Se vogliamo veramente l’indipendenza, dobbiamo accettare che bisogna seguire un processo legale che richiederà degli anni”.

 

I fondatori di nuovi partiti o movimenti indipendentisti veneti trascurano il fatto che, non solo in Catalogna come in Spagna, in Italia e da qualche altra, parte uno dei problemi che più preoccupano i cittadini oggi, dopo la disoccupazione, la corruzione e la crisi economica, è quello della politica e dei politici. La cattiva reputazione dei politici, che deteriora le istituzioni, ha le sue radici nelle malformazioni tipiche delle avariate democrazie contemporanee: i poteri del Parlamento sono largamente esercitati dai partiti, ed essi non rispettano la democrazia sostanziale, ovvero eludono le regole e gli strumenti della democrazia diretta.

 

Sulla «inutilità» dei sedicenti indipendentisti l’ennesimo esempio ci viene fornito dal Consigliere Regionale Antonio Guadagnini. Egli si guarda bene dall’agire per eliminare il ridicolo referendum consultivo, o sostenere le proposte popolari di democrazia diretta [https://piudemocraziavenezia.wordpress.com/2015/11/20/consegnate-le-petizioni-alla-regione-veneto-per-la-democrazia-diretta/ ] che giacciono da anni in Regione Veneto. Pensa d’agire da indipendentista promuovendo la presentazione del libro del Prof. Andrea Favaro dal titolo “Io Sovrano, discussione sui fondamenti teorici dell’autodeterminazione” (Mercoledì 14 novembre alle ore 12, presso il Consiglio Regionale del Veneto a palazzo Ferro-Fini). Un’azione che indipendentemente dal valore dell’opera e del suo autore, corrisponde a pestare l’acqua nel mortaio; ossia fa una fatica inutile. Mentre si guarda bene dal progettare un nuovo assetto sociale per la organizzazione di quel “potere costituente” che propaganda di perseguire. Questa reticenza implica un tipo di corruzione che la legge penale non punisce, ma che incoraggia l’espansione di altre forme punibili. E quando hai rinunciato a supportare ciò che nell’interesse della collettività veneta, gettando via princìpi e convinzioni, l’unico compenso è assicurarsi un beneficio personale.

 

Insomma, la mancanza di un progetto politico-istituzionale che faccia da supporto all’autodeterminazione del Veneto, è la stessa mancanza che viene imputata agli indipendentisti catalani. Ma mentre i catalani portano in piazza milioni di persone, la manifestazione più numerosa degli indipendentisti veneti fu a Bassano del Grappa, [https://www.bassanonet.it/news/14913-independence_day.html ] il 1° dicembre 2013, con circa 3.000 persone. Quello che gli autonomisti-indipendentisti non sembrano considerare è che Giordano Bruno già sapeva come funzionavano le cose, e infatti fu messo al rogo il 17 febbraio 1600 in Campo dé Fiori a Roma. Da allora ad oggi, a parte i roghi, non è cambiato nulla, e le sue parole certi autonomisti-indipendentisti dovrebbero scolpirsele nella mente e nel cuore: «Che mortificazione! Chiedere al potere di riformare il potere. Che ingenuità!»

 

 

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

4 Comments

  1. FIL DE FER says:

    Circa quanto affermato da CATERINA è vero, ma non si capisce come mai un risultato così ecclatante sia rimasto sino ad ora in cantina e non sia stato fatto valere in campo internazionale.
    Come dire che è stato tutto inutile……….
    Domanda senza risposta ?!
    Inoltre ci sarebbe anche da denunciare ed impugnare a livello internazionale molti fatti storici illegali circa la annessione delle Venezie al Regno d’Italia che sappiamo tutti avvenuta illegalmente e senza rispetto alcuno del trattato di Vienna. Per non parlare poi del fatto che la Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia pubblico e ufficializzo l’annessione due giorni prima dello svolgimento del referendum….( chiamato plebiscito che è già tutto un programma già fatto)…..
    WSM

    • caterina says:

      per conoscere lo stato dell’arte vai sul sito di Plebescito.eu e meglio ancora se puoi alla riunione indetta per il 18 prossimo come vi troverai indicazioni…

  2. giancarlo says:

    SIMONE WEIL con il suo Manifesto per la soppressione dei partiti politici lo aveva capito già molti anni or sono e prima o poi dovrà avverarsi che la democrazia ( traduzione dal greco = GOVERNO DEL POPOLO) si concretizzi con una democrazia diretta, con tanto di referendum alla Svizzera e persone e programmi da attuare senza alcun partito ma solo persone al servizio dei cittadini e dello stato.
    Noi Veneti ed i Sardi siamo gli unici e veri Popoli della penisola italica.
    Siamo consapevoli, anche per la sentenza della consulta al povero Avv. Morosin di Indipendenza Veneta che per le istituzioni italiote il Popolo Veneto non esiste. Come dire che l’acqua è scomparsa e non c’è più !!!
    Peccato che nelle profondità carsiche delle terre Venete sia ricomparsa e sgorghi sempre più copiosa l’acqua che da millenni aveva ristorato e reso grande la Nazione Veneta.
    Ho catalogato e concordo con il libro ” IL VENETO CHE VORREI” di Giacomo Mirto dell’associazione culturale ” YES PODEMOS” che nel Veneto esistono a tutt’oggi ben 61 tra movimenti, circoli, associazioni culturali e stiriche degli indipendentisti Veneti. Sommando il tutto ne risulta che sono decine di migliaia ormai coloro che si impegnano e si battono per l’indipendenza del Veneto. Dispiace per roma che dopo 150 anni di genocidio culturale contro i Veneti , oggi si trovi difronte al suo fallimenton, nonostante la protervia, la pervicacia la disperazione di chi ci voleva annientare, cancellare la memoria.
    Un Popolo nato circa 3.000 anni or sono nel NordEst ( parola che piace tanto a roma) e dopo ben 1.100 anni di Repubblica indipendente e sovrana con una sfilza di primati che servirebbero pagine per elencarli tutti, ( mi riferisco alle Leggi, alla Giustizia Veneta, alla sua letteratura, alle sue arti, mestieri, artisti di tutti i generi, al buon governo, alla diplomazia etc..etc.etc… pagine intere di eccellenze Venete, era illusorio poter pensare di eliminarle dalle menti e dalle coscienze dei Veneti. Se non bastassero i risultati referendari consultivi per l’autonomia, ci facciano fare un referendum ( anzi plebiscito !!!!) sull’Indipendenza e potremmo vedere infermi, storpi, malati di mente, vecchi ultra ottantenni Veneti alzarsi dai letti per andare a votare.
    Le ex URSS, JUGOSLAVIA,Impero Ottomano, ed i vari imperi del passato e molti stati nazionali ottocenteschi non sono durati che il tempo di preparazione della loro disfatta, del loro annientamento. Così sarà anche per l’Italia e questa Europa. Si tratta solo di decidere se aspettare o accelerare tali processi.
    L’Autodeterminazione dei Popoli ( vedi Papa Giovanni Paolo II all’O.N.U.) e i Diritti dell’uomo….che saranno discussi nel Simposio del Vaticano Università Maria Santissima Assunta, dal titolo: Diritti fondamentali e conflitti fra diritti, che avrà luogo a Roma, nei giorni 15-16 novembre, presso la LUMSA, Via di Porta Castello 44, Sala “Giubileo” è l’ennesima prova che il mondo non può più reggersi sulle guerre passate con i loro soprusi con confini decisi a tavolino e separazioni di Popoli o loro cancellazione dal consesso internazionale.
    Dio disperse gli uomini sulla faccia della Terra per creare le diversità, vere ricchezze universali, e solo Lui quando lo deciderà potrà riunirli in un unico Popolo di Dio.
    Gli stolti imperano ancora oggi, ma i pochi non potranno continuare ad opprimere i molti poiché nulla dura in eterno di ciò che è umano.
    WSM

  3. caterina says:

    Tutto verissimo e illuminante sugli antefatti dei comportamenti di oggi… Comunque una cosa e’ cambiata nel tempo e sta nelle modalita’ di espressione che oggi si possono adottare e fino a pochi anni fa erano impensabili… Se sono valse per i 5stelle oggi al governo, perche’ mai non dovrebbero essere valide per i Veneti che hanno votato su Indipendenza SI o NO nel 2014?… L’autonomia lasciamogliela trattare a Zaia… Plebiscito.eu ha seguito imperterrito un’altra strada, d’avanguardia, che lo ha messo al riparo di reazioni conflittuali che abbiamo visto in Spagna per la Catalogna… e Zaia si guarda bene dal ripetere ovviamente… non e’ nel suo carattere e nel suo personale interesse, e neppure di noi veneti che di sangue ne abbiamo visto anche troppo e con conseguenze sempre nefaste… Ma siamo e restiamo Veneti e come se ne andarono via a milioni per non essere “schiavi” di Roma, vorremo finalmente poter restare ogogliosamente fieri della nostra Patria che e’ il Veneto, riconquistata senza armi ma con un voto democraticamente espresso e riconosciuto oggi internazionalmente.

Leave a Comment