Che fine ha fatto la moneta Lumbard? Intanto la Sicilia conia il suo “Grano”

di STEFANIA PIAZZOgrano siciliano

Ricordate? Doveva essere la moneta alternativa all’euro tanto odiato dai fautori e sostenitori politici del no-euro, appunto. Una moneta alternativa, regionale, per dare un segnale di cambiamento. Era il Lumbard. Era, appunto, perché il verbo imperfetto di nome e di fatto, conia il simbolo di un progetto silente.

Capofila era stato il leghista Andrea Gibelli (segretario generale di Palazzo Lombardia e poi proiettato a capo delle Ferrovie Nord). L’iniziativa, che si basava sul modello sperimentato a Nantes, in Francia, in Sardegna e in Svizzera, era confluita nel programma elettorale di Roberto Maroni, ripresa dal governatore anche nel suo discorso di insediamento al Consiglio regionale lombardo. E poi?

Poi però altri sono andati avanti, come il movimento politico Progetto Sicilia. Si rifanno allo Statuto siciliano: l’articolo  36 sancisce la possibilità di esercitare la sovranità tributaria, l’articolo 40 parla di sovranità monetaria, l’articolo 41 fissa la sovranità finanziaria. “Indipendenza”, in una parola, spiegano i rappresentanti di “Progetto Sicilia” al giornalista che conduce la trasmissione a “Telesiculissimi”. Non è uno scherzo, si parla a voce alta di indipendenza economica e sociale. Il progetto vuole introdurre l’equivalente di un valore spesa, sotto forma di prestito a fondo perduto, di 10mila grani pari a 5mila euro, da spendere sul territorio regionale, per le persone in stato di indigenza. Le aziende, secondo il piano, possono ricevere il pagamento in grano, poiché anche i tributi, le tasse regionali, potrebbero essere pagate in grano, cioè con la stessa moneta di scambio. Una partita di giro, visto che le tasse pagate restano in Sicilia ed è la stessa Sicilia che eroga il grano.

In altre parole, in base all’articolo 36, la Sicilia potrebbe autofinanziarsi con delle obbligazioni, buoni ordinari regionali sotto forma di grano,  un prestito sociale, un reddito di cittadinanza non fine a se stesso ma in grado di far ripartire i consumi. I sostenitori di Progetto Sicilia sono così sicuri del loro obiettivo che vanno anche oltre: “Nelle casse siciliane non ci sono più soldi, Crocetta presto dovrà dimettersi per mancanza di soldi, ci presenteremo alle elezioni e vinceremo”, affermano gli ospiti in studio. “Abbiamo partecipato ad un recente convegno sulle monete complementari nazionali e nessuno ha obiettato sul nostro grano – spiegano ancora -. Questione di tempo”.

“Basta dare questa moneta a chi ne ha bisogno”, premettono. Dell’euro ne hanno bisogno ancora le banche, forse sta qui il grano dei grani…

 

 

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2 Comments

  1. Ale says:

    si però bisogna incominciare a fare qualcosa !!! partire a piccoli passi e andare avanti !!! sono 20 anni che aspetto l’indipendenza !!!

  2. renato says:

    Se fosse solo per sganciarsi dall’Euro l’idea dei siculissimi potrebbe anche avere una motivazione, ma è solo un gioco di fantasia, uno dei tanti che la Trinacria ci elargisce in abbondanza di concerto con le altre regioni del sud. Pensino invece a diventare cittadini normali, senza ghiribizzi, mafiosi e non. Chissà a quali indicibili compromessi sono dovuti scendere i parlamentari italiani quando si è voluto concedere quel tipo di autonomia ad una regione che da allora in poi ha solo chiesto e ottenuto ma non dato, se non problemi. Vogliono distinguersi a tutti i costi ? Creare una nuova moneta ? Per fare che ? Per poter meglio manipolare i bilanci disastrosi che noi contribuenti siamo chiamati a sanare sempre più frequentemente ? Crocetta è uno di loro, è stato eletto da loro, e se avesse “creato” qualche decina di migliaia di posti fasulli in aggiunta alle fantomatiche guardie forestali sarebbe osannato. Ma per favore ………..

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