Charlie Hebdo 2 / La profezia di Michele Straniero su Ethnica 20 anni fa

APTOPIX France Paris Attacksdi GIOVANNI POLLI – Michele Luigi Straniero è stato un grandissimo etnomusicologo, ricercatore, giornalista, compositore e poeta. La sua è una figura del tutto e felicemente anomala nel mondo della cultura e della canzone popolare. Nato nel 1936, fondatore, con Sergio Liberovici e Fausto Amodei, dei Canta cronache nel 1958 e successivamente del Nuovo canzoniere italiano, lo si ricorda in quel periodo come uomo di contestazione e di ribellione, e come un lucido organizzatore culturale. Cattolico dissidente, cresciuto culturalmente fianco a fianco con personaggi del calibro di Italo Calvino, Gianni Rodari, Umberto Eco, fino agli ultimi anni della sua vita (è scomparso a Torino il 7 dicembre 2000) non si è mai ripiegato su se stesso. La sua curiosità nei confronti dei movimenti popolari, culturali e politici, della riscossa delle etnie e dei popoli negati, del potente ritorno di interesse per la musica tradizionale
ed etnica, l’ha sempre accompagnato fino alla fine. Al punto che oggi è a lui dedicato, tra l’altro, l’International folk dance festival di Rivoli.

Genericamente classificato “antagonista di sinistra” per la sua militanza culturale particolarmente rivolta alle masse popolari e ai diseredati, tuttavia non ha mai, al contrario di tanti suoi sodali della prima e dell’ultima ora, disdegnato il confronto con le nuove forme di rivendicazione politica, tra cui la Lega Nord e, più in generale, il movimento padanista. Lui stesso, in alcuni articoli pubblicati tra l’altro sulle riviste Etnie e, più tardi, Ethnica, fu dichiaratamente sostenitore di un’identità culturale padana, e dell’influenza celtica sulla nostra cultura. In molti lo ricordano benissimo a Moncalieri, durante le manifestazioni sul Po per proclamazione della Padania, nel settembre 1996, mentre teneva una delle sue chiarissime “lezioni” riguardo la nascita ed il ruolo della musica popolare in tutti i popoli del mondo. In quell’occasione, tra l’altro, indossava una maglietta inneggiante alla libertà
del popolo sardo.

 

L’attenzione alle differenze e alle rivendicazioni dei popoli contro ogni imperialismo e contro le forme più ottuse di potere e di sfruttamento, per Michele L.
Straniero si è sempre concretizzata inbatti di coraggio. Il più noto dei quali,bl’aver cantato il 22 giugno 1964, allabsettima edizione del Festival dei Due
Mondi di Spoleto, la canzone-denunciab“O Gorizia tu sei maledetta”. Un testo ferocemente anti-bellico e, come si diceva allora (come oggi, purtroppo) “antipatriottico” dedicato ad un sanguinoso episodio della Prima guerra mondiale. Una delle prime contestazioni anti-italiane moderne, finita con una una denuncia ed un processo per oltraggio alle Forze armate da parte di un ufficiale presente all’evento, conclusosi poi con una scaramuccia generale tra pubblico e artisti. In pochissimi, forse nessuno tra i suoi amici, oggi ricordano però Michele Luigi Straniero sempre controcorrente anche quanto l’élite di intellettuali della sua generazione ormai aveva stabilmente preso il potere ed occupato i gangli dell’informazione e della cultura, trasformandosi come nella Fattoria degli animali di orwelliana memoria.

 

Esattamente venti anni fa, sulla rivista Ethnica (nata sulle ceneri di Etnie e vissuta lo spazio di quattro numeri), Straniero firmava un articolo in cui metteva in guardia, con parole pacate ed aperte al confronto ma sicuramente non fraintendibili, sul pericolo islamico. Mentre oggi come sempre i vari “intellettuali illuminati” non perdono occasione per apostrofare con i soliti epiteti quanti continuino a denunciare il pericolo di uno scontro di civiltà insito nella penetrazione musulmana in Occidente, può essere interessante rileggere quanto il grande etnomusicologo denunciava lucidamente, in tempi in cui a farlo erano davvero pochi.

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