Charlie Hebdo 1/ Nel 1994 la chiara “apparizione” di Michele Straniero sull’Europa che verrà

charlie2di MICHELE STRANIERO – Questa fine tormentata di secolo (e di millennio) ha visto rifiorire le apparizioni, specialmente mariane, da Medjugorie a Crosìa (in Calabria). La Madre di Dio, del Dio cristiano, opera occasionalmente prodigi (quasi sempre guarigioni) e chiede preghiera e penitenza. I veggenti testimoniano con gli occhi sbarrati, le folle accorrono commosse, gli scettici assistono impietriti dalla evidente disparità di trattamento: per un polso guarito miracolosamente in Calabria, centinaia di migliaia di esseri umani, altrettanto meritevoli di misericordia, languiscono per fame, colera, peste, AIDS, cancro… In Algeria, gli estremisti islamici massacrano quotidianamente giornalisti, intellettuali e insegnanti.

Al Cairo, la conferenza internazionale delle Nazioni Unite vede un faticoso accordo fra tesi opposte sulla via di un incerto sviluppo. Si moltiplicano gli studi e le anticipazioni, le anticipazioni “di teatro” per delineare ragionevolmente uno scenario possibile. Ad esempio, Franco Cardini pubblica per la Laterza
un’operetta svelta e densa, intitolata chiaramente: Noi e l’Islam: Un incontro possibile?, nella quale fa osservare quanto segue: «Arte difficile e dura disciplina, la comprensione. Essa s’impone sul serio solo allorché si rinuncia a partire dal presupposto che verità, ragione e natura riposino sui princìpi che veri, razionali e naturali ci paiono; e si accetta che altre verità, altre nature, altre ragioni si siano affermate e vigano altrove, sotto altri cieli, in culture diverse dalla nostra. E si sviluppa solo nella misura in cui si sottopongono i fenomeni che la storia ci presenta a un’analisi che vada al di là della loro apparenza» (pag. 107). E parlando di “cosiddetto fondamentalismo islamico”, cita un editoriale del New York Times degli inizi del 1994 nel quale si esprimeva il timore che esso si stesse «rapidamente trasformando nella principale minaccia alla pace e alla sicurezza globale… minaccia simile a quella
rappresentata dal nazismo e dal fascismo negli anni Trenta e dal comunismo negli anni Cinquanta».

 

Commenta Cardini: «Dalla parte di chi si ritiene sicuro che i valori positivi del XX secolo siano stati espressi tutti e soltanto da quello che negli anni Quaranta-Cinquanta si chiamava il Mondo Libero, è certamente così. Ma a ben guardare, come ha scritto B. Etienne, esistono molti Islam e molti modi di essere islamici… Dall’Algeria alla Turchia si è di recente constatato come sovente il collante religioso tenga insieme esigenze sociali insoddisfatte e forme varie di reazione a governi liberali che non lo sono di meno per il fatto di essere filoccidentali». Quindi Cardini passa a considerare tutta una serie di difficoltà pratiche che minano la auspicabile, pacifica convivenza di fedi ed etnie diverse sul medesimo territorio: «In genere, le comunità musulmane
avanzano richieste ragionevoli: come l’attribuzione di terreni per la costruzione di moschee o di spazi loro specificamente dedicati nei cimiteri (ma come si concilia la tradizione musulmana dell’inumazione del cadavere direttamente nella terra con le norme igienico-sanitarie ordinariamente seguite nei paesi occidentali?); la possibilità di alimentazione halal (cioè secondo le norme coraniche) nei luoghi pubblici (ma il problema è delicato per le scuole, le carceri, gli ospedali, le caserme); la libertà di abbigliamento nei luoghi pubblici (ma il portare il higiab, cioè il velo che copre gola e capelli delle donne, è stato di recente contestato in Francia da gruppi progressisti che vi hanno unilateralmente letto un fattore di discriminazione e di umiliazione per la donna; e che
considerano frutto di educazione repressiva il fatto che molte donne musulmane rifiutino di toglierselo); la possibilità di rispettare il calendario liturgico musulmano nelle scuole ed enti pubblici locali (ma come ]a mettiamo con le esigenze degli orari legati al lavoro e alla produzione in paesi dove vige una
disciplina calendariale cristiana o laica?)».

 

A questo proposito vale la pena di ricordare una storiella che circolava negli ambienti giornalistici all’epoca dei preziosi colloqui di Camp David per riportare la pace tra Egitto e Israele: si osservò che, celebrando Carter la festa settimanale di domenica, mentre Rabin la celebrava di sabato e Sadat di venerdì, il lavoro diplomatico poteva liberamente svolgersi negli altri quattro giorni della settimana… E poi, si fa presto a dire moschea. Intanto, una moschea come si deve è normalmente fornita di adeguato minareto, dalla balconata del quale la voce stentorea del muezzin – magari registrata e
amplificata da moderni altoparlanti – invita perentoriamente i fedeli alla preghiera quotidiana cinque volte al giorno, a cominciare dall’alba. Questa difficoltà ha fatto sì che la nuova grande moschea di Lione, inaugurata solennemente all’inizio di ottobre alla presenza di imam, rabbini e vescovi, abbia in
realtà un minareto bassissimo, «un baby minareto orfano di muezzin», come scrive l’inviato della Stampa di Torino, Enrico Benedetto. Il quale riferisce anche le considerazoni del ministro francese dell’Interno, il corso Charles Pasqua: «Se (gli islamici di Francia: cinque milioni in tutto il paese, 130 mila solo a Lione ndr) dovessero produrre influenze contrarie alla nostra tradizione, il pericolo diverrebbe grave. Una situazione del genere non l’accetteremo mai, né potremmo lasciarla guadagnar terreno a poco a poco».

 

Ora abbiamo una grande moschea anche a Roma, nel cuore di quella che una volta si chiamava la cristianità: ma non vale il reciproco, ossia nessuna chiesa cristiana può essere eretta alla Mecca né in tutta l’Arabia Saudita, cuore dell’Islam. E allora? In Italia oggi la questione sale di fervore e sta
per raggiungere rapidamente livelli francesi, guadagnando il terreno perduto con l’eliminazione delle colonie dopo la caduta del fascismo. Se ne occupa Massimo Ghirelli nel libro Immigrati brava gente, edito da Sperling & Kupfer, scrivendo: «Il venerdì, nel centro di Roma (come in quelli di Milano, di
Catania, di Modena, di Mazara del Vallo) decine di migliaia di persone, fedeli di un credo diverso, svolgono il loro tappetino e pregano il loro Dio
inchinandosi a Oriente, in direzione dell’ unico centro, la Mecca…

 

In Italia, e non soltanto tra gli stranieri, sono presenti molte religioni, alcune da sempre, altre arrivate in tempi più recenti: ci sono ebrei, cristiani
(forse qui voleva dire cattolici, ndr), ortodossi, protestanti, testimoni di Geova, buddisti, perfino mormoni (forse ignora che sono cristiani, ndr). Ma è l’Islam, con circa 15 mila fedeli a Roma e oltre 50mila nella sola provincia di Milano, la religione della maggioranza degli immigrati» (pag. 721). Ma si tratta di cifre del 1993, ormai assai incrementate. Che cosa ci aspetta? Fino a quando Catilina abuserà della nostra pazienza?
Tratto da Ethnica – Popoli e culture
Anno II – numero 4 – Autunno 1994

Print Friendly

Related Posts

Leave a Comment