Bisonti della strada a Marghera: adesso blocchiamo noi l’Ilva

di REDAZIONEilva

Scatta oggi il blocco davanti ai cancelli dell’Ilva di Porto Marghera. Ad ostacolare gli ingressi e le uscite in via dei Sali, annuncia la Cgia di Mestre, sono i 300 piccoli autotrasportatori, nella stragrande maggioranza artigiani, che lavorano per il gruppo siderurgico. “I crediti vantati dai trasportatori veneti nei confronti dell’acciaieria – denuncia Paolo Zabeo, a nome degli Artigiani di Mestre – ammontano a circa 5 milioni di euro. Gli ultimi pagamenti onorati dall’Ilva risalgono addirittura all’aprile scorso. Una situazione che per centinaia e centinaia di operatori è diventata ormai insostenibile. Un problema, comunque, che non riguarda solo il polo veneziano. A livello nazionale sono circa 40 i milioni di euro che il gruppo deve agli autotrasportatori italiani”. Ormai, fanno sapere dalla Cgia, l’unica via rimasta è quella di dare il via “ad una dura protesta nel tentativo di sbloccare una situazione che si e’ fatta incandescente”.

Ilva fa finta di niente

“Le reiterate richieste di chiarimenti inviate all’Ilva che, ricordiamo, è commissariata dal giugno del 2013 – prosegue Zabeo – sono cadute miseramente nel vuoto. Il silenzio assordante dell’acciaieria ha portato all’esasperazione i camionisti, tanto da far alzare i toni dello scontro. Il blocco ai cancelli di via dei Sali previsto per lunedì, infatti, rappresenta una forma estrema che si sarebbe potuto evitare dando più ascolto ai trasportatori”. A partire da domani, pertanto, le aziende che lavorano per conto dell’Ilva si asterranno dall’effettuare ulteriori trasporti di merci per l’acciaieria, manifestando il loro malessere di fronte allo stabilimento di Porto Marghera. “Pur essendo a conoscenza delle difficoltà in cui versa l’acciaieria – conclude Zabeo – gli autotrasportatori chiedono di poter lavorare con un minimo di serenità e regolarità, iniziare un confronto che porti a normali rapporti lavorativi senza rischiare la chiusura delle proprie attività a causa dei mancati pagamenti che ormai hanno raggiunto una dimensione non più sopportabile”

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