Cgia, lettera aperta a Renzi: partite Iva, gli schiavi del fisco

di GIUSEPPE BORTOLUSSIPARTITE IVA
Preg.mo Presidente Renzi, il cosiddetto popolo delle partite Iva sta vivendo un momento molto difficile: i dati dell’Istat ci dicono che, a seguito della crisi economica, è il corpo sociale che più degli altri è scivolato verso il baratro della povertà e dell’esclusione sociale. Questa categoria produttiva – costituita da lavoratori autonomi, da professionisti e da freelance – non ha potuto beneficiare delle più importanti misure a favore del mondo produttivo che ha messo in campo in questi primi 14 mesi di lavoro. Nel corso degli anni questi contribuenti hanno subito un progressivo aumento del prelievo previdenziale.

 

Sebbene il Suo governo abbia eliminato l’ inasprimento previsto per il 2015, dal 2016 riprenderà lacrescita dell’aliquota contributiva della gestione separata Inps.

 

Le ricordo, altresì, che oltre il 70 per cento degli artigiani e dei commercianti lavora da solo. Anche questi lavoratori indipendenti sono riconducibili al popolo delle partite Iva: anche quest’anno subiscono un altro aumento di quasi 0,5 punti percentuali dell’ aliquota contributiva Inps che annulla gli effetti positivi del credito Irap del 10 per cento introdotto dal 2015.

 

La Legge di Stabilità ha istituito il nuovo regime dei minimi che doveva semplificare e alleggerire il carico fiscale per questi soggetti: il risultato è stato controverso e per certi versi addirittura peggiorativo rispetto ai regimi forfettari in essere. Alla fine, grazie al decreto Milleproroghe, si è fatto marcia indietro e si è ritornati alla situazione in vigore fino all’anno scorso.

 

Il taglio dell’Irap sul costo del lavoro non riguarderà le attività che non hanno dipendenti, mentre sembra sfumata l’ipotesi di estendere anche a queste partite Iva il bonus degli 80 euro. A differenza dei lavoratori dipendenti, quando un autonomo chiude definitivamente bottega non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito: non beneficia dell’indennità di disoccupazione e di alcuna forma di cassa integrazione in deroga e/o ordinaria/straordinaria. Una volta chiusa l‘attività è costretto a rimettersi in gioco cercando un nuovo lavoro. Purtroppo non è facile trovarne un altro: spesso l’età non più giovanissima e le difficoltà del momento costituiscono una barriera invalicabile al reinserimento, spingendo queste persone verso forme di occupazione completamente in nero. E’ sempre più evidente a tutti che la precarietà si annida soprattutto tra questi soggetti.

 

Non voglio essere frainteso: la questione non va affrontata mettendo gli uni contro gli altri, ipotizzando di togliere alcune garanzie ai lavoratori dipendenti per darle agli autonomi, ma allargando l’impiego di alcuni ammortizzatori sociali anche a questi ultimi che, almeno in parte, dovrebbero pagarseli.

 

Con il Jobs act è iniziato un percorso importante: prosegua su questa direzione. Grazie al Suo governo si è finalmente avviata la riduzione del carico fiscale sui cittadini e sulle imprese. Non è ancora sufficiente, ma è un merito che Le riconosco. In un territorio come il Veneto dove il ceto medio produttivo costituisce il tessuto connettivo dell’economia è necessario che il Suo Esecutivo trovi la forza e soprattutto le risorse per aiutare questa categoria di lavoratori che in prospettiva può essere determinante per riagganciare la ripresa e rilanciare l’occupazione del Paese.

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5 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Il problema è che i lavoratori dipendenti hanno forza contrattuale, qualunque sia la loro casellina contrattuale.
    Le piccole partite iva si affidano ad associazioni di categoria che con il governi in carica sono pappa e ciccia: più adempimenti, sgravi, documentazioni di ogni tipo si inventano i soloni politici, e più le associazioni di categoria invitano “a portare le carte” ché ci pensano loro.
    Il nemico principale delle partite iva italiane è questo stato burocratico di merda e le associazioni di categoria ci lucrano sopra.
    Unica possibilità di reagire che hanno i detentori di partita iva è cessare l’attività ed andar a fare lo stesso lavoro in un altro stato, ma pochi ne hanno capacità e possibilità.
    E poi, perché devo andarmene io dalla terra dove sono nato e non cacciare fuori loro ?
    Perché in altri stati sono richiesti idraulici e piastrellisti, infermieri e medici, imprenditori grandi e piccoli in ogni settore, ma mai burocrati e politici italiani, questi nessuno li vuole.
    Sicuramente sono graditi i quattrini che loro e non le imprese portano nei paradisi fiscali con il silenzio assenso della GdF.

  2. Adriano says:

    Caro Bortolussi, ammiro da sempre la sua grande preparazione tecnica e la sua onestà intellettuale ma, come dice Gilberto Oneto, il problema non è Renzi o berlusconi oppure Monti, ma l’i taglia. Dove non vogliono (o non hanno la forza) tagliare le spese ed anzi l’esercito dei mantenuti aumenta sempre più.

    Con stima!
    Adriano di Treviso

  3. MICHELBERG says:

    GIUSEPPE, GIUSEPPE…

    RICORDI QUANDO ORMAI VENTI ANNI FA, DIMOSTRAI A TE INCREDULO

    IN QUEL DI MANERBA DEL GARDA ( CON ALTERNATIVA FISCALE ) , CHE PER UN IMBIANCHINO MILLE EURO IN PIU’ DI FATTURATO GLI COSTAVANO 830 EURO ( VA BE’ C’ERA LA LIRA) .

    PERCHE’ ALLA FINE QUEL CHE CONTA……E’ COSA TI RIMANE IN TASCA !!!

    ,

  4. Frico says:

    “Grazie al Suo governo si è finalmente avviata la riduzione del carico fiscale sui cittadini e sulle imprese” ma per favore, questa potevate risparmiarvela! Lecchini!

  5. Dan says:

    Il popolo della partite iva riesce, è ancora disposto a pagare le tasse ? Allora non sta abbastanza male, non sta vivendo un momento troppo difficile

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