C’era una volta la Lega… Roma non piange per la morte del Federalismo

FEDERALISMOC’era una volta la Lega…

 

di GIANCARLO PAGLIARINI –

(pubblicato su LaPadania – 28/07/1998)

“Nessuno a Roma piange per la morte del federalismo. Non ne sono sorpreso. Alle grandi istituzioni, ai partiti nazionali e ai sindacati il federalismo non é mai  piaciuto. Ne hanno parlato perché la Lega li aveva obbligati a farlo. Ma senza entusiasmo e con la segreta speranza che il problema prima o poi si sarebbe dissolto nella nebbia della crisi.”

Questa non é una citazione da un discorso di Bossi, ma da un articolo pubblicato Sabato scorso  dal Corriere della Sera . L’autore é  Sergio Romano. Il titolo é  “c’era una volta il federalismo”.

Nell’articolo c’é un’altra dichiarazione che sembra presa pari pari da un comizio di Bossi. E’ questa :  “esiste una nomenklatura politica , amministrativa, economica, sindacale per cui l’Italia deve restare una e indivisibile”.

E’ una dichiarazione che voglio approfondire perché ho sempre pensato, detto e scritto che sono i detentori del potere quelli che  bloccano ogni cambiamento . Ci sono intellettuali che si tirano dietro  una  “società civile ” sempre più disinformata e ci sono politici che recitano nei teatrini dei palazzi romani . Ma sono solo  dei mercenari, abili e ben retribuiti, al servizio  dei detentori del potere per cercare di bloccare  ogni cambiamento nella direzione di maggiore libertà , consapevolezza e responsabilità . Nel suo articolo  Sergio Romano li ha individuati quasi tutti : mancano solo alcuni  uomini della  Chiesa.

Meglio tardi che mai . La Lega Nord ci era già arrivata. I commenti esposti qui di seguito non sono stati scritti dopo aver letto la dichiarazione di Sergio Romano di Sabato scorso , ma li trovate negli atti del congresso federale della Lega Nord del  Febbraio 1997.

“Quello che vi ho detto é così semplice, così logico, che molti adesso staranno pensando “ma dov’è l’imbroglio?  Se é  tutto così semplice come dice il Pagliarini, perché non si fa subito questa benedetta secessione, se é veramente conveniente per tutti?”

C’é un motivo. Anzi, ce ne sono sei di motivi : ed hanno il nome dei sei detentori del potere nel nostro paese. Loro sanno benissimo che migliorando la struttura e l’organizzazione del paese , cambierebbe anche la “mappa del potere” . Questi signori non intendono rinunciare ad una virgola del loro potere, anche a costo di trascinare il paese  in una recessione drammatica ,  ed anche a costo di condannarlo al sottosviluppo.

Ma non posso lanciare accuse  e basta . Devo fare nomi e cognomi. Eccoli, in ordine alfabetico.

1.         La burocrazia dello Stato centrale    

Questi signori, sia ben chiaro, non sono tutti necessariamente disonesti. Ma la loro mentalità e la loro cultura sono lontane anni luce  dalla mentalità e dalla cultura Padana, e questo ha sicuramente reso  l’Italia lo Stato più centrale e più inefficiente dell’occidente. Questi signori hanno notevoli privilegi , tutti finanziati con le tasse pagate dai cittadini della Padania, e quindi é logico che stiano cercando in tutti i modi di bloccare il nostro progetto. E per bloccarlo si arrampicano sugli specchi e cercano  ogni giorno di inventare qualcosa che giustifichi la teoria , non pragmatica ed economicamente assurda, dell’unità d’Italia.

2.         Le grandi industrie

Oggi come ieri chi controlla le grandi industrie non deve fare altro che volare a Roma, discutere con tre o quattro segretari di partito e  con un paio di leaders  sindacali , ed ottiene progetti come  quello di Melfi , che ha creato posti di lavoro a Melfi, ma che ha gettato nella disperazione tante famiglie di Chivasso ,  che ha dato sicuramente un buon contributo alla formazione dell’utile consolidato del gruppo Fiat.

Il nostro progetto di separazione consensuale e di creazione della repubblica Federale Padana li obbligherebbe ad un serio confronto con il mercato ,  ad una maggiore efficienza ,  ad essere più bravi dei concorrenti oppure a chiudere per lasciare il passo ad imprenditori  più preparati , più attenti alla fabbrica e al mercato e meno alla politica.

In realtà il nostro progetto per loro rappresenta una sfida, e dovrebbe essere colto come una opportunità.  Ma noi sappiamo già che questi signori saranno tutti con noi quando capiranno che il cambiamento é inevitabile. E’ sempre successo così. Adesso anche loro cercano di bloccare il cambiamento, e per farlo gli uomini di Confindustria scrivono  cose assurde sul Sole-24 ore, ne dicono  altrettante ai convegni e ai dibattiti, e si arrampicano sugli specchi per inventarsi  qualcosa che giustifichi questa ,  a mio parere ,  antistorica ed illogica unità e  indissolubilità del paese.

3.         La mafia                     

La mafia oggi é molto potente. Dunque il paese organizzato in questo modo gli sta bene, e non mi pare che la mafia stia lavorando per cambiarlo .  Aggiungo   che nelle regioni dove la mafia é più forte, le elezioni politiche e amministrative non sono state vinte dalla Lega Nord, ma da partiti che considerano un dogma quello dell’unità e dell’indissolubilità dell’Italia.

4.         I politici di professione         

Voi sapete come é organizzato oggi questo  paese : quasi tutti i soldi delle tasse vanno a Roma, e da Roma le risorse finanziarie vengono ridistribuite  alle varie parti del paese. E’ un sistema assolutamente illogico : i cittadini di Bergamo pagano le tasse, mandano i soldi a Roma, e Roma trasferisce i soldi a Bergamo. Naturalmente Roma ne manda indietro  molti di meno

Bene, in questa situazione i politici di professione , negli anni,  hanno sviluppato un know-how particolare : quello di riuscire a indirizzare, con metodi legali, le risorse finanziarie da Roma verso i loro collegi. E’ una situazione assurda, ma questa é la caratteristica dello stato Italiano . L’ossessione dei politici di professione é sempre stata quella di far approvare spese a favore dei  loro collegi. I risultati di questa cultura sono sotto gli occhi di tutti.  Se si realizzasse il nostro progetto il know-how di questi signori sarebbe completamente inutile : gli toccherebbe di mettersi a lavorare. Ecco perché anche per loro l’unità del paese é un dogma, ed ecco perché anche loro si arrampicano sugli specchi per trovare motivi per difendere questo dogma.

5.         I sindacati                 

I sindacati nel corso del 1995 hanno incassato dallo Stato  poco più  di 1.300 miliardi. Questa cifra é il risultato di una stima di larga massima il cui dettaglio é esposto qui di seguito :

–           circa 400 miliardi per i finanziamenti ai patronati

–           circa 50 miliardi per le quote sindacali sulle prestazioni di disoccupazione agricola

–           circa 300 miliardi per le ritenute sindacali sulle pensioni

–           circa 350 miliardi dalle quote associative del  tesseramento sindacale dei lavoratori in attività .

Alle cifre indicate nel paragrafo precedente (che in totale fanno circa 1.100 miliardi)  é necessario aggiungere il costo sostenuto dallo Stato per i distacchi sindacali. Su questo costo si hanno poche notizie, tuttavia esso potrebbe aggirarsi sui 200 miliardi, nell’ipotesi che il personale in questione sia di circa 5.000 persone.

Siamo arrivati a circa 1.300 miliardi, ma a questa cifra   é necessario aggiungere le entrate da altre attività, come i CAF, il SUNIA, eccetera,

Naturalmente non sono disponibili bilanci dai quali  risultino tutte le attività direttamente o indirettamente riconducibili alle organizzazioni sindacali su tutto il territorio nazionale.

Per capire cosa significano circa 1.300 miliardi, pensate che nel 1995 l’utile netto consolidato dell’INA , una delle poche privatizzazioni che abbiamo fatto, é stato di 412 miliardi. E pensate che per arrivare alla cifra che i sindacati hanno incassato dai cittadini italiani , all’utile netto consolidato dell’INA  dovremmo aggiungere gli utili della Pirelli (304 miliardi ) , più quelli  della  Banca Commerciale Italiana (362 miliardi) , più quelli della  SAI (assicurazioni : 90 miliardi) , più quelli della  Parmalat (143 miliardi) , più quelli della  Italcementi (53 miliardi) .

Perfino la Corte dei conti nell’ultima relazione  al rendiconto generale dello Stato per il 1995 ha rilevato “l’eccessiva entità del finanziamento destinato ai Patronati, tenuto anche conto della difficile situazione delle gestioni previdenziali dalle quali si attinge per il loro finanziamento”.

Voi capite che in questa situazione il sindacalista onesto difende con tutte le sue forze l’unità d’Italia, perché questo paese gli dà le risorse finanziarie che gli consentono di lavorare per realizzare i suoi ideali. E dunque anche il sindacato cerca di bloccare il nostro progetto , e per farlo anche i sindacalisti più onesti   si arrampicano sugli specchi per inventarsi  qualcosa che giustifichi l’unità e l’indissolubilità del paese.

6.         Gli uomini della Chiesa (attenzione : non “la Chiesa”)

Infine, ci sono alcuni uomini della Chiesa (non la Chiesa, perché la Chiesa é una cosa seria, riguarda le nostre coscienze, e secondo me non c’entra per niente con la politica).

Siamo in tanti a chiederci, esterrefatti, perché mai ogni tanto gli uomini della Chiesa prendono partito per l’unità Italia.

Se il signor Brambilla crede in certi valori, li rispetterà, e di conseguenza la sua vita sarà caratterizzata da comportamenti coerenti con la dottrina della Chiesa Cattolica. Ma, perbacco, il signor Brambilla può rispettare questi valori e la dottrina della Chiesa Cattolica sia da cittadino della Repubblica Federale della Padania che da cittadino della Repubblica italiana. Onestamente io non riesco a capire  cosa gli interessa agli uomini della Chiesa se questo signor Brambilla é cittadino  della Padania o  dell’Italia”.

Ho riproposto queste considerazioni discusse in un congresso della Lega Nord più di due anni fa perché fa piacere vedere che almeno in parte sono state riprese da un commentatore  attento e “scomodo” come Sergio Romano , con cui si può essere d’accordo su tante cose e in disaccordo su tante altre, ma i pregi del coraggio e della libertà  intellettuale  glieli dobbiamo riconoscere.

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