C’era una volta la Lega / Fino a quando li lasceremo fare?

prefettiC’era una volta la Lega…

di GIANCARLO PAGLIARINI – (PUBBLICATO su LaPadania –  29/04/1997) – Cominciamo con Milano: al ballottaggio andranno Albertini e Fumagalli. Sono due persone per bene, perché i detentori del potere non potevano certo presentare ancora gente dello stampo di Aniasi o di Pillitteri.

Faccio i miei auguri a tutti e due, ma al ballottaggio andrò in montagna o a Pontida e non voterò né per l’uno né per l’altro, per questi tre motivi:

1. Sappiamo già tutti come andrà a finire: a Milano vincerà Albertini. Per il semplice motivo che lo hanno già deciso a Roma. Hanno deciso che al Parlamento per il momento comanda “Roma-Ulivo”, però, per tentare di bloccare il processo di libertà della Padania, é necessario dare l’impressione che i cittadini hanno anche un’altra scelta, e questa seconda finta scelta si chiama “Roma-Polo”. E’ solo logico che questa seconda finta scelta debba avere qualche ruolo, qualche responsabilità e qualche soddisfazione. Così i detentori del potere hanno assegnato le parti: Bertinotti dà i numeri, e Berlusconi fa il “salvatore della patria” in Parlamento. E in questo modo, vedrete che tra un pò i partiti romani approveranno nuove tasse, tutte pagate dalla Padania. Poi approveranno una riforma delle pensioni: tanto i contributi sociali li hanno versati i lavoratori Padani, e la riforma colpirà proprio loro. E poi, accetto scommesse, vedrete che qualcuno proporrà anche di congelare il debito pubblico, che per la maggior parte é detenuto da cittadini Padani. Al “salvatore della patria” gli faranno qualche favore con la giustizia, che sarà impegnatissima contro i dirigenti della Lega Nord e contro i cittadini colpevoli di tenere in casa copie del “va pensiero”. Gli daranno una mano con le televisioni, e adesso gli danno qualche città dove Roma-Polo possa dare l’illusione di esistere e di comandare. In realtà sappiamo benissimo che in Italia comanda solo chi ha dietro alle spalle il potere dei sindacati e quello della Chiesa, e quest’uomo non é Berlusconi.

 

2. Secondo motivo, e scusate se é poco, io vorrei evitare che i miei figli siano condannati a vivere in mezzo ai delinquenti e agli spacciatori di droga. Formentini ha dichiarato di voler bloccare la malavita organizzata Albanese ed ha chiesto che il Sindaco sia il responsabile delle forze di polizia. Albertini e Fumagalli stendono tappeti rossi agli Albanesi e non hanno mai pensato di chiedere che i prefetti di Napoleonica memoria se ne tornino a casa e che i loro poteri vengano trasferiti ai Sindaci. Anche in questo i due sono identici, ed é logico: il loro compito principale é la tutela del potere romano.

 

3. Questa non é fantapolitica: Albertini e Fumagalli sono identici e Polo e Ulivo sono al servizio di Roma. Io sono convinto che la storia mi darà ragione. Ma se vogliamo scendere più in dettaglio, ecco un terzo motivo: Albertini e Fumagalli non fanno oggettivamente gli interessi dei milanesi. La prova ? Semplice: nei vari dibattiti tutti e due hanno detto, e ripeteranno nei prossimi giorni, che per Milano servono più risorse finanziarie. Insomma, più quattrini. Albertini propone di spingere sulle privatizzazioni, Fumagalli, più sofisticato, raccomanda di finanziare Milano con progetti di “project financing”. Ma nessuno dei due affronta il problema dalla base: perché Milano ha bisogno di quattrini? Semplice, perché praticamente tutti i soldi delle tasse dei milanesi vanno a Roma, e a Milano ne ritornano pochissimi. Meno dell’8%. Questa situazione ad Albertini, a Fumagalli ed ai partiti che supportano le loro candidature sta benissimo. Ma é chiaro che la vera soluzione dei problemi finanziari di Milano é legata alla libertà della Padania e all’eliminazione dello strapotere dello Stato centrale romano.

Ma passiamo da Milano ai problemi di tutta la Padania. Queste elezioni amministrative hanno dimostrato con molta chiarezza tre cose:

1. Nelle grandi città i detentori del potere sono riusciti a bloccare i voti a favore della libertà della Padania.

Nelle grandi città questo progetto riesce perché é veramente significativa la presenza di meridionali: siamo sul 40%. Essi, salvo poche eccezioni, hanno espresso un voto etnico, e così hanno votato contro la Lega Nord ed a favore di uno o dell’altro dei partiti di Roma. In realtà io sono convinto che in questo modo il loro voto é anche e soprattutto un voto contro il mezzogiorno: perché in questo modo confermano di voler continuare sulla via del sottosviluppo e dell’assistenzialismo. Non capiscono che ci sono delle alternative. Preferiscono queste prassi suicide alla nostra proposta di separazione consensuale, che darebbe al Sud più responsabilità ed una moneta più competitiva.

2. Nelle piccole città ci sono meno meridionali, e la Lega Nord é più vicina alla gente. Il nostro progetto lo capiscono tutti i cittadini, meridionali e no. E questo spiega i risultati delle elezioni di Lonato, Volpago, Pordenone, Oderzo, Lazate, Chiuduno, Almé, Palazzago, Peschiera del Garda, eccetera, dove i voti a favore dei candidati presentati dalla lega Nord sono stati dei plebisciti, con percentuali dal 50 al 70 per cento.

Certo, la Lega Nord é cresciuta anche nelle grandi città: basta ricordare che a Milano siamo passati dal 12% delle politiche di un anno fa al 20% di Domenica scorsa. Ma un cittadino su cinque a Milano non é sufficiente per salvare l’economia e la libertà della Padania.

3. Tutti nella Lega Nord vogliono investire sui nostri valori comuni, che sono la libertà, la cultura, la qualità della vita, la solidarietà, e via dicendo.

Tutti nella Lega Nord sanno che la via per essere liberi e poter continuare a coltivare questi valori é segnata. Non vedo serie alternative. Il percorso é questo:

Primo: dobbiamo ottenere il diritto all’autodeterminazione.

Secondo: dopo potremo proporre e realizzare la separazione consensuale del paese. Da una parte la Repubblica Federale della Padania, che sarà dentro all’Unione Monetaria. E dall’altra parte la Repubblica della Magna Grecia, che sarà provvisoriamente in una incubatrice perché si rinforzino e diventino più competivi il suo turismo, la sua agricoltura, il suo sistema produttivo, si combatta la disoccupazione, aumentino le esportazioni ed anche il senso di responsabilità dei politici meridionali.

Sappiamo tutti che solo in questo modo sarà possibile salvare l’economia e la libertà della Padania.

Infatti per salvare l’economia é necessario che la Padania entri nell’Unione Monetaria, perché solo in questo modo le tasse delle nostre società scenderanno dall’assurda aliquota di oggi, che é ormai vicina al 70%, all’aliquota massima del 35%. In questo modo saranno possibili investimenti nella ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, nuovi impianti e macchinari, nuovi cicli produttivi. In una parola, solo così le nostre imprese eviteranno di chiudere per tasse, potranno essere competitive e continuare a generare occupazione. Ma se la Padania non si libererà da Roma e resterà in Italia, dovrà continuare a finanziare col suo lavoro l’inefficienza di questo Stato ed i consumi del mezzogiorno, che senza maggiori responsabilità ed una moneta più competitiva non riuscirà a combattere la disoccupazione, a generare vero PIL, e ad essere competitivo in Europa. E in questo caso una dopo l’altra tutte le nostre aziende dovranno chiudere o emigrare, e il paese sprofonderà in una terribile recessione. Non ci lasceranno aderire nemmeno alla costituenda Unione Monetaria africana, altro che Europa.

Per salvare la libertà in Padania é evidentemente necessario che le varie facce del potere non restino tutte strettamente nelle mani di non Padani. Mi riferisco a prefetti, segretari comunali, giudici, poliziotti, carabinieri, professori, impiegati delle poste e burocrati vari. Ma se la Padania non si libererà da Roma e resterà in Italia, la nostra cultura, che é pratica, pragmatica, europea, non influenzerà le leggi, la prassi quotidiana e la qualità della nostra vita. Tutto ciò é oggettivamente assurdo.

Ma che fare per raggiungere questi obiettivi e salvare la qualità della vita in tutta la nostra area geografica ? Torino, Milano ed altre grandi città oggi non sono città Padane per tre motivi:

– Ci sono ancora troppi meridionali che non capiscono quali sono i loro veri interessi e votano contro sé stessi.

– Ci sono troppi Padani il cui voto é pesantemente guidato da uomini della chiesa e da sindacati che, per tutelare interessi legittimi, ma di parte, non vogliono la libertà della Padania.

– E ci sono troppi Padani il cui voto é pesantemente influenzato da uomini della grande industria, della massoneria, della burocrazia statale, della mafia, della sacra corona unita, che, per tutelare interessi assolutamente non legittimi, non vogliono la libertà della Padania.

 

Che fare? La lega Nord ha un solo obiettivo, molto chiaro e condiviso da tutti, e lo abbiamo appena visto. Ma da sempre la Lega nord ha due anime, che vedono due strade diverse per raggiungere il nostro comune obiettivo: un’anima moderata ed ottimista, ben rappresentata dal Formentini sindaco di Milano, che pensa che il nostro obiettivo può essere raggiunto lavorando diligentemente, facendo ragionare la gente, ed ottenendo poco alla volta il loro consenso, come é successo a Volpago, a Lonato, a Palazzago, e in tante, tante altre città della Padania.

E un’anima più realista e con meno illusioni, che si rende conto che non riusciremo mai a far ragionare i tanti che sfruttano la Padania. Quelli continueranno a sfruttarci esattamente fino a quando glielo losceremo fare. Gli Inglesi, ricordiamocelo, non hanno lasciato l’India perché con le buone li hanno fatti ragionare. Gandi ha usato la forza. Non necessariamente la violenza, ma la forza. E questa seconda anima, secondo me, é proprio rappresentata dai cittadini. Dalla gente di Peschiera del Garda, di Chiuduno e di tante altre città della Padania, che non ne possono più, e lo dicono chiaramente ai dirigenti della Lega, nelle sezioni e durante gli incontri pubblici. Non ne possono proprio più di essere sfruttati e di essere comandati, giudicati, serviti (male) e di vedere i propri figli indottrinati da rappresentanti di una cultura così lontana e così diversa dalla cultura Padana. Non dico né peggiore né migliore, ma profondamente diversa ed oggettivamente incompatibile.

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