C’era una volta il Federalismo. Come spiegava la riforma il ministro Calderoli

federalismo(Era il 2005 e il sogno del federalismo si poteva quasi toccare con mano. Quasi. Perché di quella riforma illustrata in un chiaro articolo dall’allora ministro Roberto Calderoli, non sono più pervenute notizie. Riforma inghiottita delle nebbie romane e dalle alleanze romane. Da dove occorrerebbe ripartire? Cosa chiedere ai partiti prima di siglare un’alleanza? Il Federalismo è roba da museo o si può ancora pronunciare la sua parola? Rileggiamo quello che scrisse Calderoli per il settimanale “Il Federalismo” a “botta calda” della riforma, nel maggio 2005.  ste.pi.)

di ROBERTO CALDEROLI, ministro per le riforme istituzionali – La strada da percorrere per avere uno Stato più efficiente, in grado di assicurare un miglioramento dei servizi e del funzionamento complessivo della macchina statale, con una conseguente notevole riduzione dei costi, è quella che porta al Federalismo. È l’unica via possibile da seguire, alternative non ne esistono, come del resto insegna la storia recente, e come confermano autorevoli studi realizzati a riguardo.
Quella federalista, del resto, è la strada che, nell’ultimo ventennio, è stata intrapresa dalla grande maggioranza delle democrazie dei Paesi occidentali, seguendo un naturale e costante cammino che ha portato al trasferimento dei poteri dello Stato centrale ad entità
territoriali limitate per dimensioni e funzioni, invertendo così il trend degli ultimi due secoli, diametralmente opposto, in cui si era assistito ad una spinta verso la centralizzazione dei poteri: è avvenuto così in Europa, da tempo, in Germania, con il continuo ampliamento dei poteri dei Länder, ma anche più di recente nel Regno Unito, con la devoluzione, e persino in Francia, modello tipico di Stato centralista, con l’istituzione delle Regioni.

Avere uno Stato più snello, moderno e dunque più efficiente, adeguando la nostra Costituzione, scritta e approvata nel 1947, alle mutate esigenze e necessità di una moderna democrazia liberale, di stampo occidentale, mantenendo però, al tempo stesso, intatto e inalterato l’intero sistema dei valori intorno al quale è stata scritta la nostra Carta costituzionale: è questo l’obiettivo che ci siamo prefissati di raggiungere attraverso la riforma costituzionale che questa maggioranza sta portando avanti con determinazione e coraggio e intende approvare prima del termine di questa legislatura.

Una riforma importante e complessa, che ci è stata espressamente chiesta dal corpo elettorale che, alle elezioni politiche del 2001, ha votato questa maggioranza e il suo programma politico amministrativo, avente il suo cardine nel cambiamento e nel rinnovamento che avrebbero determinato le nostre riforme, prima fra tutte proprio quella istituzionale. Si tratta di una riforma che cambierà questo Stato, andando a modificare 53 articoli e a riscrivere ampiamente la seconda parte della Carta costituzionale, introducendo cambiamenti della forma di Stato e della forma di governo, necessari per rendere il nostro Stato più leggero, meno costoso e più funzionale, proprio come richiesto dai cittadini, applicando un modello che, come sperimentato da altri Paesi, ha sempre assicurato notevoli e vantaggiosi risultati per quanto riguarda la riduzione dei costi, il miglioramento dei servizi ed il funzionamento della macchina pubblica, il modello federalista appunto.

E in questa logica federalista, già seguita, come detto, dalle più importanti democrazie occidentali, si inquadra la scelta della devoluzione, cuore pulsante della nostra riforma costituzionale, ovvero la previsione costituzionale di un’attribuzione di una potestà
legislativa esclusiva alle Regioni in alcune materie di cruciale importanza nella vita quotidiana di ogni cittadino, quali la sanità, l’organizzazione scolastica, compresa la parte riguardante i programmi scolastici di interesse regionale, e la polizia locale.

Per la prima volta, quindi, le nostre Regioni avranno la potestà legislativa esclusiva su queste tre fondamentali materie, ma non solo: tutte le materie che non sono specificatamente di competenza esclusiva dello Stato o di competenza concorrente fra Stato e Regioni rimangono residualmente di competenza esclusiva delle stesse Regioni. Le leggi sulle materie regionali verranno approvate dal livello di governo più vicino ai cittadini (la Regione, appunto), secondo le loro specifiche esigenze. Questa attribuzione di competenze e poteri alle Regioni comporta, ovviamente, un maggiore coinvolgimento e una maggiore presenza del territorio nella sede parlamentare.

 

Da qui l’istituzione del Senato federale, organo rappresentativo del territorio, per la sua composizione, visto che i senatori verranno
eletti contestualmente ai Consigli regionali e il loro destino sarà legato a quello del Consiglio regionale stesso: ad ogni nuova elezione del Consiglio regionale si eleggeranno anche i senatori della Regione, che subentrano a quelli in precedenza eletti. Ma il Senato federale rappresenterà il territorio anche per le funzioni, dovendo legiferare sulle materie concorrenti tra Stato e Regioni, a differenza della Camera, che invece approverà le leggi per le materie di competenza esclusiva dello Stato. La lettura bicamerale resterà soltanto per quelle norme riguardanti i grandi principi e le garanzie.

L’eliminazione del bicameralismo perfetto significa un enorme risparmio dei tempi e dei costi, non essendoci più due Camere che fanno esattamente la stessa cosa, per cui oggi occorre un’intera legislatura per approvare una legge per cui invece, con il nuovo sistema, sarebbero sufficienti solo pochi mesi.
Si tenga poi conto della significativa riduzione del numero dei parlamentari, che snellirà le strutture esistenti e porterà ulteriori risparmi per l’erario. Risparmi, abbiamo detto: sulla base degli ultimi consuntivi disponibili di Camera e Senato, abbiamo effettuato una prima stima, ancorché approssimativa, e abbiamo verificato che la riduzione del numero dei parlamentari produrrebbe un risparmio di circa 400 milioni di euro all’anno.

Con la riduzione dei tempi per l’esame dei progetti di legge, si risparmieranno ogni anno non meno di ulteriori 1,1 miliardi di euro circa. Insomma, il risparmio complessivo potrebbe raggiungere, se non superare, la cifra di 1,5 miliardi di euro all’anno, per una cifra complessiva di 7,5 miliardi di euro risparmiati per legislatura. Un cambiamento così importante e profondo nella forma di Stato, però, non poteva non essere accompagnato da un altrettanto incisivo cambiamento nella forma di Governo, per questa ragione la nostra riforma costituzionale introduce il cosiddetto premierato, grazie al quale avremo un governo guidato da un premier, scelto direttamente dal corpo elettorale insieme alla sua maggioranza, che potrà nominare e revocare i propri ministri e potrà richiedere al Presidente della Repubblica lo scioglimento della Camera.

Lo scioglimento potrà essere evitato solo se la stessa maggioranza espressa dalle elezioni saprà indicare in tempi brevi un nuovo
premier; insomma, i ribaltoni di palazzo, volti ad aggirare la volontà dei cittadini, non saranno possibili. L’introduzione del premierato dovrebbe assicurare una maggior governabilità del Paese, indispensabile, perché rende più rapidi ed efficaci gli interventi e le politiche a livello statale, in una logica in cui lo Stato non va ad invadere la competenza propria delle Regioni.

La nostra riforma costituzionale va quindi esattamente nella direzione indicataci dai cittadini con il voto del 2001, quando hanno espresso la loro preferenza a favore sia di una ampia sfera di autogoverno federale, sia di un governo che sia in grado di governare.
Questa riforma, però, rappresenta solo il primo gradino da salire nella strada che porta alla trasformazione federalista dello Stato: l’approvazione della devoluzione è infatti soltanto il primo passo, quello istituzionale, ma il percorso per concretizzare un vero Federalismo è assai più lungo e richiederà ulteriore attività legislativa nazionale e regionale.

Ci si dovrà confrontare, in particolare, con la questione dell’autonomia per le risorse finanziarie: il Federalismo fiscale. La nostra riforma indica la strada, stabilendo tempi certi per i trasferimenti di risorse a Regioni ed enti locali ai fini dell’esercizio delle nuove competenze e, soprattutto, per la realizzazione del Federalismo fiscale, senza aggravi aggiuntivi per i cittadini. Competenze normative e autonomia vera di entrata e di spesa andranno quindi di pari passo e i cittadini potranno controllare e giudicare meglio e direttamente come la macchina pubblica, che effettua il prelievo fiscale, avrà utilizzato i loro soldi sul territorio.

 

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4 Commenti

  1. Giancarlo Pagliarini says:

    Leggo : “L’eliminazione del bicameralismo perfetto significa un enorme risparmio dei tempi e dei costi, non essendoci più due Camere che fanno esattamente la stessa cosa….”
    Opperbacco….ma questo è quello che ha fatto Renzi. E se non sbaglio nella circostanza Calderoli ha votato contro. Chi mi fa capire come mai ha cambiato idea

  2. Giancarlo says:

    Il federalismo era ed è ancora l’unica via per salvare l’italia.
    Ma se si accetta il federalismo, sapete quanta gente qui in italia non potrebbe più mangiare, rubare come è stato per decenni.
    La Lega ha fallito e un partito che fallisce, non cambia solo perché arriva un altro “leader”.
    Il VENETO lo ha capito benissimo e sapendo che se nulla cambia tutto andrà in malora, abbiamo voltato le spalle a questa italietta di balordi, boiardi, mafiosi, ladri e vorrei essere ancora più scurrile, ma per rispetto di coloro che leggono non mi spingo oltre.
    Mai avrei creduto di arrivare ad odiare questa italietta che mi ha rubato la serenità, il futuro ai miei figli e nipoti e che in malafede tiene duro per non perdere i privilegi e le ruberi di pochi a svantaggio di tutti gli altri.
    A parte tutti gli scandali che sappiamo, venire a sapere che l’85% degli immobili del comune di roma non vengono pagati, vuol dire che siamo arrivati non alla frutta ma all’indigestione di queste schifezze !!
    VIA DA ROMA – LOOS VON ROM – NDEMO VIA DA ROMA – MORITURI TE SALUTAT E SCAPEMO VIA…PARCHE’ VOLEMO STAR VIVI, SANI E FELICI.
    WSM

  3. guglielmo says:

    “C’era una volta”……….. la Lega Nord Padania ed i suoi militanti……

    Ora abbiamo la Lega Fratelli d’Italia con i legaioli che sanno solo cacciare cadreghe…..

    Caporali Guglielmo

  4. Paolo says:

    Se i politici volevano il federalismo bastava che lo avessero copiato di sana pianta dalla Germania o dal’ Austria. Questi, invece avevano un unico scopo: Tirarla per le lunghe e così avevano le poltrone assicurate per alcune legislature, così é stato! E del federalismo chi se ne frega. Ora avanti il prossimo e così all’ infinito!

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