Centro-destra senza premier. Maroni non si candida per Roma

di REDAZIONE

Silvio Berlusconi sara’ il leader della coalizione di centrodestra ed il suo nome (come nelle elezioni del 2008) comparira’ nel simbolo del partito. Ma solo per l’Italia. Non per le circoscrizioni estere.  Nulla di nuovo rispetto agli accordi che il Cavaliere aveva preso con gli alleati, Lega in primis, una decina di giorni fa. Il Carroccio infatti aveva dato il via libera ufficiale alla riproposizione del cosiddetto ‘asse del Nord’ a patto che Berlusconi non fosse ufficialmente in candidato premier.
L’equilibrismo, pero’, sembra precario. Anche per le ‘pressioni’ degli avversari come il Pd: loro per ora sono gli ”unici a non avere un candidato premier”, ribadisce Enrico Letta. Mentre ieri Bersani era stato chiaro: ”Io il confronto Tv lo faccio solo con i candidati a Palazzo Chigi”.
E’ bastato poi che venisse depositato  il simbolo pidiellino per alzare il livello di tensioni nella coalizione costringendo il segretario lumbard Roberto Maroni a mettere le mani avanti: ”Berlusconi presidente? solo del Pdl”, assicura ai cronisti che lo incalzano.  Il leader leghista, intanto, toglie il nome dal simbolo e annuncia che non correra’ per le politiche, ma solo in Lombardia. Scelta questa che mette in evidenza come l’assenza ufficiale del candidato premier sia una ‘spina nel fianco’ ed un assist per gli avversari pronti ad evidenziare la ‘confusione’ che regna nelle file del centrodestra.

Il Cavaliere, apparso nuovamente in tv in un’intervista a Domenica live, glissa sull’argomento per evitare di alzare le tensioni e prosegue nella sua strategia mediatica: snobbare Monti e puntare sul recupero dei delusi. ”Se l’ipotesi, ottimista, che da’ il Pdl di una rimonta di cinque punti dopo Santoro fosse vera – avverte il Cav – saremmo indietro solo di due punti”. ”Del resto – sottolinea con un sorriso – noi siamo condannati a vincere”.   L’obiettivo dell’ex capo del governo fino ad ora e’ stato quello di evitare polemiche con il principale alleato. Anzi, in ogni occasione mediatica Berlusconi non perde l’occasione di confermare il patto con i leghisti: il candidato presidente del Consiglio sara’ scelto poi e io non ho alcuna intenzione di fare il premier per la sesta volta. Preferisco di gran lunga fare il ministro ”il ministro dell’Economia e dello Sviluppo”.

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