Centralismo a orologeria. Mas indagato per disobbedienza

Il presidente della Catalogna,  Artur Mas, è stato citato a dichiarare come imputato per “disobbedienza” il 15 ottobre prossimo dal Tribunale superiore di giustizia. Mas è sotto accusa per avere convocato nel 2014 un referendum sull’indipendenza, dichiarato illegale dalla corte costituzionale spagnola. cata4Una“persecuzione politica” delle istituzioni spagnole. Così il capogruppo parlamentare di Convergencia, il partito di Mas, Pere Macias ha denunciato la notizia. “Cercare di disarcionare chi ha vinto alle urne con questi metodi non da’ l’immagine di una democrazia di qualità” ha affermato .

Rajoy apre al dialogo ma ‘la Spagna è una’

La vittoria degli indipendentisti alle elezioni catalane di domenica, con una maggioranza assoluta in seggi ma non in voti, ha creato una situazione complicata per il presidente uscente Artur Mas, che ha promesso di portare la Catalogna all’indipendenza nel 2017 e che dopo il voto ha ottenuto un disponibilità molto limitata alla trattativa da parte del governo centrale. Le prossime quattro settimane, fino alla costituzione del nuovo Parlamento di Barcellona, saranno cruciali per capire se e come il progetto di Mas potrà andare avanti. Saranno poi decisive le politiche spagnole del 20 dicembre, che determineranno con quale governo di Madrid la Catalogna dovrà trattare. Il premier Mariano Rajoy, che potrebbe perdere la tornata, è stato finora durissimo nel muro contro muro con Mas. Anche se oggi ha detto di essere pronto al dialogo. Ma a condizione che sia “dentro la legge” e non si parli “di unità della Spagna e di sovranità nazionale”. Uno spiraglio. Mas ha replicato dicendo di avere “tutta la voglia del mondo” di trattare con Rajoy. Le urne hanno dato alle liste secessioniste di Junts Pel Si di Mas (JpS, 63 deputati) e degli anti-sistema della Cup (10) insieme la maggioranza assoluta dei seggi, 72 su 135, con il 47,8% dei voti. Mas non ha raggiunto da solo la maggioranza assoluta di 68 seggi ed è ora costretto a trattare con la Cup di Antonio Banos, che già ieri sera ha chiamato alla disobbedienza civile contro la Spagna. Un compito non facile. Banos finora ha detto di non volere una rielezione del Presidente centrista. “Mas è prescindibile” ha detto.

Ha aggiunto che una dichiarazione unilaterale di indipendenza non è possibile subito perché le due liste non hanno ottenuto il 50% dei voti. Mas e gli altri dirigenti di JpS ritengono invece che la maggioranza assoluta in seggi consenta di andare avanti come previsto con il progetto dell’indipendenza. Il negoziato sarà complicato. L’elezione del nuovo presidente è prevista il 9 novembre. Se entro due mesi nessuno sarà eletto, si tornerà alle urne. Il premier spagnolo, il cui partito popolare ieri è stato il grande sconfitto delle elezioni catalane, ha anche detto che “i sostenitori della rottura non hanno mai avuto l’appoggio della legge: da ieri sappiamo che non hanno neppure l’appoggio della maggioranza della società catalana”. Una tesi ripresa oggi da stampa e establishment madrileni, secondo i quali il campo della secessione in Catalogna non supera il 48%, contro il 52% a quello degli anti. Ma la realtà è più sfumata. E’ difficile però considerare il 52% come dichiaratamente anti-indipendentista.

Il capolista di Verdi e Podemos Lluis Rabell che in passato si è pronunciato per l’indipendenza, ha chiesto che il suo 9% non venga contabilizzato “nè con il si nè con il no”. Il leader di Podemos Pablo Iglesias, che oggi ha ammesso la sconfitta subita in Catalogna, ha promesso che se andrà al governo organizzerà un referendum sull’indipendenza della Catalogna che finora Rajoy ha impedito di convocare. Popolari, socialisti e Podemos oggi hanno convocato a Madrid i rispettivi stati maggiore per esaminare i risultati del voto catalano in vista delle politiche di dicembre. Per Rajoy, criticato dall’ex-premier José Maria Aznar, il disastro elettorale del Pp in Catalogna è di cattivo augurio in vista delle politiche di dicembre. Come lo è il successo di Ciudadanos, il partito moderato anti-sistema di Albert Rivera – il politico spagnolo oggi più popolare – che è diventato il secondo partito in Catalogna, candidandosi con più forza alla guida del governo di Madrid, al posto del Pp di Rajoy.

(Francesco Cerri – Ansa)

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