“Censurato” Ratzinger su operato Papa Francesco. Lettera viene a galla e salta capo comunicazione di Bergoglio

Papa-Francesco-foto-recente-620x264Quello che sembrava all’inizio una sbavatura è esploso come una crisi di governo del Vaticano. Monsignor Dario Viganò, nominato nel 2015 da Papa Francesco a capo della neonata Segreteria per la Comunicazione, uno degli uomini più fidati del Pontefice argentino, si è dimesso dopo il caso della lettera del Papa emerigo Benedetto XVI. I fatti si sono accavallati velocemente. Il pomeriggio del 12 marzo scorso monsignor Viganò presenta nella sala marconi della Segreteria per la Comunicazione una collanta della Libreria editrice vaticana sulla “teologia di Papa Francesco”. Il presule tira fuori a sorpresa una lettera che Benedetto XVI gli ha scritto nella quale il Papa emerito contesta lo “stolto pregiudizio” sulla formazione teologica del Papa regnante e sottolinea la “continuità interiore” tra i due pontificati, “pur con tutte le differenze di stile e di temperamento”. Passa un giorno e monta un primo caso. Sebbene Viganò lo abbia letto, c’è un paragrafo della lettera che non viene pubblicato nel comunicato diramato dal Vaticano e che viene addirittura sfocato nella foto della stessa missiva che viene distribuita ai giornalisti. A farlo notare, il vaticanista Sandro Magister, grande estimatore di Joseph Ratzinger e non di rado critico con Francesco, che sul suo blog riporta integralmente il paragrafo. Nel quale Benedetto XVI precisava: “Purtroppo anche solo per ragioni fisiche non sono in grado di leggere gli 11 volumetti nel prossimo futuro, tanto più che mi attendono altri impegni che ho già assunto”. Una presa di distanza? Il dubbio trova piena conferma quando, dopo altri due giorni, lo stesso Magister ottiene copia della lettera di Joseph Ratzinger e pubblica un altro paragrafo ancora, omesso tanto dal comunicato quanto dalla lettura di Viganò. Una dura presa di posizione contro uno degli autorevoli teologi chiamati a partecipare all’opera, il tedesco Peter Huenerman, punto di riferimento di molti studiosi ben oltre la Germania (è, ad esempio, uno degli autori del Denzinger-Schoenmetzer, la raccolta di riferimento del magistero della Chiesa cattolica).

La vicenda, evidentemente, ha una gravità che va ben oltre l’errore tecnico di una foto ritoccata. E che affonda le radici in una questione rimasta sinora sottotraccia. Se Joseph Ratzinger ha sempre voluto smentire, pubblicamente e privatamente, un contrasto con il suo successore, non pochi “ratzingeriani”, sui blog, sui giornali o nei conciliaboli dentro e fuori dal Vaticano, usano invece Benedetto XVI per attaccare Francesco. O trovano qualche citazione ratzingeriana per mettere in discussione le sue aperture e le sue riforme, dalla comunione ai divorziati risposati ai viri probati, dalle parole di accoglienza verso gli omosessuali a quelle sul perdono di peccati come l’aborto. Quasi che il Papa regnante avesse bisogno della legittimazione del suo predecessore e non del Conclave che lo ha eletto. Quasi che per fare il Papa un Papa debba essere un grande teologo, e non, ad esempio, un filosofo (Giovanni Paolo II), un diplomatico (Giovanni XXIII) o un giornalista (Paolo VI). Quasi che, insomma, la Chiesa non potesse tollerare evoluzioni, cambiamenti, salti da un Pontefice a un altro, da un’eoca all’altra. La contrapposizione tra due Papi, la divisione interna alla Chiesa, il tifo da stadio tra bergogliani e ratzingeriani, è tutto quello che Jorge Mario Bergoglio e Joseph Ratzinger hanno tentato di costruire in questi anni. Una costruzione che la lettera di Viganò rischia di minare. Da qui la lettera di dimissioni che Viganò ha inviato al Papa il 19 marzo (“Le chiedo di accogliere il mio desiderio di farmi in disparte”) e la risposta non facile di Papa Francesco: “Rispetto la sua decisione e accolgo, non senza qualche fatica, le dimissioni da prefetto”.

 

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