Cene elettorali al risparmio: basta ostriche, si va di pasta e fagioli e pizza

di GIORGIO CALABRESI

La crisi morde ancora e le casse dei partiti non sono piu’ piene come una volta. A farne le spese, uno dei pilastri, da sempre, della campagna elettorale di ogni colore politico: la cena elettorale. Si sa: a stomaco pieno si ascoltano piu’ volentieri le promesse dei candidati, ma in questi tempi di difficolta’ economiche ci si deve adattare a menu’ piu’ casarecci, con meno pretese rispetto ai lauti pasti da prima Repubblica. Di nouvelle cuisine neanche l’ombra nei piatti. Le cene elettorali da mille euro a coperto sono ormai solo un pallido ricordo. Oggi si vira su pasta e fagioli e pizza, con un conto ben piu’ ridotto, compreso tra i 20 e i 30 euro a persona, al massimo. E proprio sulla pizza (e birra) ha puntato per esempio il leader di Sel Nichi Vendola nelle scorse settimane in occasione della sua tappa napoletana. Del resto, una pizza, se non a Napoli, dove? Inutile dire che la cena e’ stata un successo a buon prezzo. Per i sostenitori bolognesi del Pd, invece, l’appuntamento e’ per domani, in un ristopub in stile british del capoluogo emiliano: solo 25 euro a testa, con possibilita’ di scegliere tra panini, snack, pizza, primi piatti, secondi di carne e pesce, dolci fatti in casa e birra artigianale.

E’ andata bene, di sicuro, a chi qualche giorno fa ha voluto sedersi a tavola con i grillini di Monza. In osteria, si’, ma con un ricco menu’ a buffet a soli 30 euro a testa: risotto espresso carnaroli con taleggio e mela, vellutata di verdure, quiches con zucchine, erbette, uvetta, tortino di carciofi al profumo di timo, polenta taragna con misto bosco, salame felino al coltello, chiacchiere al forno, savoiardi con crema di zabaione, caffe’, vino, acqua e caffe’. Simpatizzanti e militanti di Grillo hanno di sicuro riempito la pancia di leccornie e le orecchie di promesse. Cucina casareccia, al modico prezzo di 25 euro a testa, per i sostenitori di Sel che un paio di settimane fa si sono dati appuntamento in provincia di Verona, alla Cooperativa al Popolo. Compagne e compagni si sono potuti saziare con pasta e fagioli, spezzatino, patate e polenta, ancora polenta (con formaggio), verdure di stagione, frittelle e galani, acqua, vino e caffe’. Non solo hanno mangiato ‘qualcosa di sinistra’ spendendo davvero poco, ma hanno anche partecipato ad una riffa. Prezzo speciale (era scritto nella locandina) per studenti e disoccupati. L’Udc ha puntato tutto sulla cucina toscana (come dargli torto?) nella cena elettorale organizzata un paio di giorni fa a Bientina, in provincia di Pisa. Appuntamento con i cittadini per una ‘cinghialata in allegria’ a soli 20 euro, una gioia per il palato e per il portafoglio: antipasto toscano, pappardelle al ragu’ di cinghiale, cinghiale in umido, contorni vari, dolce, acqua, vino, caffe’ e amaro. Ancora da stabilire se fosse piu’ pesante il menu’ o il programma elettorale… Anche il Pdl si adegua alla situazione, come si evince da due degli appuntamenti attorno ad una tavola imbandita organizzati in provincia di Arezzo, a Castiglion Fiorentino (cena a 25 euro a testa) e a Terranuova Bracciolini (30 euro e scelta tra carne e pesce). Vuoto il piatto e voto il candidato. E spendo pure poco.

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