LOMBARDIA, IL CEMENTO CONTINUA AD AVANZARE

di REDAZIONE

Da Pro Lombardia Indipendenza riceviamo e pubblichiamo:

Perché la cementificazione nei Comuni lombardi avanza in modo esagerato, nonostante il mercato immobiliare si trovi ad un passo dal tracollo? Un attivista di pro Lombardia risponde sulla tematica della cementificazione della Franciacorta, una delle zone più caratteristiche di Lombardia; ad un Console del Touring Club italiano.

Questa è la lettera di Gianmarco Pedrali, Console del Touring Club:

Un recente studio svolto dal Politecnico di Milano (commissionato da Fondazione Cogeme Onlus) su 88 Comuni, dalle colline della Franciacorta alla bassa pianura agricola su un’area di 160.000 ettari con 586.000 abitanti, ha rivelato che tra il 2000 e il 2007 il 20% del territorio è stato urbanizzato, ma con una forte espansione incontrollata.

Oltre 4500 ettari di terre agricole, pari al 35% dei suoli dell’intera provincia di Brescia, sono scomparsi sotto il cemento e l’urbanizzato è cresciuto di 3700 ettari (equivalenti, per esemplificare, all’intera superficie del comune di Chiari) con un ritmo di 85 metri quadrati al giorno, oppure allo spazio occupato da oltre 90 Fiat Cinquecento ogni ora di cemento.

In Franciacorta, le superfici urbanizzate occupano oltre il 25% del paesaggio con una perdita di 100 ettari di aree agricole all’anno: il risultato è che il 5,22% delle aree agricole disponibili nel 2000 non sono più utilizzabili per la produzione vitivinicola. Ma il prezzo più caro della cementificazione lo stanno pagando i cittadini ed il paesaggio dove vivono, poiché ogni abitante ha perso 260 metri quadrati di spazi aperti godibili ed un metro quadrato ogni 10 è divenuto impermeabile, con il risultato di una maggiore emissione di anidride carbonica per i soli consumi di suolo che non trattiene più il carbonio.

La qualità della vita che i modelli urbanistici sembravano garantirci non è più un dato certo. I costi individuali, collettivi e ambientali aumentano ed il paesaggio imbruttisce. Le aziende agricole rischiano e l’esposizione ai rischi naturali ed all’inquinamento aumentano.

Occorre recuperare il patrimonio edilizio esistente che è in eccesso, specialmente nei centri storici, e migliorarne la qualità, con particolare attenzione agli spazi urbani, evitando nuovi consumi di suoli agricoli, salvaguardando l’agricoltura ed aumentando la fruibilità pedonale e ciclabile degli spazi aperti rurali. Tutto questo implica un cambiamento di stile di vita individuale, ma anche delle Amministrazioni comunali che devono collaborare mettendo l’ambiente alle prime posizioni.

I recenti convegni organizzati da Cogeme a Provaglio d’Iseo con il coinvolgimento dei 20 comuni franciacortini fanno ben sperare al riguardo.

 

Questa è la risposta dell’attivista di pro Lombardia Indipendenza:

La lettera del Sig. Gianmarco Pedrali conferma con i dati quello che ogni abitante franciacortino ha potuto purtroppo constatare negli ultimi anni, ovvero un interrotto sorgere di zone abitative (ovviamente pensate solo per essere raggiunte dalle automobili, di piste ciclabili nemmeno l’ombra) e zone industriali (ma non c’è la crisi?); tutto questo nonostante l’alta percentuale di costruzioni invendute. Ma allora perché si continua a costruire? Perché una provincia come quella di Brescia dove laghi, montagne, colline e campagne potrebbero essere valorizzati e diventare un’attrattiva turistica di prim’ordine vengono letteralmente soffocati sotto uno strato di cemento ?

La risposta che gli amministratori locali danno all’unisono è che i Comuni non hanno i fondi necessari (grazie ai tagli adoperati dai Governi dello Stato italiano, non importa il colore politico) per garantire una minima copertura dei servizi a noi cittadini e sono quindi costretti letteralmente a svendere il territorio che devono loro stessi governare. Emblematico è l’esempio di Gussago, Comune in cui ho vissuto da quando sono nato fino alla scorsa primavera, il quale per trovare i fondi necessari a sistemare definitivamente la strada che collega il paese alla zona industriale della Mandolossa ha dovuto cedere ad una ditta un lotto di terreno agricolo trasformandolo in edificabile. La situazione generale non potrà far altro che peggiorare, calcolando che i nostri Comuni non possono più contare sulle entrate derivanti dall’ICI, tramutata in IMU e che andrà per la quasi totalità a Roma. Oltre al danno, poi, la beffa: i Comuni virtuosi che son riusciti a risparmiare risorse molto spesso sono costretti a non spenderle, perché il sistema perverso del Patto di Stabilità italiano li costringe a “tenere in cassa” risorse che potrebbero invece venir investite dando nuovo impulso all’economia locale. Ma come è possibile che in una regione come la Lombardia che versa 3 MILIARDI di Euro al mese nelle casse dello Stato italiano avvenga questo? E perché noi dovremmo continuare ad accettare che per avere i servizi che ci spettano di diritto (e che ormai risultano inefficienti e di qualità sempre più bassa) devono distruggere la Terra dei nostri padri, nostra e soprattutto dei nostri figli?

Questo è l’ennesimo problema che rafforza la tesi che noi di Pro Lombardia sosteniamo: l’Indipendenza della Lombardia dallo stato italiano è assolutamente necessaria per essere liberi di gestire le nostre risorse che sono più che sufficienti per garantirci servizi di alto livello senza distruggere ciò che più amiamo, vale a dire la Nostra Terra.

Giorgio Veneziani

Pro Lombardia Indipendenza

 

N.B. Anche in Franciacorta è partita l’attività propagandistica di pro Lombardia Indipendenza, con un gazebo in Gussago in data 28/1.

Basta Italia, Basta volerlo!

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11 Comments

  1. MaIn says:

    votate i verdi invece che i privatizzatori

  2. giorgio says:

    DA SEMPRE INSISTO NELL’AZIONE PROPAGANDISTICA PRESSO LA CITTADINANZA, MANIFESTARE (SEMPRE PACIFICAMENTE E CIVILMENTE) AI MERCATI RIONALI, DAVANTI ALLE SEDI PROVINCIALI E REGIONALI, MAGARI DAVANTI A QUALCHE QUOTIDIANO, SE NON SI INSISTE CON LA PROTESTA, MA SOPRATUTTO CON LE PROPOSTE, TUTTO VA’ NEL DIMENTICATOIO, COME E’ SUCCESSO IN QUESTI ULTIMI DECENNI. ORA SI CONTINUA CON IL LANGUIDO PIAGNUCOLIO DI SEMPRE, TIPICO DEL POPOLO BUE CHE DELEGA SEMPRE GLI ALTRI , PER POI INCOLPARE SEMPRE GLI ALTRI, PERCHE’ LA COLPA E’ SEMPRE DEGLI ATRI. SVEGLIAMOCI , USCIAMO DAL GUSCIO, SE I NOSTRI RAPPRESENTANTI NON SANNO ORGANIZZARE EVENTI ED INCENTIVI PER RIUNIRCI E FISSARE APPUNTAMENTI, FACCIAMOLO NOI DIRETTAMENTE, CREIAMO SPONTANEE AGGREGAZIONI E PARTIAMO, ABBIAMO ASPETTATO TROPPO, MA FORSE SIAMO ANCORA IN TEMPO PER SALVARE IL PRESENTE E FORSE ANCHE IL FUTURO. QUESTO NON E’ IL QUALUNQUISMO ,TANTO DENUNCIATO DAI PARTITI TRADIZIONALI , QUALE PRETESTO DEI LORO FALLIMENTI, VISTO CHE CI HANNO PORTATO SULL’ORLO DEL PRECIPIZIO ,SI PERCHE’ A LORO FA PIACERE FARE DA CANE PASTORE, AL GREGGE DI PECORONI.

  3. Stefano Bisogni says:

    Il tracollo del mercato immobiliare, in realtà, iniziò quando la stragrande maggioranza degli italiani dovette farsi un mutuo per comprarsi casa. Nonostante i costi degli appartamenti fossero alti, i tempi di vendita degli appartamenti si allungarono, da allora (2002 circa) in modo esponenziale.Uno dei motivi della crisi economica e finanziaria è dovuta anche al fatto che i cittadini hanno riversato i loro risparmi e la loro capacità futura di spesa nei mutui. In questo modo sono morti molti altri consumi. Il valore reale di una casa deve essere una percentuale non superiore al 50% al costo di costruzione, terreno incluso. Oggi invece siamo al 1000%, fino quasi al 2000%. Il mattone così diventerà la tomba economica di molti strangolati da un costo inesistente e realmente speculativo. Quanto prima il mercato ritornerà a prezzi reali, 70% in meno dell’attuale, tanto prima questo paese tornerà a respirare e le generazioni future a crescere e a sviluppare famiglie e lavoro

    • MaIn says:

      secondo me, per avere il crollo del mercato bisognerà aspettare un paio di anno dalla fine dell’expo e della costruzione di veneto city.
      cmq il crollo dell’edilizia in un Paese dove conta tanto come l’italia non è un bene altro che effetto rivitalizzante.

  4. bevero says:

    Un cuore solo ma cento sederini…per l’ombrello dell’omino delle vignette di Altan!

  5. raiola says:

    Proponete un bel servizio a quelli della Rai Parlamento su questo argomento…vedrete che con il loro giornalismo d’assalto lo fanno senz’altro (magari prima chiedono a Formigoni e a La Russa se si può fare ma..) . Telefonate a chiedete. Del resto Quello che..Regioni . si occupa di territorio e da molta voce al popolo..no???

  6. Giacomo says:

    Unione di tutti i gruppi indipendentisti e federalisti lombardi. Coraggio ragazzi, abbiamo un cuore solo.

    • @le says:

      pro Lombardia ha già raggruppato un numero importante di indipendentisti lombardi e per chi ha perso “la bussola” ed ha una faccia spendibile la porta è aperta.

  7. Nicola BS says:

    Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno.

  8. Baldovino says:

    Ottima risposta, bravo Giorgio!

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