C’è una possibilità su tre che un paese abbandoni l’Euro

di MATTEO CORSINI

“Rimane circa una possibilità su tre che, nel medio termine, un Paese abbandoni l’area euro”. Così parlò Moody’s! Non sono tra coloro che vedono nelle agenzie di rating il diavolo. Al contrario, ritengo che la loro influenza non sarebbe stata tale se fossero rimaste società in concorrenza su un libero mercato. Il loro potere e il loro oligopolio stratificatosi negli ultimi decenni è la diretta conseguenza, come sempre in questi casi, di provvedimenti legislativi e regolamentari assunti da governi e autorità di vigilanza, che hanno istituzionalizzato ed erto barriere all’entrata in un servizio di valutazione dell’affidabilità creditizia che era nato nel libero mercato e che si era sviluppato grazie a una domanda di mercato.

L’obbligatorietà del rating su diversi tipi di strumenti finanziari affinché siano utilizzabili come collaterale per finanziarsi presso le banche centrali ha fornito un pasto gratis multimiliardario alle agenzie di rating. Il paradosso è che mentre tutti i politici e le stesse banche centrali le criticano, in buona sostanza i primi non pensano ad altro che a sostituirle con soggetti pubblici la cui attendibilità sarebbe pari a zero, soprattutto quando dovessero valutare l’affidabilità di quegli Stati i cui rappresentanti hanno il potere di nomina e revoca dei vertici delle agenzie stesse. Mentre le seconde, in barba alle tante dichiarazioni sul superamento del rating nella forma attuale, non hanno ancora mosso un dito. Anzi, a crisi scoppiata hanno reso obbligatorio per molti strumenti disporre di almeno due rating (invece che uno solo), moltiplicando i ricavi oligopolistici di quelle stesse agenzie contro le quali lanciavano strali.

E dire che sarebbe relativamente semplice: basterebbe eliminare dalla legislazione e dalle norme di vigilanza l’obbligatorietà del rating, oltre a rimuovere le barriere normative all’ingresso attualmente esistenti in quel settore, lasciando alla domanda e all’offerta presenti su un libero mercato la determinazione del valore del rating.

Tutto ciò detto, cadono le braccia quando si leggono affermazioni come quella che ho riportato. Affermazioni rilasciate da persone che si presume abbiano quintali di master in statistica e materie affini, ma la cui scientificità è pari a zero. Il meccanismo (peraltro usato da molti cosiddetti economisti di mercato) consiste nel distorcere il concetto di evento probabilistico al solo scopo di quantificare la probabilità del verificarsi di un evento anche laddove non vi sia alcun metodo scientifico per effettuare tale quantificazione. Sostenere che lanciando una moneta esiste una probabilità su due che esca testa è corretto; lo è anche affermare che lanciando un dado esiste una probabilità su sei che esca il numero tre. Sostenere che esiste “una possibilità su tre che, nel medio termine, un Paese abbandoni l’area euro” è semplicemente aria fritta, roba che non dovrebbe trovare ospitalità neppure al bar sport della statistica. Non tanto perché non sia possibile che ciò accada, quanto perché è impossibile ex ante determinare scientificamente la probabilità che tale evento si verifichi. Avrebbe molto più senso indicare una serie di argomentazioni che fanno ritenere possibile il verificarsi di un evento, evitando però di quantificare l’inquantificabile. Altrimenti l’unica scienza in cui si eccelle diventa la cialtroneria.

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2 Comments

  1. Get Smart says:

    Tuttavia nel 1970, molti Paesi sperimentarono elevati livelli di inflazione e disoccupazione; fenomeni noti con il termine di stagflazione. Le teorie basate sulla curva di Phillips non erano quindi in grado di giustificare tale osservazione, e la curva di Phillips divenne oggetto di attacchi da parte di un gruppo di economisti, capeggiato da Milton Friedman, secondo i quali l’evidente fallimento delle politiche basate sulla curva richiedesse il ritorno a politiche economiche non interventiste, di libero mercato. E per questo l’idea che sussistesse una relazione semplice, prevedibile e persistente tra inflazione e disoccupazione fu abbandonata da gran parte dei macroeconomisti. Custodia titoli. Nuovo tipo di servizio con il quale la banca si impegna a custodire quote dei fondi comuni mobiliari di proprietà dei propri clienti.

  2. Walter says:

    Basta che non torni la cartastraccia Lira, o in genere valuta debole Italiana, per il resto mi va bene tutto!

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