C’E’ ANCHE CHI PREVEDE IL DEFAULT: PER CARNEVALE!

DI ARTURO DOILO

C’è un articolo, o forse meglio sarebbe dire c’era, apparso di sfuggita su wallstrettitalia.com, che ha raggelato il sangue all’allora neonato governo Monti. Il titolo di quel pezzo era il seguente: “L’Italia finirà come l’Argentina. Default entro febbraio”. Era il 30 novembre dell’anno scorso quando apparve, dopo qualche ora, però, era sparito dal web.

Domanda? Cosa diceva di così sconvolgente da meritare la cestinatura immediata? Noi, lo abbiamo copiato ed archiviato, per cui possiamo riproporvi alcuni passaggi emblematici.

Intanto, l’inizio: «La “manovrina” di facciata da 20-25 miliardi che il governo Monti si appresta ad annunciare non sarà sufficiente a evitare il default e il tergiversare degli ultimi giorni dimostra che il professore della Bocconi e i suoi colleghi sono stati mandati al potere senza un programma ben preciso. Siamo di fronte a un problema senza soluzione: per uscire dalla crisi l’Italia dovrebbe varare misure per 800 miliardi di euro, che prevedano tra le altre cose una patrimoniale del 5%. E questo non succederà mai, perché il paese è governato da un’oligarchia che non approverebbe mai misure per colpire i poteri forti e le persone più benestanti».

Per Loretta Napoleoni, citata in quell’articolo, per l’Italia si attendono tempi di “austerity e default”. In merito al tracollo economico previsto ecco un altro passaggio importante: «L’Italia si prepara a fare la fine dell’Argentina e al ritorno della lira, in un contesto dove a rimetterci per le tasse, prima, e per il crack del debito, poi, saranno i piccoli risparmiatori. Il consiglio per gli italiani che non possono permettersi di investire all’estero o nell’immobiliare è quello di ritirare i propri soldi dai conti corrente e stare cash (liquidi) almeno fino a marzo. L’impatto – scrive il wallstreetitalia – si sentirà in tutta l’Eurozona, quindi un’altra ipotesi è quella di comprare solo bond sicuri, come quelli svedesi, svizzeri o canadesi». Alla faccia dei tanto declamati “BTP-day” del dicembre scorso.

Che gli italiani, da tempo, stiano esportando capitali è risaputo e che la chiusura di alcuni conti correnti sia scattata subito dopo l’approvazione dell’ultima manovra – che prevede l’invio coatto all’Agenzia delle Entrate delle movimentazioni – è un altro dato di fatto.

Benché il 2011 sia stanno un anno di manovre economiche a raffica (per un ammontare di circa 130 miliardi di euro, in gran parte racimolati con altre tasse), i conti, per l’Italia, non torneranno, anche perché le stime di entrata erano state fatte sulla scorta di un 2012 con il PIL in crescita dello 0,6%, quando in realtà è data per certa la recessione, una recessione in cui il Prodotto Interno Lordo potrebbe calare anche del 2 o 3% rispetto all’anno precedente.

Nel prossimo mese di febbraio, tempo di carnevale, peraltro, scadranno debiti per qualche centinaio di miliardi. “E l’Italia dove li trova?”, si è chiesta la Napoleoni, intervistata dalla testata italo-americana. Per l’economista, autrice del libro “Il Contagio”, «a quel punto chiederanno aiuto e a quel punto è finita. L’Italia è in default. Il paese ha bisogno di tanti soldi, 440 miliardi, e con le cedole che scadono non c’è da stare allegri. Se non salta per Natale, per Pasqua salta». Già, il mercato fa quel che deve fare, altro che speculazioni.

Ancora da quell’articolo: «L’unica via d’uscita è un’area euro a due velocità. La crisi potenzialmente potrebbe fare cadere il mondo in una grande recessione, per questo bisogna trovare una soluzione al più presto alla crisi del debito sovrano. Uscire temporaneamente dall’euro, e passare a una moneta unica a due velocità, facendo una politica espansionistica è una possibilità. Ma ci vuole tempo e dei nuovi trattati. Da un lato avremmo il sud d’Europa e dall’altro un’Europa teutonica, governata da Germania, Olanda, Finlandia, Lussemburgo e Francia, che accoglierà anche i balcani, il cui obiettivo sarà quello di tenere basso l’euro». Ancora: «La Germania intanto guarda sempre più a Est. Dopo l’accordo sul gas con la Russia, sta facendo affari nei paesi Baltici, come nuove frontiere di mercato. Di fatto “sta sostituendo gli affari che prima faceva con il sud d’Europa ora in crisi. Per la Germania l’Italia è solo un problema: è zavorra. Se hanno la possibilità di incamerare le repubbliche baltiche che gli tengono l’euro basso, perchè si devono tenere I Piigs”, chiede retoricamente Napoleoni».

Insomma, per qualche economista non resta che l’orizzonte Argentina, il paese che dichiarò ufficialmente fallimento nel 2001: «Il nostro paese “è destinato a far la fine dell’Argentina. I cittadini perderebbero pensioni e stipendio. Sarebbe una cosa tremenda. La cosa da fare sarebbe il default pilotato, ma questo governo non lo farà. Il fronte è compatto pro euro. Non si rendono conto della gravità e non hanno il polso della situazione del mercato”». Alla faccia dei geni della Bocconi, no? Altrimenti, urge confutare le tesi dell’economista di cui sopra, per dirla alla Giannino.

Dal summit dell’8-9 dicembre scorsi non è arrivata la soluzione paventata dagli italiani, ovvero convincere la Banca Centrale Europea a trasformarsi in “prestatore di ultima istanza”, come la Banca centrale americana (FED) insegna. Anzi, gli inglesi, per volontà di Cameron, han stretto qualche mano ed hanno salutato tutti, preferendo rimanere fuori dalla moneta unica e dai nuovi trattati. Un paio di giorni fa, han fatto “marameo” pure all’idea di Tobin tax.

L’Italia – che tanto ha predicato riforme senza mai farle – è finita dentro una spirale da cui non si esce se non pagando a caro prezzo, la spirale dell’insostenibilità del debito pubblico. Qualcuno lo ha capito e, sottovoce, ha già suggerito di ristrutturare il debito pubblico italico, il che significa che tutti quelli che “patriotticamente” han comprato Buoni del Tesoro si ritroveranno in mano un valore nominale ben diverso da quello pattuito con le banche. Come è accaduto in Grecia.

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One Comment

  1. mr1981 says:

    E c'è chi lo prevede per la fine di marzo 2012 – http://www.scenaripolitici.com/2011/12/30-marzo-2… – quindi è molto più vicino di quello che il comune cittadino può pensare…

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