Cavalli, diventa più facile macellare quelli a fine carriera, per liberarsene? Quel nuovo regolamento contestato di Fise e Coni

cavallo

 

 

di STEFANIA PIAZZO – C’erano una volta i cavalli atleti iscritti alla Fise. E ci sono ancora. Come atleti, dopo battaglie etiche e di civiltà, venne sancito che non si potevano macellare. Venne così introdotta la regola del  “non DPA”, cioè non Destinato alla Macellazione Animale. Come avrebbe potuto il Coni ammettere la macellazione di un proprio atleta? Appunto!
E così, regolamento dopo regolamento, ai sensi di legge, venne sancito che la Federazione italiana sport equestri  è un soggetto sportivo e quindi come tale può iscrivere solo atleti. Cavalieri e cavalli. Ma cavalli, in questo caso, non macellabili ossia non destinati alla tragica fine del macello per la produzione di alimenti una volta finità l’attività sportiva. Una volta in pensione, quindi, non possono diventare salami, sfilaccetti e stufati.
 
Qualunque cavallo iscritto alla Fise è dunque un atleta. Più chiaro di così! Ma il nuovo regolamento Fise, del dicembre 2017, sembra aver perso per strada un pezzo del vecchio regolamento che esplicitamente lo metteva nero su bianco. Tanto che nel 2015 una pubblicazione congiunta tra Ministero della Salute, Coni, Fise e Federazione sport paraolimpici, lo ribadiva con enfasi: “Possono quindi essere iscritti nei ruoli federali e praticare attività in ambito Fise solo equidi che sul documento identificativo sono stati indicati come NON DPA ossia non destinati alla produzione di alimenti”, si leggeva nel “Regolamento Fise per la tutela del cavallo sportivo, al punto 3.1, “Opzione di scelta sul destino fnale del cavallo”.
 
Ma il passaggio chiave ora è stato sbianchettato. La stessa specifica non c’è più. Da qui le proteste del mondo animalista e degli appassionati di cavalli. La replica del Coni per fare chiarezza non si è fatta attendere. Ma ha realmente fatto chiarezza il comunicato stampa? I cavalli iscritti alla Fise davvero non si possono mangiare? Ecco cosa precisa il Coni dopo aver approvato il 18 dicembre 2017 il nuovo regolamento privato del passaggio nobile: “L’iscrizione al ruolo Federale del cavallo conferisce al cavallo la qualifica di ‘cavallo atleta’, qualora lo stesso non sia destinato alla produzione di alimenti”, stabilendo automaticamente la distinzione con i cavalli DPA. Pertanto il CONI non ha mai approvato una delibera che preveda i cavalli destinati alla produzione di alimenti nella categoria atleti”. Ma allora perché eliminare l’innoqua e condivisa conquista che mette esplicitamente al bando la macellazione? Perché non ripristinarla per evitare malintesi all’italiana?
Perché il punto è questo: se nel documento di identità del cavallo non è specificato che l’animale non è destinato alla macellazione, di fatto il cavallo viene iscritto comunque alla Fise. In altre parole si lascia un varco aperto per iscrivere alla Fise cavalli DPA destinati alla macellazione? Atleti finché al proprietario conviene?  
Qui casca… l’asino. Rileggiamo la nota: “Pertanto il CONI non ha mai approvato una delibera che preveda i cavalli destinati alla produzione di alimenti nella categoria atleti”. Ma non sta neanche scritto che non si possa iscrivere alla Fise un cavallo se non è dichiarato non destinato alla macellazione. Perché allora modificare quel passaggio che era così chiaro? 

 

principi equidi 2015

 

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One Comment

  1. Padano says:

    Io avevo sentito dire che i cavalli sportivi non potevano essere destinati all’alimentazione innanzitutto per questioni sanitarie (perchè assumerebbero particolari farmaci, tipo il fenilbutazone).
    Ad ogni modo è una vergogna: io fino ad ora sapevo che gli atleti “vecchi” finivano la loro decorosa carriera nei maneggi, a scorrazzar bambini.

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