Cavaliere, non si può sempre dire Idem con patate

di STEFANIA PIAZZO

Non si può sempre dire Idem con patate. Questo è il Paese in cui per un pasticcio palestrato, un ministro è stato fatto fuori per le bollette non pagate dell’Ici. Un’uscita in stile anglosassone, o teutonica, dimissioni quasi immediate, questione di pochi giorni.

Il punto è che il caso resta drammaticamente isolato. Le dimissioni sono una merce rara, lo sport più praticato è sì di resistenza, ma di attaccamento al potere conquistato. Vale per i politici, ma anche per i grandi magistrati che una decina di giorni fa avevano rigettato il contributo di solidarietà sulle maxi pensioni dei supergiudici. I diritti acquisiti, purché non siano del popolo, non si toccano.

Certo, davanti alla sentenza di Berlusconi, l’addio dalla scena politica della canoista ministro sparisce via, una pagaiata e chi la ricorderà più. Così è la legge del mercato politico e dell’informazione, che sa bene invece quanto renda parlare di Berlusconi.

Fatto fuori per lo spread nel novembre 2011, dato per morto, la salma Berlusconi ha rischiato di vincere le politiche. E le ha vinte, in realtà, tornando al governo e salvando il Pd dalla disfatta del voto, tenendolo in vita anche dopo l’infarto elettorale. Dimostrando anche alle ultime amministrative, che senza la sua icona il centrodestra sbanda. Sì, ma per andare dove, dopo di lui? L’antiberlusconismo per di più ha solo portato sciagure, il Pd ha sempre rincorso giaguari, ha governato a sua volta contro il Nord, ammiccando a pseudopartiti del Pd del Nord, a questioni settentrionali indigeribili per la sua dirigenza.

Ma 20 anni di processi e governi che hanno messo la pezza ai problemi non sono bastati. Né mai la sinistra ha voluto “sporcarsi” le mani per affrontare la questione della inelegibilità, della concentrazione di poteri, del conflitto di interessi, della legge elettorale, di tutto quanto era di inciampo al riequilibrio di un dibattito politico costruito non sul leaderismo bensì sui contenuti.

Silvio ha vinto al Nord, alleandosi al Nord. Quanto ha fatto per il Nord è duro trovarne riscontro. Grandi opere, federalismo fiscale, cosa? Imprese nate e poi morte dopo breve epifania. Doveva persino diventare navigabile il Po, dall’est all’ovest. Milano doveva diventare una portaerei d’acqua. Ci siamo inabissati con le carte e le alleanze.

Con la complicità di tutta la classe politica: la sinistra, che ha demandato alla magistratura il “compito sporco” di processare e abbattere il proprio oppositore, la Lega, che trangugiato e fatto trangugiare di tutto al proprio elettorato, per vedere poi Berlusconi allearsi persino del proprio carnefice, Monti, alleandosi poi ancora col Cavaliere per sopravvivere alle proprie sfortune, il centrodestra, che non è stato né riformatore né capace di interpretare tutto il Paese ma solo quella parte a forte riscossione elettorale. Come tutti i sistemi basati sui carismatici, che si credono invincibili ed eterni, qualunque sia la loro provenienza, viene giù mezza politica e vanno avanti i trinariciuti. Dove tira il vento, là seguono l’andazzo. E’ anche per questo che la sinistra di leader non ne ha bisogno.

Al cospetto del teatro politico, in cui si ricorre alla giunta per le autorizzazioni a procedere per salvarsi dal confronto con i magistrati, come fanno invece tutti i cittadini mortali, per reati di cui si è accusati ben più gravi del mancato pagamento dell’Ici, la politica è riuscita a trasformare in grande statista e stratega dell’etica persino una canoista tedesca.

Ora, se troveranno la pace sociale con la via di fuga delle carceri da svuotare, perché ce lo chiede l’Europa, se individueranno nell’emergenza giustizia la strada maestra, l’ha detto l’altro giorno la Guardasigilli Cancellieri, attraverso l’amnistia, per non mandare nel postribolo tutto il Paese, senza un governo, senza una legge elettorale, senza uno straccio di riduzione dell’Iva, delle tasse, ebbene, se troveranno tra di loro la quadra dopo lo show giudiziario, facciano pure. L’avevano già deciso prima, non siamo scemi. Però li preghiamo anche di amnistiare la nostra carta d’identità. La facessero sparire per un momento. Solo per un momento si potrebbe godere e brindare di non essere più nella Repubblica italiana.

 

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4 Comments

  1. Toscano Redini says:

    Parlare di federalismo senza aver la libertà di federarsi o meno con chi e quando si voglia, è come attaccare il carro davanti a buoi che manco esistono… Abbiano solo il carro, scassatissimo.
    E poi perché limitarsi ad aspettare che si muova il Veneto? il che sarebbe invero un grande aiuto ed esempio per tutti gli altri popoli oppressi dall’italia, ma non ci si potrebbe muovere anche in Toscana? Sì, so bene che i Toscani, gravemente intossicati di marxismo-leninismo, manco capirebbero un acca di libertà e tanto meno di federalismo; e so bene quanti parassiti toscani si crogiolano al sole dell’avvenire. Ma, insomma, si parla di guarigioni dal cancro e dall’AIDS, perché non si dovrebbe almeno provare a guarire la pur grave intossicazione marxista-leninista? e cominciare a parlare di Nazione Toscana e a riproporne la riedificazione? (vedi Somaliland, che tutta l’ipocrita criminalità politica di tutto il mondo si picca di ignorare)

    FORZA! NAZIONE TOSCANA! DATTI UNA MOSSA!

  2. Nazione Toscana says:

    Subito è una parola grossa Monica.
    Il federalismo dimentichiamocelo.
    Ci abbiamo già provato, senza successo.
    Ora siamo senza voti e, disuniti, non andiamo da nessuna parte. A Roma ci fanno a pezzi.
    L’indipendenza dipende, siamo nelle mani dei veneti. Se ci riescono loro, da soli, col percorso referendario gia’ avviato, siamo liberi tutti.
    Se non ci riescono, occorrera’ aspettare la bancarotta della repubblica alla quale siamo sottomessi.
    Se vogliamo aspettare il meno possibile dobbiamo aver fiducia nel governo letta.

  3. Monica says:

    Federalismo o indipendenza subito o fallimento dello Stato a breve

  4. Roberto Porcù says:

    Per svuotare le carceri sarebbe sufficiente che il parlamento dichiarasse che i non Cittadini italiani non possono entrare in carcere ed hanno diritto alla impunità.
    Tantoppiù che fuori già lo sanno ed in Italia vengono non per il lavoro che non c’è, ma per l’impunità assicurata dai nostri tribunali.

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