L’industria veneta si vende a Renzi-Savoia

di BRUNO FERRETTI*renzi vincitore

I primi anni ’90 sono stati memorabili. L’ondata di protesta nei confronti, non solo, di un’intera classe politica ma dell’intero apparato statale italiano dava voce, per la prima volta nella storia repubblicana, al malessere dei Lombardi e più in generale delle classi produttive del Nord Italia.
I fragorosi successi elettorali di un nuovo movimento apertamente indipendentista rompevano gli equilibri del paese fomentando nuove speranze e contestualmente scatenavano la reazione del sistema politico parassitario e del mondo istituzionale italiano.
L’ipotesi della disgregazione dello Stato, la proposta esplicita di “Secessione” e della creazione di una nuova realtà su base federale suscitavano forti emozioni e tante domande.
Il termine “federalismo” era, ai più, sconosciuto.
Che cosa si intendeva con Nazione, con Stato, con Popolo? Domande che fino al giorno prima erano sepolte nel torpore instillato in 150 di manipolazioni scolastiche, di patriottismo eroico, di guerre per la patria, chiedevano urgentemente, rabbiosamente risposte immediate.
Nella ricerca di risposte ebbi modo di conoscere Ettore A. Albertoni, allora direttore dell’Istituto giuridico della facoltà di scienze politiche della Statale di Milano, e, nello stesso periodo, Romano Bracalini giornalista Rai, ed autore, tra i tanti saggi, anche de “Carlo Cattaneo un federalista per gli italiani” biografia puntuale e documentata del “Gran Lombardo” .
Così con un gruppo di amici costituimmo nel 1996 il “Centro Culturale Carlo Cattaneo” . Non c’erano sicuramente ambizioni accademiche o di produzione di saggi e testi destinati ad un pubblico elitario di inutili fanfaroni, ma bensì la divulgazione del pensiero federalista, portare alle ribalta quello che successe nel Risorgimento Lombardo, che, più che risorgimento segnò la morte della libertà per la Lombardia, per il Veneto e più in generale la fine delle “crescita morale e civile” dei vari popoli dell’italica penisola.
L’interesse era notevole. Nei nostri incontri pubblici in tutta la provincia di Brescia partecipavano centinaia di persone, tutte assetate di verità, accomunate dal malessere di vivere in uno Stato percepito come nemico e vissuto ancora peggio, entusiaste di scoprire che questo “male oscuro” era già stato prospettato 150 anni prima da questo straordinario pensatore e uomo d’azione.
La lettura de “L’ insurrection de Milan en 1848” illumina il ruolo degli attori nella vicenda milanese. Il popolo vien prima spronato alla rivolta da nobili ed aristocratici, finti rivoluzionari, per poi vendersi ai Savoia, entrati trionfanti e vittoriosi a Milano solo dopo che l’ultimo soldato austriaco aveva lasciato (momentaneamente) la città. Cattaneo scrive di getto questo appassionante “diario di guerra” gridando all’Europa la vergogna accaduta. Rimarrà voce solitaria ed inascoltata.
Recentemente l’attuale Presidente del Consiglio italiano ha incontrato gli industriali veneti i quale, pare, lo abbiano a lungo applaudito. In questo trovo forti similitudini con i (poco) nobili ed aristocratici milanesi che accolsero festanti il Re di Sardegna “Carlo Alberto di Savoia” ….
Gli interessi dei potenti non coincidono con quelli del Popolo.
Mentre la propaganda dilaga divulgando ogni giorno falsità la vita di noi Lombardi ogni giorno regredisce. La centralità del lavoro come fonte di crescita morale e civile viene svilita a mera sopravvivenza. Le classi produttive dalle quali scaturiscono le risorse per soddisfare i bisogni collettivi sono costrette a mendicare ai vari governi briciole di sostegno. Il pachiderma statale è controllato e comandato da tecnocrati e burocrati. La finalità è mantenere fino all’ultimo giorno privilegi, prebende e lauti stipendi. Lo stato difende strenuamente i propri interessi che sono diametralmente opposti a quelli del popolo Lombardo.
In questi vent’anni cosa è cambiato? Nulla. Sicuramente più conoscenza e sicurezza nel condividere con certezza di causa che:
“ ..non si perviene all’indipendenza se non per la via della libertà..”. Lo stato centralista italiano è il nostro più acerrimo nemico.

*Centro culturale Carlo Cattaneo

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