CATRICALA’ E LE TASSE PATRIOTTICHE

di TONTOLO

Antonio Catricalà è un burocrate passato a miglior vita, nel senso che da presidente per l’Autorità garante della concorrenza è diventato sottosegretario.

Indossati i panni dell’italiano vero, sempre al lavoro a spese dei contribuenti, è immediatamente assurto a paladino della lotta contro l’evasione e dallo studio del giornalista con più “punti neri” che la storia abbia mai conosciuto ha ammonito: “Dobbiamo stringerci attorno a coloro che combattono l’evasione. Chi evade è un traditore della Patria”. Con l’iniziale maiuscola, come la sua cultura levantina gli impone.

Tutti in piedi ad applaudire i giornalai d’Italia, standing ovation generale del cittadino medio con la bava alla bocca. Probabilmente, anche Befera gli avrà spedito un “fonogramma” con sopra scritto robe del tipo “mio caro collega, la Nazione si inchina di fronte a cotanto sillabare”! Presumo pur anche che Catricalà abbia fatto sdilinquire Napolitano, il nume tutelare del tricolore.

Immagino, invece, che per chi non provi per l’Italia sentimenti patriottici – che non credo debbano essere coercitivamente imposti, altrimenti che patria sarebbe? – le raccomandazioni del burocrate calabrese gli rimbalzano addosso, con tanto di ri-spedizione al mittente.

Ça va sans dire, lui fa il suo dovere essendo un burocrate gallonato e – per dirla con Alessandro de Nicola – sappiamo che “la burocrazia non muore mai. Creata una burocrazia e assegnatole dei poteri, non te la toglierai mai di torno: si inventerà ogni più futile motivo per giustificare la sua esistenza e il denaro versatogli dai contribuenti”. Peccato che se l’ex-Autorità guardasse in casa sua – Casa Monti – dovrebbe indignarsi di più per i colleghi di viaggio che gli hanno affiancato, che malinconicamente non hanno mai letto Shledon Richman che spiegava che “L’imprenditore non può comprare favori da un burocrate che non ha favori da vendere”. Neppure regalando vacanze ad insaputa.

Per chiudere, ‘sto lacrimevole tentativo di far leva sulla “Madre Patria”, a noi tonti, richiama alla mente il monito di uno storico, mai studiato abbastanza da Catricalà, che affermava che “il patriottismo è l’ultimo rifugio dei mascalzoni”. Il suo nome era Samuel Johnson.

 

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3 Comments

  1. zenzero says:

    Questa rubrica è davvero piacevole

  2. Antonino Trunfio says:

    Di Catricalà, di Befera boiardi di stato pluridecorati, a capo delle divisioni corazzate dei burocrati e parassiti in un’economia libera senza il monopolio dello stato, il sorriso beffardo e il ghigno diabolico, si spegnerebbe nella vergogna di dover chiedere l’elemosina per strada.
    Nessuna differenza tra questi boiardi e i gerarchi nazisti che al tempo di Hitler, hanno dato a bere a milioni di tedeschi, che la causa della crisi economica degli anni 30 e 40 era stata causata dagli ebrei e dalla loro ricchezza !! come loro oggi fanno degli evasori e dell’evasione.
    VERGOGNATEVI !! e ricordate che fine ha fatto Hitler e la sua accomandita.

  3. luigi bandiera says:

    MA GIORNALISTI VERI, CE NE SONO..?? E QUANTI..?

    Ormai sono quasi tutti giornalisti i vari onorevoli e senatori.
    Forse lo e’ anche il COLLE..??

    Kax, io perche’ non lo posso fare..??

    Beh, sa, direttore: cosi’ fan tutti..??

    Saluti

    LB

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