Catalunya, sondaggio: il 57% vorrebbe restare con la Spagna

di ALTRE FONTI

Mentre prosegue il pressing del presidente catalano Artur Más affinché Madrid conceda alla Catalogna la possibilità di tenere un referendum sull’indipendenza della regione, un sondaggio dell’agenzia Metroscopia (un campione di 1.000 interviste telefoniche con un margine di errore pari al 3,2%) mostra che il 57% degli intervistati, campione eterogeneo rappresentativo della popolazione, vuole continuare a far parte della Spagna.

I favorevoli all’indipendenza, nel sondaggio, sono il 31% del campione complessivo. Quello che più stupisce è, ovviamente, la maggioranza dei contrari alla separazione da Madrid, sebbene il 40% dei catalani ritiene che, pur rimanendo nella Spagna, la Catalogna (e di conseguenza tutte le altre comunità autonome, secondo quanto prevede la Costituzione) debba avere nuove competenze e possibilità decisionali autonome, in quella che è già stata ribattezzata come la terza via tra l’indipendenza e il mantenimento dell’attuale sistema istituzionale (17% degli intervistati).

La possibilità di tenere un referendum, e la legittimità nel farlo, è comunque appoggiata dal 55% della popolazione, mentre il restante 45% la ritiene una possibilità non necessaria, inutile o peggio ancora irrealizzabile, al netto dello scontro istituzionale che andrebbe a crearsi tra la Catalogna indipendente, la Spagna e l’Unione Europea, che ha già fatto sapere come un ingresso automatico del nuovo Stato nella Ue sarebbe assolutamente impossibile, e anzi costituirebbe un precedente molto difficile da regolare.

Proprio la mancanza di tutela da parte dell’Europa («sosterresti l’indipendenza della Catalogna se questo significasse rimanere fuori dalla Ue?», questo a grandi linee il quesito rivolto agli intervistati) fa diminuire la percentuale di favorevoli all’indipendenza del 6%, con i “no” che raggiungerebbero il 48% del totale, a dimostrazione che il paracadute europeo – basti ricordare che la ventennale crescita economica della Spagna è stata possibile anche grazie a contributi da Bruxelles – continua ad avere un certo peso nelle decisioni politiche e nei pensieri dei cittadini.

Le preferenze sono, in ogni caso, equamente ripartite tra gli schieramenti politici. La “terza via”, nello specifico, è vista con favore dagli elettori del Partito Socialista Catalano e da Iniziativa per la Catalogna Verde (rispettivamente 65 e 44%), e in misura minoritaria da quelli di CiU (36%) e Partito Popolare (31%). L’indipendenza è sostenuta dalla maggioranza di Convergència i Unió, e la permanenza senza modifiche nella Spagna dalla grande maggioranza degli elettori popolari, fedeli al premier Mariano Rajoy.

di Stefano Maria Meconi – FONTE ORIGINALE: http://www.wakeupnews.eu

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7 Comments

  1. Ugone says:

    In tutti gli altri sondaggi l’Indipendenza ha il 60% dei favorevoli….

  2. Luci di Padova says:

    quando i media ti prospettano un salto nel buio la paura fa 90, e i media, quasi tutti rigorosmente occupati dai pennivendoli, ci marciano alla grande

  3. Piero says:

    mmmm, tutti i sondaggi fatti finora davanto circa il 60% di favorevoli e un 20-30% di contrari….questo sondaggio puzza..
    Certo, l’idea della “terza via” (=non indipendenza ma ancora maggiore autonomia), fatta propria anche da alcuni esponenti di Convergencia i Uniò, temo che smorzerà un po’ l’indipendentismo….staremo a vedere

  4. eridanio says:

    Chi prende una pensione da madrid come fa ad essere d’accordo con l’indipendenza vera senza sapere di che morte dovrà morire con quella pensione?

    Chi vive di sussidi del pac comunitario come fa ad ardere di indipendentismo se tale azione gli procura il blackout del reddito senza sapere come e se vivrà senza madrid e brusselles?

    Tutta sta gente semplicemente tiene famiglia (e voti) e ragioni pratiche inoppugnabili che parlano di dignità personale e sopravvivenza, a volte privilegiata, a volte NO.

    Chi ha un lavoro statale pagato da Madrid o pensa che lo avrà come potete pretendere che sacrifichi la sua sicurezza di reddito (ironia libertaria a parte) all’altare della nuova patria. Questa patria che non trova tra i suoi ispiratori e numi tutelari nessuno che spieghi loro quale sarà, se sarà, l’impegno del nuovo stato verso le unfunded liabilities e cioè sui debiti da assumere come nuova amministrazione.
    Oggi i bilanci degli stati non tengono conto di molti impegni assunti che verranno a maturazione singolarmente o collettivamente.
    Come può un capopopolo iniziare una battaglia, aizzare le folle, sottacendo la verità romanticamente ignorante della insania. In che secolo siamo?
    Qui tutti vogliamo l’indipendenza non la menzogna indipendente.
    Per riferimento alle unfunded liabilities chiedete al Pagliarini, che ve le spiega lui.

    I capoccia della nuova catalogna devono rifare i conti perché la gente sa contare e loro sanno ispirare fiducia ancora a troppo poca gente che fa di conto. Per raggiungere l’obbiettivo chi si deve adeguare?

  5. lafayette says:

    Allora, diciamo che il risultato di questo sondaggio contraddice del tutto l’esito di tutte le analoghe ricerche effettuate da almeno un anno a questa parte (ovvero, dall’accelerazione indipendentista seguita all’imponente manifestazione della Diada 2012). Numeri a casaccio, quindi? Possibile, come possibile che si tratti di un test su di un’ipotesi al momento non considerata, ma che potrebbe realizzarsi entro qualche mese, ovvero un’ impasse del processo con un’opposizione sempre più forte da parte del governo centrale ed anche una contrarietà netta dell’UE. Il quesito misurerebbe così il livello di euroscetticismo nella Generalitat, livello che sembra precludere, almeno con questi numeri, la soluzione più radicale, vale a dire la separazione. Ma, mi pare che lo stesso non tenga conto di alcune variabili possibili da qui a breve: Con quale sentimento l’opinione pubblica catalana percepirà un Europarlamento con forte connotazione nazionalista come quello che dovrebbe uscire dalle urne il prossimo maggio? Quale la reazione ad una avanzata dell’estrema destra spagnola sottovalutata da tutti i media ma da collocare nel novero delle eventualità? Necessario, quindi, attendere i prossimi sviluppi e considerare questa indagine come una variabile interessante , ma suscettibile di essere contraddetta dai fatti.

  6. AUVERNO says:

    Scusate ma non c’è qualcosa che non va nelle percentuali?

    Prima dice che i No sono il 57%
    Poi dice che l’ipotesi di non entrare in UE fa diminuire ulteriormente i Si, portando i No al 48%

    Mi sembra anche sballato, ma questa è solo un’opinione, che i contrari alla secessione siano il 57%, ma i favorevoli al referendum siano il 55%.

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