Catalunya: Madrid ha (di nuovo) un grande problema

formiche catalane
di SALVATORE ANTONACI – Catalunya: Madrid ha (di nuovo) un grande problema Forse i numeri dell’ultima Diada, la grande ed oramai tradizionale mobilitazione indipendentista catalana, non hanno raggiunto i picchi di edizioni precedenti, ma l’aver portato un milione di persone in cinque delle principali città del paese (oltre alla capitale Barcellona anche Lleida, Tarragona, Berga e Salt) ha costituito senza dubbio un’ennesima prova di forza che procurerà non pochi grattacapi alle istituzioni madrilene. Al di là delle esitazioni e della laboriosità del processo di autodeterminazione sempre alla prese con le rivalità fra i principali attori e partiti impegnati nella trincea della “disconnexiò”, la controparte centralista vive uno dei momenti più difficili dai tempi della fine per consunzione della dittatura franchista.
Non sono, infatti, bastati 9 mesi e ben due tornate elettorali per dirimere il nodo su chi dovesse occupare le più alte cariche di governo spagnole. Peraltro non sembra proprio, cifre di sondaggi alla mano, che il terzo tentativo previsto praticamente sotto l’albero di Natale possa avere miglior esito. In crisi il vecchio bipartitismo iberico PP-PSOE e non sufficientemente forte l’ondata della nuova politica incarnata nei due partiti populisti di centro-destra e sinistra (Ciutadans e Podemos), lo stallo al centro è l’unico scenario previsto da qui alla fine del quanto mai decisivo anno di grazia 2017. Ed ecco che l’opportunità di sfruttare un’occasione quasi irripetibile diverrà un obbligo irrinunciabile per tutte le forze, siano esse moderate o movimentiste, che hanno deciso cinque anni orsono (sembra davvero trascorso un secolo!) di riprendere a sventolare la bandiera gloriosa dell’identità e del particolarismo catalano.
Le scelte davanti alle quali i protagonisti di questo duello con uno stato inefficiente ed invasivo come pochi altri (verrebbe da dire, con facile sarcasmo, quasi a livelli italiani) saranno oltremodo difficili e potenzialmente drammatiche, inutile negarselo. L’atteggiamento pilatesco della periclitante Unione Europea, ad esempio, dovrà prima o poi cedere il passo alla prevedibile chiusura definitiva verso qualsiasi opzione di autogoverno. Il minimo che ci si possa attendere, d’altronde, dal manipolo di grigi burocrati non eletti arbitri assoluti, coadiuvati da una fitta ragnatela di poteri “invisibili”, delle sorti di un continente sempre più allo sbando.
Ma, come dicevano i padri latini, ex malo bonum, dal male di dover sottostare ai diktat di un Sauron in realtà dai piedi d’argilla si potrà finalmente dirimere la matassa e recidere il nodo di Gordio che tiene avviluppati gran parte dei movimenti e partiti indipendentisti europei all’idea dell’ Unione irreversibile e madre di ogni opportunità di benessere e felicità quando, per contro, la realtà si incarica quotidianamente di svelare il vero volto di quest’idra nemica di ogni popolo continentale. Un risultato non da poco, in qualsiasi direzione evolverà o involverà la questione catalana dipendente più dall’imponderabile che dalle un tempo idolatrate ferree leggi della necessità storica.
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One Comment

  1. Fil de fer says:

    Speremo solo che i Catalani i verxa n’a strada in Europa par l’autodeterminasion dei Popoli.
    L’Europa la xè indrio andar de mal, donca schizzar el piè sull’acelerator xè giusto e sacrosanto !!!
    WSM

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