Catalunya: il 55% dei cittadini è favorevole all’indipendenza

di G.L.M.

A che punto sta il processo di indipendenza della Catalogna? Lo stato dell’arte, con tanto di incognite future, è stato tratteggiato a Milano da Enrique Ravello, della Platafurma per Catalunya, intervenuto al convegno su “Identtà e Ius Soli”, organizzato dall’associaizone presieduta da Mario Borghezio.

Gli ultimi sondaggi effettuati fra il popolo catalano dicono che oggi il 55% dei cittadini voterebbe a favore dell’indipendenza, mentre solo il 24% si schiererebbe decisamente contro. La percentuale dei favorevoli si alza addirittura al 65% fra la popolazione con meno di 30 anni.

A questo punto Ravello si è posto la domanda più ovvia e scontatta: può la Catalogna diventare indipendente. Risposta molto franca dell’esponente indipendentista: “Al momento non si sa. Vero è che le forze indipendentiste nel Parlamento Catalano oggi hanno il 70% dei seggi e sono decise a fissare la data referendum entro la fine del 2014, anno in cui si cdelebreranno i tre secoli da quanto i castigliani hanno occupato la Catalogna. E tuttavia da Madrid fanno sapere che il referendum non è legale e neppure vincolante. Inoltre lo Stato spagnolo fa balenare la possibilità di ricorrere all’esercito se la Catalogna si avventurasse per questa strada”.

Ma il governo catalano ha già in serbo una carta di riserva se dovesse scontrarsi con l’assoluta impossibilità di celebrare il referendum. Così la spiega Enrique Ravello: “Il Parlamento Catalano verrebbe sciolto in anticipo e le forze indipendentiste si presenterebbero unite con un solo punto nel loro programma: chiedere al popolo catalano se è favorevole all’ndipendenza. Se un tale cartello dovesse ottenere la maggioranza assoluta, allora il nuovo Parlamento pronuncerebbe una dichiarazione unilaterale di indipendenza”.

Ovviamente non tutto sarebbe risolto, e infatti Ravello osserva: “Madrid potrebbe non riconoscere l’esito delle elezioni e addirittura azzerare le istituzioni catalane. Ma basterebbe uno stato straniero pronto a riconoscere la Catalogna indipendente e il processo diventerebbe difficile da fermare. Dunque molto di quanto succederà a Barcellona e nella sua regione dipenderà dalla reazione della comunità internazionale. Già sappiamo, perché si sono pronunciate in tal senso, che nell’ambito della Ue Germania e Inghilterra non hanno intenzione di riconoscere la Catalogna indipendente. Mentre Lettonia e Lituania si sono già dichiarate favorevoli. Basterà questo pronunciamento? Difficile dirlo ora, perché Madrid farà di tutto per opporsi. E tuttavia noi siamo convinti che entro i prossimi 15 anni la Catalogna sarà indipendente. Non c’è alternativa: dieci anni fa i catalani favorevoli all’indipendenza erano solo il 25%, mentre oggi sono il 55%. Ogni anno per la Catalogna le cose vanno sempre peggio a causa dei comportamenti dello Stato spagnolo”.

Un’osservazione, quest’ultima, che dovrebbe far risvegliare la mente intorpidita di molti padani che, nonostante un crollo verticale delle loro condizioni generali, ancora ppaiono imbambolati di fronte allo Stato italico marcio e predone.

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12 Comments

  1. Marco Gargini says:

    A chi dice che solo il 55% è favorevole ricordo che solo il 24% è contrario all’indipendenza della Catalogna. Può un 24% comandare sul restante 76%? Ricordo altresì che il 21% si divide tra chi non andrà a votare, tra chi gli va bene tutto, tra chi non gliene frega nulla e tra chi straniero ha il diritto di voto ma normalmente non va mai a votare. Considerando le astensioni etc, al momento del voto (ossia il risultato delle X sulle schede) il fronte catalanista è stimato intorno al 70%.
    Inoltre è bene ricordare che mese dopo mese il fronte degli indecisi è sempre minore e da questo ne sta guadagnando chi è per il sì all’indipendenza.
    L’Inghilterra è strana. Prima dice di essere favorevole al referendum catalano, poi però non ne riconoscerebbe l’indipendenza… Qualora la Scozia divenisse indipendente, ecco chi riconoscerebbe la Catalogna. Si dice che anche la Francia sia molto disposta verso la Catalogna. E, comunque, come hanno riconosciuto il Kosovo non credo che ci saranno problemi a riconoscere la Catalogna, che regge più scambi commerciali dell’intera penisola iberica.

  2. Silvia says:

    Un saluto a tutti. Di cuore. E in bocca al lupo. Questo sito e’ stato davvero istruttivo. Grazie per l’ospitalita’.

  3. Silvia says:

    Giancarlo, la’ e’ diverso, pur essendo un popolo per la maggioranza cattolico, hanno avuto l’orgoglio e l’umilta’ di rivendicare le proprie istanze e questo grazie a Carme forcadell, noncurante delle esitazioni di Arthur Mas, presidente dell’ANC.
    In quanto al popolo basco:

    http://www.ecn.org/reds/etnica/baschi/baschi0105dossier.html

    E se si alleassero?

  4. Silvia says:

    La Spagna non mollerà l’osso tanto facilmente (E si che la Catalogna versa 17mld alle casse dello stato centrale. C’è poi la questione dei Pesi Baschi. Ma anche la Spagna sta vivendo un momento politico delicato. Staremo a vedere.

  5. “Madrid potrebbe non riconoscere l’esito delle elezioni e addirittura azzerare le istituzioni catalane. Ma basterebbe uno stato straniero pronto a riconoscere la Catalogna indipendente e il processo diventerebbe difficile da fermare. Dunque molto di quanto succederà a Barcellona e nella sua regione dipenderà dalla reazione della comunità internazionale.”

    Ma va?! diteglielo agli indipendentisti italioti delle croci a matita…

  6. giancarlo pagliarini says:

    I catalani sanno che stanno lavorando per i loro figli (fonte: rappresentanti di tante associazioni: commercialisti, ingenieri, commercianti,ecc che stanno da tempo lavorando sulla organizzazione dello stato indipendente). Enrique dice ” E tuttavia noi siamo convinti che entro i prossimi 15 anni la Catalogna sarà indipendente.” Ne sono convintissimo anch’io.

  7. Tito Livio says:

    E l’altro 45%? bello costruire un nuovo Paese in cui il 45% non crede.
    Sento dire che la Catalogna è li li per raggiungere l’indipendenza ma poi passano i giorni, le settimane gli anni e non cambia nulla.

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