Catalogna: sentenza ‘proce’s’, si temono proteste, rinforzi da Madrid

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La Spagna attende con il fiato sospeso
la sentenza del processo contro i 12 leader separatisti
catalani, alla sbarra per il loro tentativo di secessione nel
2017, una crisi che fece precipitare il Paese in una delle
peggiori crisi dalla morte del dittatore Francisco Franco.
La Corte Suprema dovrebbe pronunciare oggi la sentenza e
nei giorni scorsi sono gia’ filtrate anticipazioni sulla
condanna dei leader indipendentisti: dovrebbero essere
condannati per sedizione (attacco al’ordine pubblico, come
sollecitato dall’avvocatura dello Stato) e non per ribellione,
un crimine piu’ pesante (attentato alla Costituzione, come
chiedeva la procura). In ogni caso gli indipendentisti
chiedevano l’assoluzione e dunque a’ prevedibile che ci saranno
proteste: in Catalogna sono previste mobilitazioni per l’intera
settimana (ma ci saranno eventi anche all’estero, per esempio a
Bruxelles), e’ stato convocato uno sciopero generale per
venerdi’ prossimo, 18 ottobre. I gruppi separatisti, cosi’ come
lo stesso presidente catalano Quim Torra, hanno chiesto anche
atti pacifici di disobbedienza civile. Da giorni comunque il
governo di Madrid ha rafforzato le forze di sicurezza nella
regione.
Gli imputati, per lo piu’ ex membri del governo regionale
della ricca regione autonoma in Spagna nord-orientale, sono
stati processati da febbraio a giugno. Se si conferma che le
condanne sono per sedizione e non per ribellione, gli
indipendentisti, nove dei quali sono in carcere in alcuni casi
da quasi due anni, rischiano ancora lunghe pene detentive. L’ex
presidente catalano Carles Puigdemont, fuggito in Belgio,
comunque non c’e’; e l’imputato principale e’ il suo ex numero
due, Oriol Junqueras (per il quale l’accusa ha chiesto 25 anni
di prigione per ribellione e l’Avvocatura dello Stato 12 anni
per sedizione e appropriazione indebita). Accanto a lui, alla
sbarra ci sono anche l’ex presidente del Parlamento catalano,
ex ministri regionali e i leader di due influenti associazioni
indipendentiste.
Ci sono state comunque critiche per le anticipazioni
apparse negli ultimi giorni sulla stampa, tanto che il
presidente della camera di consiglio, Manuel Marchena,
intercettato dai giornalisti sabato a un ricevimento con re
Felipe VI, ha voluto sottolineare che e’ stata “una follia”
parlarne e che”tutto e’ ancora aperto” fino all’ultimo.

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1 Comment

  1. Spero in un ricorso e in una mobilitazione della popolazione…. Era sicuramente un rischio calcolato e Puigdemon che si e’ messo in salvo in tempo espatriando riuscira’ a smuovere il dormiente e inutile parlamento europeo perche’ si pronunci una buona volta sul diritto dei Popoli di affermarsi in quanto tali?
    Noi Veneti abbiamo seguito un’altra strada per pronunciarci nel 2014, presenti i commissari OSCE che certificarono la regolarita’ del procedimento seguito… ciononostante siamo ancora ad attendere l’ufficialita’ di un pronunciamento… il che sta a dimostrare che anche l’Europa coi suoi mastodontici apparati non conta niente… finora e’ solo una maschera di poteri occulti che giocano un’altra partita sulla pelle di tutti gli Stati facendone pagare il conto a tutti noi poveri sudditi…ignari e beffato!

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