Catalogna, perché Mas non ha fretta? Vi spiego perché non avremo l’indipendenza

di JORDI FORNAS*jordi

E’ passato già da tanto il 9 novembre, quando il popolo catalano si è espresso chiaramente a favore dell’indipendenza, superando gli ostacoli da parte dello Stato spagnolo e le sue minacce, che sono servite a dimostrare che i catalani non hanno piú paura.

Adesso toccava ai leader politici di fare i passi necessari per arrivare all’indipendenza ed ecco che è stato in questo punto che si è visto ancora una volta cos’è che impedisce ai catalani di raggiungere la libertà.

 La poca fretta del presidente catalano

Nel passo anteriore si era già messo di rilievo la poca fretta del presidente catalano nel momento di mettere data al referendo ritardandolo di quasi un anno e adesso si è ripetuta la stessa storia. Sembra che l’unico interesse del presidente dell’ente autonomo, il suo governo e il suo partito sia quello di allungare i tempi al massimo per cosí arrivare alla fine dei quattro anni di legislatura senza rischiare perdere il potere, come in caso di anticipo elettorale potrebbe succedere.

 

Il rischio del voto al 2016

Ai fatti mi rimando, ancora una volta la data è stata messa il più lontano possibile (27 settembre) e bisogna tener conto che se lo Stato annunciasse ufficialmente la convocazione elettorale per le stesse date (cosa abbastanza probabile), le elezioni catalane dovrebbero rimandarsi a più tardi e sicuramente andrebbero al 2016 che è quando compiranno i quattro anni di legislatura. Così si provoca che l’elettore non ricordi più il motivo per il quale va alle urne e gli si può vendere qualsiasi scopo come quello di rifare la “consultazione” come piace di chiamare il referendum agli autonomisti.

L’hanno chiamato così e dichiarato non vincolante, pensando di ottenere il permesso da parte degli spagnoli, che (“grandi democratici”) in nessun caso ne hanno voluto sapere. Stavolta sembra la si voglia chiamare “consultazione vera”, ma di vero c’è che servirà soltanto a perdere il tempo girando in cerchi.

Inoltre, il signor Mas ha detto che dopo celebrate queste elezioni ci sarà (se il risultato gli è favorevole) un periodo di almeno 18 mesi per andare avanti con quel che chiama “il processo” e così s’allungheranno ancora i tempi verso l’infinito, senza mai risolvere niente.

 

Il referendum c’è già stato, perché girarci attorno?

Il referendum, lo si chiami in un modo o in un altro, è già stato fatto e i risultati sono là e il mondo intero gli ha visti.

Adesso tocca fare il passo seguente, che non può essere altro che la dichiarazione d’indipendenza, seguita dalla proclamazione dello Stato Catalano con tutte le conseguenze politiche e giuridiche che fanno al caso. Questo significa la presa del controllo del paese, intervenendo sulle risorse e sui meccanismi di potere e finanza dello Stato spagnolo in territorio catalano, chiedendo nel contempo il riconoscimento agli altri Stati del mondo e agli organismi internazionali.

 

Il Parlamento catalano dichiari l’indipendenza

Questo atto deve iniziare nel Parlamento catalano, che contiene attualmente una maggioranza sovranista di deputati, risultante dalla somma di quelli che dicono essere favorevoli all’indipendenza (CiU, ERC, CUP) per cui, se non si fa, significa che  uno o più di questi attori non è quel che dice di essere.

 

Le scuse e il pretesto dei politici

I politici si scusano dietro il pretesto che ci vogliono nuove elezioni per avere un incarico popolare chiaro che permetta la DUI (dichiarazione unilaterale d’indipendenza) ma questa è una falsa scusa. I deputati d’un Parlamento democratico sono legittimati sempre, intanto dura il periodo per il quale sono stati eletti, per fare i passi necessari per difendere il proprio paese e ancor di più quando si tratta di casi di un sì grande rilievo come la Libertà con la maiuscola.

Non vale caricare il peso della decisione sul popolo e scusarsi dicendo che prima bisogna chiedere di nuovo ai cittadini, perché questi si sono appena espressi con tutta chiarezza.

Ecco che si fa evidente che è solo una dimostrazione di mancanza di decisione e coraggio.

Si dà vantaggio allo Stato per riorganizzarsi e colpire

Con questo atteggiamento la sola cosa che si ottiene e ritardare il successo e ancora peggio, permettere che lo Stato, nemico prepotente e di atteggiamenti totalitari, dimostrati non solo nel recente ma al lungo di anni di storia, agisca con tutte le manovre possibili e metta sul tappeto la forza di cui dispone per impedire l’indipendenza dei catalani.

Arrivati a questo punto c’è una domanda a farsi: perché?

Per trovare la risposta bisogna capire che dopo 40 anni di dittatura fascista e altri 30 di autonomismo e connivenza politica ed economica con lo Stato riformato, si sono creati molti vincoli (in parte inconfessabili) che vanno dall’atteggiamento di sottomissione inerente a gente che fin adesso solo aspirava all’autonomia e chiedeva permesso ai padroni per qualsiasi cosa, fino ai debiti e compromessi con le grande imprese e le banche e i casi di corruzione che possano venire a galla.

E questo atteggiamento di sottomissione coinvolge anche  il principale partito dell’opposizione (ERC) che di fatto sorregge il Governo e ne segue la strategia.

 

Questo Parlamento non farà mai la dichiarazione di indipendenza

Quindi, è chiaro che l’attuale Parlamento non farà mai la DUI e i principali partiti che lo compongono non hanno le idee troppo chiare su cosa pensano di fare nell’immediato futuro, per cui l’indipendenza catalana dipenderà piuttosto dalla capacità, dalla presa di coscienza dei propri catalani di  rendersi conto di quel che succede, cosa che di fatto non è facile perché i mass media sono controllati integramente dagli attuali occupanti i posti di potere e le voci critiche sul modo di fare sono escluse.

La versione della stampa

Si dà voce agli unionisti e nazionalisti spagnoli più radicali e demagogici, tanto in TV, radio o giornali, ma in nessun caso a indipendentisti che possano uscire dal discorso ufficiale.

Cosí, si dà l’impressione di una pluralità ideologica, rivestendosi (nel contrasto) di un atteggiamento in difesa del paese che permette si riaffermi davanti al cittadino l’idea che l’unica via possibile sia quella propria degli attuali politici parlamentari, i soli a difendere la nazione e ad essere sulla strada giusta.

 

 *Presidente di UPDIC

(Units per Declarar la Independència Catalana)

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

6 Comments

  1. Marco (*) says:

    Vi spiego io perché la Catalogna non avrà l’indipendenza: perché è vietato dalla costituzione spagnola, e il governo centrale spagnolo è già stato molto chiaro spiegando che è pronto a mandare l’esercito con tanto di carri armati a ripristinare l’ordine, ad introdurre nel territorio regionale la legge marziale, ecc.. Senza una guerra la Catalogna rimarrà, volente o nolente, parte della Spagna, e non può prendere controllo del territorio se i suoi cittadini non si organizzano in un esercito, altrimenti come fa? E poi, quali sarebbero gli organismi internazionali e gli stati esteri pronti a riconoscere la Catalogna come stato sovrano indipendente? Gli stati con potere di veto all’Onu sono tutti contrari, e l’Unione Europea, in base al trattato di Lisbona in vigore dal 2009, deve garantire l’integrità territoriale dei propri stati membri.

  2. Dan says:

    Mas da piccolo doveva essere il cazzaro del calciobalilla, quello che perdeva 50 partite su 50 e poi pretendeva di fare ancora la bella.
    Non importa quante consultazioni verranno fatte, quante volte i catalani voteranno per staccarsi: lui lo chiederà di nuovo. Un giorno si scoprirà che stava a libro paga di qualcuno a madrid

  3. caterina says:

    sembra che si parli della Regione Veneto, capeggiata da Zaia…
    Per fortuna dei Veneti c’è stato qualcuno che l’ha capito in tempo, e senza voltarsi indietro ha avuto il coraggio di fondare Plebiscito2013 e portarci ora, dopo il risultato strepitoso e asseverato del referendum del marzo scorso, ad un passo dall’attuazione piena dell’indipendenza, processo di cui sarà investito il Governo Provvisorio che eleggeremo il prossimo marzo.
    Bisogna riconoscerlo… geniali gl’inventori di Plebiscito.eu !
    Anche i Lombardi se ne sono accorti… all’estero ancora di più…

  4. Paolo says:

    Come da noi. Intanto tengono ben stretta la poltrona e tirano avanti. Quelli che verranno dopo faranno altrettanto e così all’ infinito.

Leave a Comment