Catalogna, nessuna crisi economica per secessione

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Non ci sarà “un impatto significativo sul Pil della CATALOGNA a seguito dello spostamento della sede legale di società e banche”. E’ quanto sostiene Crif Ratings. La settimana scorsa, ricorda la società che fornisce supporto all’erogazione e alla gestione del credito al consumo, il governo spagnolo ha approvato un decreto che agevola il trasferimento delle sedi sociali delle imprese dalla CATALOGNA al resto della Spagna. Crif stima che l’impatto sul Pil regionale sarà limitato “poiché questa decisione sarà intrapresa principalmente da società quotate o grandi imprese che rappresentano solo una piccolissima parte delle imprese presenti nella regione”. Secondo Informa (leader delle informazioni creditizie in Spagna), prosegue la nota, “a luglio 2017 solo lo 0,1% delle imprese catalane impiegava più di 250 persone e quindi considerabile come grandi imprese. Per contro, la maggioranza delle imprese della regione sono Pmi (rispettivamente il 3,3% e lo 0,6%) o microimprese (che rappresentano il 96% del totale)”. Secondo Crif, quindi, “le Pmi non dispongono di mezzi sufficienti per adottare misure volte a modificare il domicilio o la sede, dati i costi economici e logistici associati allo spostamento”. In uno scenario di dichiarazione unilaterale di indipendenza dellaCATALOGNA e nell’ipotesi che non si raggiunga un accordo sulle condizioni commerciali tra la CATALOGNA e l’Unione europea (Ue), le Pmi “potrebbero essere gravemente danneggiate – secondo Crif – dalla perdita di accesso al mercato comune dell’Ue. Le turbolenze politiche generate dal referendum, che potrebbero portare allo scenario di una separazione dalla Spagna, non sono evidentemente benefiche per avviare un rapido e fruttuoso negoziato delle condizioni commerciali tra i contendenti. Analogamente, le possibilità che la CATALOGNA riesca ad avviare negoziati con l’Ue nel breve termine, a seguito di una dichiarazione unilaterale di indipendenza, sono limitate. Di conseguenza, l’adozione dei dazi all’esportazione sui prodotti catalani da parte dell’Ue, Spagna compresa, è uno scenario realistico”.

Attualmente, ricorda ancora Crif, circa il 65% delle esportazioni catalane sono destinate alla Ue, con la Spagna che rappresenta il principale cliente. Le esportazioni catalane rappresentano quasi un terzo dell’attuale Pil della regione. Questo valore a livello nazionale si attesta a circa il 20%. “D’altro canto, Crif rileva il ruolo centrale svolto dalla CATALOGNA nella logistica delle esportazioni spagnole e delle importazioni europee. In uno scenario di separazione, riteniamo che un accordo commerciale sarebbe chiaramente vantaggioso per entrambe le parti. L’eventuale assenza, invece, sarebbe probabilmente più dannosa per la CATALOGNA, data la sua maggiore esposizione ai traffici con l’estero”, aggiunge la società. “La ridomiciliazione delle banche – afferma Borja Monforte, responsabile delle operazioni internazionali al Crif Ratings – ha perfettamente senso data la natura regolamentata della loro attività, al fine di preservare il pieno accesso delle banche alla Bce ed evitare fluttuazioni del mercato nel caso di una potenziale dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte del governo catalano nei prossimi giorni. Si tratta di una misura difensiva per proteggere gli interessi degli stakeholder e assicurare la continuità del business” “Una ridomiciliazione delle imprese, invece, avrebbe certamente un impatto significativo, ma per il momento questa soluzione sembra non essere sostenibile perché risulta molto impegnativo. Il principale impatto, seppur limitato, sarà sulla riscossione di alcune imposte locali e nazionali – continua Monforte – ma l’operatività e i livelli occupazionali dovrebbero rimanere gli stessi. Le società catalane quotate e le società controllate da gruppi internazionali, anche se operanti in settori non regolamentati, potrebbero essere tentate di trasferire la loro sede legale in Spagna per mitigare potenziali pressioni di mercato e l’incertezza legata ai prezzi delle azioni e delle obbligazioni”.

 

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One Comment

  1. Alessandro Guaschino says:

    La cosa era evidente, i disastri economici, le 7 piaghe d’Egitto, i 4 cavalieri dell’apocalisse vengono sempre evocati per spaventare l’elettorato, come è accaduto nel Regno Unito per la Brexit. Come per la Brexit poi si vede sempre che i paesi stanno meglio, ma l’Unione Europea non può ammetterlo altrimenti ci sarebbe il fuggi fuggi dall’Unione Socialista delle Repubbliche Europee….ma d’altronde gli stessi che evocano i disastri appena si parla di libertà sono gli stessi che affermavano che la Grecia era la dimostrazione del successo dell’Unione Europea.

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