Catalogna: Mas non vince, ma ora la maggioranza è indipendentista

di GIANLUCA MARCHI

Le elezioni catalane, ad una prima lettura, si sono concluse con la sconfitta di Artur Mas e di Ciu che invece, convocando la tornata elettorale anticipata, avevano chiesto al popolo catalano una “maggioranza eccezionale” per poter procedere sulla strada del progetto sovranista, passando attraverso la convocazione di un referendum per l’indipendenza. Ma fermarci qui sarebbe una lettura superficiale e fuorviante. Infatti il dato elettorale dice che le forze dichiaratamente nazionaliste, vale a dire che perseguono il progetto indipendentista, oggi contano nel Parlamento catalano 74 seggi su 135 e quindi sono maggioranza assoluta: Ciu 50, Erc 21, Cup 3.  Se poi aggiungiamo i comunisti ecologisti di Icv (passati da 10 a 13 seggi), si arriva a 87, anche se politicamente si tratta di uno schieramento politicamente disomogeneo, dove il dato comune è però appunto l’indipendenza della Catalogna. Vero è che Convergenzia i Uniò ha perso 12 seggi e tuttavia bisogna sottolineare un fatto fondamentale: nel 2010 ottenne 62 parlamentari, ma allora il suo programma non prevedeva affatto lo svolgimento del referendum per l’indipendenza. Oggi, invece, il partito di Mas e dell’ex presidente Jordi Pujol, porta nel Parliament de Catalunya 50 deputati sulla scorta di un programma che non parla più di “pacto fiscal” con Madrid, bensì di progetto “soberanista” e, quindi, indipendentista.

In questa sua conversione CiU ha perso voti e seggi, ma ora ha completato il suo percorso avendo come obiettivo finale l’indipendenza della Catalogna, mentre prima è sempre stato un partito di moderati che ha tentato in ogni modo di trovare un accordo con Madrid per ottenere un grado sempre maggiore di autonomia, strategia che evidentemente non ha pagato. Se poi si tiene conto che, in via sostanziale, i voti persi da CiU sono quelli guadagnati da Esquerra Republicana de Catalunya, vale a dire un movimento di sinistra da sempre marcatamente separatista, allora si capisce che in queste elezioni gli indipendentisti più convinti hanno preferito convergere su un partito, ERC appunto, che non parla genericamente di referendum da tenere entro i prossimi quattro anni, ma che lo vuole celebrare entro il 2014. In altre parole, gli indipendentisti duri e puri, anziché accogliere l’appello di Mas di dare la maggioranza assoluta a CiU per poter procedere sulla strada del sovranismo, hanno preferito rafforzare  Esquerra (secondo partito nel Parliament, anche se in termini di voti un pelo indietro rispetto al Partito socialista catalano), che ha sempre avuto il progetto indipendentista come sua ragione sociale. Questo perché la conversione di CiU non ha convinto tutti, complice il sospetto che Artur Mas, al di là dei proclami, alla fine fosse più interessato a riprendere le trattative con Madrid per il “pacto fiscal” , cioè il progetto originario del suo partito. Detto fuori dai denti: gli indipendentisti inflessibili non si sono fidati della svolta di CiU e hanno preferito ERC, così mettendo alla prova Mas sulla veridicità e sulla sincerità della sua evoluzione.

Il presidente uscente della Generalitat de Catalunya, che ora per governare deve passare attraverso un accordo di coalizione (e se l’alleato sarà ERC, i patti sul referendum per l’indipendenza non potranno che essere molto chiari e precisi), è stato accusato di un fallimento politico perché ha voluto elezioni anticipate per poi perderle. La sua difesa già ieri sera non è stata affatto banale: “Aver dato la parola al popolo è stato un fatto positivo: era necessario farlo per capire se quello che la gente gridava nelle manifestazioni di piazza si sarebbe poi tradotto in un voto nell’urna”. Il riferimento è ovviamente alla grande manifestazione dell’11 settembre scorso quando a Barcellona scesero in piazza un milione e mezzo di persone per chiedere l’indipendenza della Catalogna. Mas ha commesso sì un errore di valutazione, cioè ha pensato che quella marea umana si potesse trasformare in una vittoria elettorale per CiU senza precedenti. Così non è stato, ma oggi nel nuovo Parliament della Catalogna c’è una maggioranza assoluta di deputati eletti da forze che si sono dichiarate per l’indipendenza del paese. Barare o confondere le acque non è più possibile.

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40 Comments

  1. Unità Popolare Veneta says:

    Questa è la dimostrazione che senza la sinistra non si fà l’indipendenza!

  2. caterina says:

    ma se non ho capito male, erano pur sempre elezioni politiche benchè regionali, che sono tutta un’altra cosa rispetto ad un referendum sull’indipendenza dove le risposte sono due: o sì o no. E che questo si farà, come anche Mas diceva prospettandolo al 2014, ora sembra ancora più probabile, nonostante il suo arretramento in termini di partito, che non è l’unico favorevole all’indipendenza.
    Questo i media nostrani e forse anche i loro si guardano bene dal dire, perchè sono tutti centralisti e statalisti.

    • gianluca says:

      Le cose stanno esattamente così: se Mas vuole ancora governare la Catalogna o si allea col PP (che ha già detto di non voler neppure parlare con chi si professa indipendentista, nel qual caso rinnega tutta la sua recente evoluzione politica, oppure dovrà cercare l’accordo con Esquerra e allora dovrà fissare una data precisa per il referendum ben prima del 2014

  3. alberto says:

    non sono d’accordo con la sua analisi, dott. Marchi: la catalogna ha meno possibilità di essere indipendente proprio da oggi. ieri era più probabile, ma oggi è fin troppo difficile. le faccio la mia analisi da persona che strizza l’occhio agli indipendentismi ma ha i ben piantati piedi per terra.
    secoli fa, c’erano le varie cittadine o piccole nazioni che contavano qualcosa e vantano storie gloriose. ancor prima del risorgimento, quelle piccole comunità si sono trasformate in stati moderni o imperi. oggi, ci sono i giganti: cina, india, stati uniti d’america, russia, brasile, eccetera. l’europa è chiaramente tagliata fuori dalla storia, quindi l’opzione scelta dalla politica europea è quella di unire i vari microbi (italia, germania, francia, estonia, lituania, portogallo…) per fare un gigante che possa fronteggiare l’esuberanza dei brics o del grande fratello yankee.
    la politica, a mio parere, punterà sempre più a una maggiore integrazione per creare tale colosso (con buona pace della democrazia e dell’autodeterminazione dei popoli) ed eliminare le piccole realtà comunitarie. a breve, lo stesso italiano sarà una “lingua di provincia” (non è nemmeno rientrato nel novero delle lingue per i brevetti europei) e la cultura italiana come quella tedesca o di chi altro, finiranno a polverizzarsi e coagularsi in un tutt’uno come è avvenuto degli usa.
    per concludere: se la catalogna non ha avuto la possibilità d’indipendenza in questa occasione, non ce l’avrà mai più. il futuro è dei giganti, e i giganti non guardano le formiche sul loro percorso. triste ma vero.

    • alberto says:

      *ha i piedi ben piantati per terra…

      • Gian says:

        sei apocalittico! ma il mondo non è tutto bianco o tutto nero, esiste una scala di grigi e un popolo che ci prova da secoli ad essere indipendente ci continuerà a provare. anche con l’avvento di Franco sembrava che per la catalonga non ci fossero più speranze, invece…

    • kappaesse says:

      Il fututo è dei giganti?
      Non è ancora chiaro che i giganti sono stati voluti dai globalisti per controllare i popoli e fare i loro sporchi affari?
      Non è ancora chiaro che il globalismo è destinato al fallimento perchè costruito senza tenere conto nè della sovranità popolare nè dell’economia reale, e che è basato sul nulla cioè sull’economia finanziaria cartacea?
      Non è ancora chiaro il motivo di creazione dell’euro, che non è finanziario, ma politico, per mettere insieme ad ogni costo popoli, che altrimenti non avrebbero mai ceduto spontaneamente la propria sovranità?
      I popoli europei hanno una loro storia, gli usa sono solo un’accozzaglia di gente, tenuta insieme grazie alle risorse reali depredate agli altri, e con risorse finanziarie cartacee vendute a tutto il mondo.

  4. Paolo L Bernardini says:

    Condivido l’analisi di Alex Storti.

  5. igor says:

    Adesso cari indipendentisti che avete sbavato sulla Catalogna come la mettiamo? Adesso vi tocca rimangiarvi tutte le infamie su Zaia, Tosi, Salvini, Maroni, ovvero gli unici ai cui dovete inchinarvi se volte aspirare a qualcosa. Adesso è il nostro tempo, adesso è il tempo di Prima il nord! Non credo avremo pietà con voi perchè ci avete attaccati mentre stavamo lottando!

    • fabio ghidotti says:

      sbavato cosa, Igor (non sarai mica Iezzi…!!!)
      Quanto al Veneto, hai la memoria corta! Chi è stato quindici anni fa a in****arsi perchè in Veneto la Lega stava portando dalla sua parte spezzoni dei due blocchi politici “italiani”, e questo non era coerente con gli imperscrutabili disegni di via Bellerio???

    • Giancarlo says:

      Una cosa è certa: finché la Lega e le sue truppe cammellate disgusteranno fino alla nausea le persone che qui sono orientate a sinistra, potete stare tranquilli che una via catalana in Italia non ci sarà MAI. Magari continueranno a scannarsi su Renzi-Bersani e su quello che il futuro offrirà, ma appena sentiranno puzzo di Panzania rinforzato dalle esalazioni di Arcore si metteranno la maschera a gas e scenderanno in trincea. Quello che i media italioti hanno taciuto è che, sì, il progetto di Artur Mas è stato sconfitto e la percentuale catalanista non è cresciuta, ma non è nemmeno diminuita e c’è stata una grossa redistribuzione di voti a favore di ERC, la sinistra indipendentista radicale.

    • mv1297 says:

      Igor, non ti sembra di essere troppo italiano ad esprimere ciò che scrivi?
      vedi, io ero della serie “duri e puri” alla Lega ed ho sempre creduto al suo statuto dove chiaramente si parla di libertà.
      Per favore, non fare lo stesso sbaglio di tante persone che credendo di arrivare vicini al proprio obiettivo, pensano di poter dettare legge ad altri.
      In ogni caso, sono vent’anni che la Lega professa certe cose. Conclusione?
      Mi dispiace, penso che un drastico taglio all’Italia sia ormai la sola soluzione.
      Fuori tempo massimo.
      Ciao

    • Gian says:

      se tu fossi un leghista serio, perchè ce ne sono, dovresti essere il primo a non gioire del fatto che mas non sia arrivato al 51%.

      Non credo nell’effetto domino, ma una catalogna indipendente avrebbe fatto bene anche alla padania, essere contenti di come è andata giusto per poter postare una piccola ripicca infantile verso dei nemici politici da prova di avere una lungimiranza politica pari a zero e una visione del mondo simile a quella dei capponi di renzo.

      perchè i padani hanno sempre voglia di farsi male da soli?

  6. Gian says:

    onestamente non la vedo così bene la situazione, a conti fatti una maggioranza indipendentista c’era anche prima, 62 ciu e 10 erc facevano già 72 seggi ovvero la maggioranza assoluta dato che il parliament ha 135 seggi.

    il fatto che mas esca almeno mediaticamente sconfitto è comunque grave e sopratutto manca un dato importantissimo, in termini di seggi ciu e erc arrivano alla maggioranza, ma in termini di voto percentuale si fermano al 44% e al referendum per l’indipendenza non ci sono premi di maggioranza! Non darei per scontata una vittoria del si, giusto ieri davamo per contata una vittoria di Mas.

    Inoltre per quanto io speri che la catalogna sia presto libera non credo molto nell’effetto domino, ognuno raccoglie ciò che semina, le fatiche e i frutti del suo lavoro, punto.

    • fabio ghidotti says:

      è vero che c’è questa differenza fra seggi e voti, ma l’importante adesso è che passi il principio della legittimità del referendum. CIU questa volta si era presentata alle urne inserendo il referendum nel suo programma.

      • gianluca says:

        Mi spiace contraddirla ma la situazione non era affatto quella che lei dice. Nel 2010 CiU non aveva nel suo programma il referendum per l’indipendenza e infatti si parlava solo di partito autonomista. Mas ha abbracciato la nuova causa solo dopo la bocciatura del pacto fiscal da parte di Madrid e dopo la manifestazione dell’11 settembre e ha finito per perdere elettori su due fronti: quelli contrari a un’evoluzione così drastica e quelli che non fidandosi del suo indipendentismo sono andati su ERC
        marchi

        • Gian says:

          siamo d’accordo, nel 2010 ciu non parlava di indipendenza, ma di certo era un partito catalanista e se vi fosse stato un referendum avrebbe detto si. La differenza è che ora è la stessa ciu che lo chiede direttamente, ben lo so che mas è diventato indipendentista l’altro ieri, però non ha perso voti per quello.

          punto prima era al governo e ha dovuto fare molti tagli, punto secondo è stato vittima di una campagna di stampa che l’ha accusato di essere un corrotto la settimana prima delle elezioni, anche questi sono elementi che possono aver pesato.
          punto terzo la situazione è molto più complicata, perchè lei può accusare mas di non essere sincero, ma mi deve spiegare perchè è sparito SI che aveva 4 seggi e che si è sempre detto indipendentista.

          poi c’è da dire che sono andati molto bene il PP che ha incrementato di 80 mila voti e sopratutto C’s che è dichiaratamente anti secessionista e che ha incrementato di ben 170 mila voti.

          Inoltre manca un altro dato fondamentale, l’affluenza alle urne è passata dal 60 al 70%, ergo è evidente che la svolta di mas ha mobilitato elettori che prima si astenevano e che ora non lo hanno votato e forse non hanno votato neppure gli altri catalanisti: questo è un campanello d’allarme in previsione referendum.

  7. Matthew says:

    Analisi corretta (unico appunto:11 settembre, non 8).
    La Catalogna rischia però adesso un momento di grave crisi politica, economica e sociale, dovuta alla mancanza di un governo con una forte maggioranza e dell’inevitabile inasprirsi dei rapporti spanolo-catalani: i delusi in Catalogna sono tanti.
    I catalani, in fondo, hanno votato ciò che dovevano votare: esquerra republicana e Ciu. Se Ciu non ha vinto è perchè NON è un partito inidpendentista, ma nazionalista, che ha un grande interesse nell’ accontentare la potente alta borghesia catalana e ridiscutere unnuovo patto fiscale con Madrid.
    Non sono affatto sicuro che Ciu ed Esquerra creeranno un governo stabile e compatto: troppe le differenze tra i due partiti, compreso il desiderio di indipendenza. Pragmatico per Ciu, impellente per Esquerra.
    I catalani, oltretutto, hanno votato per l’indipendenza o almeno per il nuovo patto fiscale. Già, ma ieri a votare non ci andavano solo i catalani, ma tutti coloro che abitano in Catalogna: il che credetemi è cosa ben diversa.
    Infatti, i non catalani o almeno non indipendentisti hanno votano PP, PSOE nonchè il preoccupante e xenofobo partito Ciutadans’.
    Vorrei aggiungere che guardando ai dati per provincia si nota come la Catalogna ‘profonda’(lleida e Girona e in parte Tarragona) ha votato compatta pro-indipendenza.
    Le grandi città e la periferia di Barcellona, aree a grande immigrazione anche spagnola , hanno preferito i partiti più centralisti Anche questo dato dà un’idea della profonda spaccatura della società catalana.

  8. fabio ghidotti says:

    condivido pienamente l’analisi di Marchi.
    Invito a riflettere sul ruolo determinante che ha assunto nelle urne e che ora può assumere nel Parliament catalano la sinistra indipendentista di ERC. Sto parlando di un fatto concreto accaduto in una terra che ha molte affinità di ogni genere con la nostra. Dovrebbe bastare a ridurre al silenzio i sedicenti padanisti paranoici che attaccano qualunque sinistra a prescindere, e quindi remano contro la necessità di essere il più convincenti possibile, senza pregiudiziali.
    Quanto all’informazione di regime, anch’io ho notato le menzogne tricolori. Capolavoro di imbroglio il Televideo RAI, che ieri sera scriveva di sconfitta di Mas e subito dopo gli contrapponeva l’avanzata dei “repubblicani” senza precisare che si trattava dell’ERC…

  9. lorenzo s. says:

    Gianluca Marchi, lei afferma:

    “in queste elezioni gli indipendentisti più convinti hanno preferito convergere su un partito, ERC appunto, che non parla genericamente di referendum da tenere entro i prossimi quattro anni”

    Pertanto secondo lei gli elettori di CIU sarebbero passati a ERC per marcare la prorpria volontà di indipendenza.

    Io non sarei così convinto: non è che una parte dell’elettorato indipendentista abbia voluto bocciare la politica economica di CIU preferendo quelle di ERC?

  10. eridanio says:

    L’indipendenza spaventa i moderati.
    Tutto il mondo è paese.
    Il messaggio non ha tenuto conto del fatto che la gente tende a non rinunciare a vivere di redistribuzione.
    Il secondo partito ERC sarà pure indipendentista (e va bene), ma è a forte impronta social-redistributiva.
    La maggioranza semplice per un governo indipendentista espressa in scrani esiste tuttavia, al netto del 30% che non ha votato. E’ stato mancato anche l’obiettivo di raggiungere la maggioranza indipendentista dei 2/3 dei votanti ancorchè non politicamente omogenei.
    Ai catalani è mancato il coraggio, pur avendo maturato un risultato di tappa al di sotto delle aspettative.
    Ma le tappe sono solo “tapas” e non “comida”.
    E’ opportuno che gli indipendentisti nostrani facciano tesoro dell’esperienza catalana per capire cosa funziona nell’allargare il consenso genuino ed informato e cosa allontana i risultati e la comune aspirazione all’autodeterminazione (sensibilità dell’elettore) nel cammino verso l’indipendenza (voti espressi).
    I contenuti ed il progetto devono essere espliciti e diffusi alla noia. Bisogna essere chiari e didascalici e pure le difficoltà devono essere esplicitate perchè la gente non ha paura delle difficoltà che conosce, ma di tutto quello che di buono o di gramo resta nelle intenzioni e nel vago.

    • Bisogna essere chiari e didascalici e pure le difficoltà devono essere esplicitate perché la gente non ha paura delle difficoltà che conosce, ma di tutto quello che di buono o di gramo resta nelle intenzioni e nel vago.

      concordo, incominciamo ad elaborare un percorso teorico-pratico verso l’indipendenza, poi martellare tutti i giorni i concetti.

  11. SanMarco4ever says:

    Fossi un catalano chiederei la “radiazione” di Mas dalla politica per sempre. Cosa tentenna? Dopo tutte quelle belle parole sull’indipendenza. Si parla di indipendenza ed ancora ci sono rancori tra indipendentisti di destra e di sinistra? Comunque mi aspettavo qualcosa di più ad essere onesto, visto i recenti sondaggi. Invece partiti filo-spagnoli PP, PSC e persino C’s hanno preso più di un milione di voti assieme. Nel CiU mi sa che non tutti sono indipendentisti. Solo ERC-CATsì è al 100% per l’indipendenza. Per me, o hanno manipolato i sondaggi precedenti oppure queste elezioni hanno fatto saltar fuori un’amara verità. Staremo a vedere.

  12. lucas says:

    Marco D. ……………. lei è gravemente miope…..il processo ,invece, subirà un’accelerata…..
    ….alzi il suo tricolore e viva la sua felice sudditanza assieme allo stato italiota a cui si sente tanto legato….ave

  13. lucas says:

    indegna come sempre le priori posizioni centraliste e reazionarie dei media italioti sull’argomento, atte a discriminare, sminuire , i risultati che si sono tenuti in catalunya….come si fa a non riconoscere che invece cosi’ facendo il referendum sull’indipendenza catalana sarà ancora più severo e certo….
    ricordo alle politiche italiote scorse, quando nel lombardo veneto si era costituito un sodalizio tra la gente di diverse posizioni per sonstenere la lega nord affinche’ portasse a “casa” l’agognato federalismo…..tutto poi finito ove sappiamo…..in catalunya è successa la stessa cosa, per essere sicuri di portare a casa il referendum gli elettori hanno puntato ai partiti che danno più garanzie e che da sempre lottano a riguardo….wsm

  14. max says:

    I titoli dei quotidiani italiani che come sempre leggono i risultati elettorali,in maniera alquanto distorta,riportano una sconfitta clamorosa dell’idea di indipendenza della catalunya.
    Naturalmente il suo articolo spiega in maniera inequivocabile,che la maggioranza indipendentista ha il maggior numero di seggi,ergo dal suo scritto il processo si è messo in moto,nonostante il partito più secessionista diciamo così i suoi voti sono lievemente diminuiti,ma sono aumentati quelli della sinistra indipendentista.
    Per l’obbiettivo di questo popolo cioè mollare,madrid,non si è guardato alle proprie idee da cortile,ma il bene della catalunya.
    Da noi la sinistra fa le primarie per accentrare e rafforzare ancor di più lo stato parassita,la destra idem,vorrei sapere da Lei come ci possiamo capire e spiegare se l’informazione racconta queste cazzate,grazie.

    • lorenzo s. says:

      E’ vero, ho letto il Corsera, il titolo parla di sconfitta degli indipendentisti.
      Mi chiedo da dove venga tutta questa solidarietà verso Madrid: che l’Italia abbia paura di perdere Alghero?

  15. SuperHornet says:

    Mas? proprio come avevo previsto. Il suo era un bluff. Altro che indipendenza.

  16. Radio-giornale delle 10 di stamattina, lunedì 26 nov 2012 su Radio24.
    Giornalisti e redazione come al solito schierati in difesa del bieco centralismo:
    Risultato a sorpresa in Catalogna, frana clamorosamente il progetto indipendentista.
    Si annebbia il sogno indipendentista…

    La Confindustria è di fatto schierata contro l’indipendenza dei popoli.
    Imprenditori, riflettete, il vostro nemico l’avete in casa.
    Per assurdo Fiat essendo uscita da confindustria è più indipendentista del sciur Brambilla che anela al simbolo dell’aquilotto con la ruota ma che si sente oppresso dallo Stato italiano ladro.

    • Trasea Peto says:

      Lo Stato italiano con i soldi delle tasse, accise, etc finanzia alcune ditte private e molti giornali. Senza Stato italiano molti dovrebbero trovarsi un lavoro serio. Sii comprensivo.

  17. Dumbo54 says:

    Analisi assolutamente condivisibile.
    Mi auguro che anche la Lega comprenda che il discrimine NON È fra destra e sinistra, peraltro sostanzialmente indistinguibili nelle loro politiche antipopolari, ma fra indipendentisti + autonomisti+ federalisti, e centralisti. Di qualunque colore. Sarebbe un bel passo avanti.

  18. Analisi perfetta.
    Faccio osservare inoltre che il grado di indipendentismo dei quattro partiti citati è certificato dal loro voto favorevole alla Resolució 742 del 27 settembre scorso, che impegnava la Giunta che sarebbe uscita da queste elezioni ad indire un referendum indipendentista entro la nuova legislatura.
    Termine che alla luce dei risultati, ragionevolmente, si accorcerà.
    Il momento è adesso! (e non è uno slogan politico fiorentino, con tutto il rispetto)

  19. Carla says:

    Ottima notizia anche per noi gente veneta.Mio marito parla sempre di effetto domino indipendentista.Quindi questa scelta degli elettori catalani non può che farci bene a tutti.

    • Marco D. says:

      Ma che effetto domino. In Veneto voi venetisti-venetioti prendete se vi va bene il 2% ( se vi unite tra di voi visto che siete spezzettati come nessuno). Qui a Treviso avete preso l’anno scorso l’1,7 % dei voti totali. Menomale che il resto del Veneto lavora invece di non fare nulla come voi pseudo-indipendentisti.

      • Matteo says:

        Eccellente risposta! Ora però, invece di scrivere, fila a lavorare: devi contribuire a finanziare il residuo fiscale attivo che permette di mantenere questo stato vergognoso.

      • ferdinando says:

        Venetioto, per non dirti altro, sarai tu e tutti quelli come te. Vai pure a votare le primizie con tanti altri illusi…

      • non so di che nazionalità tu sia ( presumo ovviamente italiana), ma noi veneti oramai stanchi della politica non ci misuriamo più con i partitini vari, l’indipendenza qui parla un’altra lingua che la politica non comprende. Si limitino a fare un referendum che a cancellare il sistema partitico che non rappresenta nessuno ci penseremo più avanti.

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