Catalogna come il Kosovo. Veneto come la Catalogna?


kosovo indi

Il 17 febbraio del 2008 Pristina dichiarò unilateralmente la propria indipendenza da Belgrado. Oggi è una nazione riconosciuta da 106 paesi Onu. Si legge ovunque. Il percorso di autodeterminazione fu in salita ma non impossibile e venne avvallato dalla comunità internazionale.

Anche la Catalogna vuole seguire la stessa strada? Dopo la retromarcia di Artur Mas, da un referendum consultivo sbandierato a tutto il mondo, ad un sondaggio sul territorio, di acqua ne passa. Ma lui, per evitare grane legali, e pure il carcere, per sè e per i funzionari catalani che avrebbero sovraninteso alla consultazione, ha scelto la via del “mi salvo” e cerco un’altra via, molto politica, sia chiaro, molto pragmatica, per non morire giovane e giocarsi un’altra carta, salvandosi la faccia. Elezioni, un cartello unico di tutto il vasto mondo indipendentista, primo punto del programma, l’indipendenza. Dopo la vittoria, proclamazione unilaterale dell’indipendenza, voluta dal popolo per vie legali, quelle del voto.

Avevamo scritto che uno dei primi effetti sarebbe stata la spaccatura del mondo indipendentista, spunto questo di grande soddisfazione per Madrid, un depotenziamento che fa gioco al potere centrale.

E ieri in serata si leggeva che il leader degli eco-socialisti di Iniciativa Catalunya Verd (Icv) Joan Herrera, dava già  per rotto il patto con Ciu, Erc e Cup. Secondo Herrera, il surrogato proposto da Mas “non è un referendum né una consultazione, è un’altra cosa” e il presidente catalano “ha convertito il 9-N nel primo atto di pre-campagna di elezioni plebiscitarie”, che “ha concordato con se stesso”. In dichiarazioni ai media, Herrera si è detto convinto che la formula indicata da Mas “ha le gambe corte”, perché sarà sicuramente bloccata dal governo centrale e, nel difendere il referendum indipendentista, Herrera ha assicurato che quello del presidente della Generalitat “è un autogol”. Anche Oriol Junquera, leader di Esquerra Republicana de Catalunya (Erc) ha dato per rotto l’accordo delle forze a favore dell’indipendenza: “Ieri il governo catalano ci ha messo davanti a uno scenario nuovo, non concordato e ha mandato in pezzi l’unita’”, ha dichiarato Junquera nella Camera catalana. Tuttavia si è detto pronto a “tentare ugualmente di aiutare” sulla nuova strada indicata da Mas, pur riaffermando che “la soluzione passa solo per l’indipendenza”. 

Insomma, deve passare la nottata e la sbornia per la virata tattica. C’è chi spera che la scelta di Mas sia solo  prendere tempo per evitare uno scontro che non avrebbe prodotto l’effetto sperato, quello dello smarcamento legittimato dal potere centrale. Si cerca insomma un’altra strada, e che poi sia lui o meno il leader del cartello indipendentista alle prossime elezioni, questo è tutto da vedersi. Forse meglio lasciare il posto ad un cuore più impavido, pronto anche ad assaggiare, se serve, il ferro delle patrie galere pur di toccare il cielo dell’indipendenza con un dito.

Il 9 novembre si andrà alle comunque alle urne, perché la Generalitat catalana mobiliterà 20.000 volontari ed avrà il supporto dei comuni per votare. Ciò che cambia è che Artur Mas ha deciso di “blindare” il percorso motivando la sua scelta nel cercare di renderlo inattaccabile. Il referendum è “illegale” per il TC (Tribunal Constitucional) ma i catalani manifesteranno lo stesso il consenso popolare in una fase prima fase: la “legalità” vera e propria, fanno sapere, sarà in un atto successivo dove alle urne si presenteranno i partiti indipendentisti in una lista unitaria (come NVI!) ed un programma unico che sarà la DUI (dichiarazione unilaterale di indipendenza). Facendo così Mas utilizzerà uno strumento “legale” per la Spagna come le elezioni regionali per trasformalo in uno strumento referendario. Soprattutto per garantirsi il consenso internazionale. Il numero di votanti al sondaggione referendario sarà certificato e dimostrato al mondo che il “Popolo c’è” si andrà alle elezioni catalane (all’interno del sistema legale spagnolo) ed il programma presentato dalla lista unitaria sarà de facto un voto referendario che chiede la DUI.
Un po’ come si sta tentando di fare in Veneto (vedi Chiavegato, ndr):  “Se ci voti e ci fai prendere più del 50% facciamo la DUI”. Per il Veneto è una aspirazione, per la Catalogna è qualcosa più alla portata numerica dei consensi.
La Spagna potrà poi negare la validità della dichiarazione stessa, ma non la legalità della procedura elettorale con cui si è indirettamente avallata la DUI potendo dimostrare alla comunità internazionale che questa è la volontà maggioritaria dei Catalani.
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One Comment

  1. Łexo kì:
    Catalogna come il Kosovo. Veneto come la Catalogna?
    http://www.lindipendenzanuova.com/catalogna-come-il-kosovo-le-vie-del-signore-mas-sono-infinite
    “Un po’ come si sta tentando di fare in Veneto (vedi Chiavegato, ndr): “Se ci voti e ci fai prendere più del 50% facciamo la DUI”. Per il Veneto è una aspirazione, per la Catalogna è qualcosa più alla portata numerica dei consensi.”

    http://www.filarveneto.eu/wp-content/uploads/2014/02/Ke-sipia-la-volta-bona.jpg

    Me dispiaxe par i credenti e i fedenti (coełi łi ga fede) ma xe da macaki o ensemenii (par no dir altro) pensar ke l’aleansa de NOI VENETO INDIPENDENTE de Chiavegato con ła Lega, Forsa Italia a Caxa Paund łi posa portar a na DUI : dichiarazione unilaterale d’indipendenza.

    http://www.lindipendenzanuova.com/casa-pound-per-unitalia-mussoliniana-la-lega-leader-di-questa-nuova-destra
    http://www.lindipendenzanuova.com/cara-indipendenza-salvini-ha-ragione-ad-allearsi-con-casa-pound
    http://www.lindipendenzanuova.com/la-destra-sociale-il-peggior-nemico-dellindipendenza

    Se Chiavegato el crede a ste robe o lè mato patoco o lè en mala fede.
    N’omo co ła cràpa drita so ła skena nol pol credar a ste ensensade.

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