Caso Rizzi, Maroni più forte di prima. Gli hanno tolto le castagne dal fuoco

fabio rizzidi STEFANIA PIAZZO – Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo… In questi giorni l’uomo politico più trafelato non appare Roberto Maroni, tradito dai suoi uomini di fiducia. Così dicono le carte della Procura di Monza. Non di Milano, di Monza… Macchè. Anzi, si è già mosso bene, con l’Autorità anticorruzione, per setacciare tutta la Regione. A muoversi e ad essere stra indaffarato è piuttosto Matteo Salvini. Ha un problema non indifferente da gestire, quella della leadership del centrodestra, bubbone scoppiato come era prevedibile a Roma, dove la decisione sul candidato sindaco non è uscita da Bellerio né è stata concertata. Bertolaso non è stato un nome condiviso dal trio del centrodestra. Non si sa se Salvini sia più incazzato con la magistratura (su cui ha già dato esprimendosi con toni forti) o con gli alleati. A leggere tra le righe, forse la seconda. Che, sommata con la prima, non dà segnali di forza.

E Maroni? Il governatore sta meglio di Salvini, scommettiamo. Brevemente la possiamo riassumere anche così. Come ci sentiremmo se un nostro collaboratore fidato, diciamo anche il più fidato, venisse trovato con imbarazzanti risparmi nel congelatore? Beh, se qualcuno ce lo toglie di torno, e svuota l’armadio da eventuali scheletroni, non può che averci fatto un favore. Ma quale imbarazzo! Maroni, come ha detto in aula, si sarà anche “incazzato”, ma al tempo stesso, azzardiamo, anche più “sollevato”. Un problema in meno. E la strada per la leadership del centrodestra non è poi così lontana.

 

 

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