CASEI GEROLA: NON PIACE LA CENTRALE A BIOMASSE

di REDAZIONE

Si intende realizzare un’opera ndi pesante impatto ambientale per i trasporti, l’impermealizzazione del suolo, la sottrazione di 3.500 ettari alle colture alimentari, le emissioni di una centrale da 50MW (cinquanta!) che brucerebbe legnami (importati da dove?) e sorgo coltivato sul posto riducendo ancora di più la superficie delle colture alimentari (va ricordato che nel vicino vercellese è stata realizzata una centrale a bioetanolo che utilizza migliaia di ettari di coltivazione di canna palustre).

Tortona  – Continua la polemica sul progetto della centrale biomasse di Casei Gerola, struttura in grado di produrre fino a 50 megawatt bruciando sorgo e legnami e che dovrebbe sorgere al posto dell’ex-zuccherificio, ma dopo aver visionato il progetto i membri di Comitati Scrivia sollevano alcune perplessità
Si parla ormai da temp della costruzione della centrale biomassa di Casei Gerola, una struttura in grado di produrre fino a 50 megawatt bruciando sorgo e legnami. Se ne parla più precisamente da quando è stato firmato l’accordo, il 29 dicembre 2011, con gli assessori della regione Lombardia Giulio De Capitani (Agricoltura) e Domenico Zambetti (Casa, presidente del Tavolo territoriale di Pavia) -, la Provincia di Pavia, il Comune di Casei Gerola, Finbieticola Casei Gerola, Immobiliare Casei Gerola, Confagricoltura – Unione Agricoltori Pavia, Confederazione Italiana Agricoltori, Fai-Cisl e Flai-Cgil. Ma se il progetto sulla carta è meritevole – infatti si tratterebbe di recuperare una struttura abbandonata per creare nuovi posti di lavoro – non si può non dire che sono sorte diverse criticità, soprattutto da parte di Comitatiscrivia e dei sindaci dei comuni limitrofi (Castelnuovo Scrivia, Guazzora, Molino dei Torti, Isola San Antonio ed Alzano), che hanno presentato una serie di osservazioni che mettono in luce alcuni dubbi sul progetto. Tra questi rientra la localizzazione della centrale, che dovrebbe sorgere in realtà su terreni agricoli; ma ci si chiede anche la reale utilità di una centrale da 50 megawatt in una zona dove la produzione di energia elettrica supera i 2000 watt; c’è il dubbio sulla impermeabilizzazione di 105.7010 metri quadrati, ce non possono non creare un notevole impatto ambientale.
Dubbi, poi, sulla reperibilità del legname e del sorgo: per il primo nel progetto non si fa riferimento a dove esso verrà trovato, mentre per la produzione del secondo si parla di 75.000 tonnellate, equivalenti a 3.500 ettari di terreno tolto alle produzioni agricole vere e proprie.Oltre ai dubbi sulla struttura permangono quelli sulla salute, infatti si legge nel documento degli ambientalisti  “la massa bruciata sarà alla fine di 90.000 tonnellate. Ne rimangono 19.000 sotto forma di fumi e di vapori emessi a 80 gradi di calore. Quindi ogni giorno ben 52 tonnellate usciranno dal camino: cosa contengono e dove vanno a finire?”, in aggiunta non saranno previsti controlli sul territorio circostante e non viene specificato che fine faranno le 36 tonnellate quotidiane di residui solidi e ceneri. Dalpunto di vista idrologico la zona è allagabile sia per la possibile presenza di una falda tra i 3 e i 9 metri sia tramite alluvioni, come avvenne nel 1977, inoltre il deflusso di scarichi andrebbe analizzato con maggiore attenzione poiché riguarda una zona protetta nel Parco del Po, distante non più di 2 km dal sito dell’impianto, infine non bisogna dimenticare che sempre quella zona è ricca di reperti romani.

I comuni chiedono quindi se sia necessario davvero investire decine di milioni di euro per una struttura che darebbe lavoro a neanche 25 persone, ma in cambio potrebbe causare gravi disagi ad una zona tra le più belle della provincia.

di Nicola Santagostino
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5 Comments

  1. Alberto says:

    Io sono di Molino dei Torti un paese a 1 Km da questa centrale della morte !!!

    E a dir poco scandaloso che la provincia di Pavia abbia portato avanti il progetto della centrale a biomasse di Casei Gerola senza aver coinvolto i comuni limitrofi che si trovano tutti in provincia di Alessandria !!! Un progetto oltretutto che fa acqua da tutte le parti considerando il livello di inquinamento sotto forma di polveri sottili…tanto i polmoni sono i nostri !!!! Oltre il danno la beffa se pensate che sta centrale del c..o. non sorgerà nell’ area ex zucchericio (la cui bonifica è terminata ….ma dove ??? ) ma in un area che prevede l’ esproprio di prezioso terreno agrigolo !!! Ah un ultima cosa …complimenti agli ingegneri per il progetto che non prevede una centrale a ciclo combinato con il conseguente spreco di calore che a casa mia è = Energia….consiglio a loro di tornare all’ università a rifare Fisica I !!!! Per gli interessi di pochi dobbiamo pagare tutti !!! VERGOGNATEVI !!!!

  2. stefano ferrari says:

    documento che si può adattare a tutti gli impianti di bruciatura di biomasse:

    2-Marzo-2012 Rodengo Saiano

    Osservazioni sul previsto impianto della centrale a cogenerazione di biomasse a Rodengo Saiano (BS).

    NB: le dimensioni dell’impianto sono ininfluenti sulle considerazioni di cui sotto.

    1) La biosfera franciacortina è già inquinata.

    L’ inquinamento dell’aria oltre ad essere rilevabile e quantificabile scientificamente è anche osservabile ad occhio nudo da posizioni elevate d’altitudine (monti o aerei). Questo è facilmente spiegabile come persistenza delle emissioni in atmosfera di tutta la Padania che grazie alla catena delle Alpi non vengono trasportate lontano nel pianeta. L’inquinamento delle acque anch’esso rilevabile scientificamente è anche istantaneamente deducibile dalla generale non potabilità della maggior parte delle acque superficiali e sotterranee.
    Qualsiasi nuovo impianto di bruciatura di qualsiasi tipo sarebbe una emissione aggiuntiva nella già inquinata biosfera. Inoltre i parametri di legge per le emissioni da impianti di bruciatura derivano da direttive statali ed europee che non tengono conto della morfologia e situazione degli inquinanti in Padania; sono quindi completamente sovrastimati per la nostra terra.

    2) Situazione agricola attuale.

    L’ambiente franciacortino e Padano in generale si pregia di essere ricco di attività agricole di alta qualità e di stampo biologico.
    Aumentando le emissioni si andrebbe a peggiorare una qualità agricola già provata dall’inquinamento attuale, oppure si vedrebbero sostituite da coltivazioni di biomassa per centrale energetica.

    3) Quantità di materie prime per il funzionamento della centrale a biomasse.

    La biomassa di scarto utile attuale franciacortina per l’approvigionamento delle centrali è completamente sovrastimata sia in termini di quantità che di qualità e per durata nel tempo.
    La qualità dei materiali risultanti da potature e manutenzioni del verde in generale è molto basso, e a corto termine la quantità non sarà sufficiente a garantire un funzionamento continuo di un bruciatore neanche di piccole dimensioni.
    Inoltre i materiali legnosi di scarto cippati e buttati in caldaia saranno ancora umidi con conseguente dispendio di energia di bruciatura e aumento dei fumi emessi.
    Rivolgersi allora ai nostri campi e boschi sarà inutile poiché non potranno offrire se non per tempo limitato il combustibile necessario per il funzionamento continuo delle centrali a scopo di produzione di energia elettrica, soprattutto se ne verranno create centinaia in tutta la Padania.
    Inoltre la situazione globale dei cambiamenti climatici in atto non permettono di creare nessun modello previsionistico d’evoluzione a breve termine, in parole povere i nostri boschi e tutta la Natura in generale si trovano in una situazione vegetativa d’adattamento ai cambiamenti globali molto difficoltosa se non addirittura catastrofica.
    Questo suggerisce uno sfruttamento delle risorse vegetali molto più oculato e non deve andare certo nella direzione di bruciare il legno esclusivamente per la produzione di energia elettrica.
    Si potrebbe generare conseguentemente l’dea di creare coltivazioni ad hoc per mantenere le centrali, la qual cosa creerebbe pericolose speculazioni di terreni agricoli come è successo per i pannelli fotovoltaici. Non dimentichiamo che, oltre che cercare di essere meno dipendenti dal resto del mondo dal punto di vista energetico dovremmo anche esserlo come sostentamento alimentare, soprattutto considerando che la pianura padana fino ad oggi è stata una delle pianure più fertili del mondo.

    4) Pericolo potenziale di trasformazione della centrale a biomasse in centrale per incenerimento di rifiuti generici.

    Come già sta succedendo in altre parti dopo i primi anni di funzionamento, la produzione d’elettricità di quest’impianti entra in crisi: ci si accorge che la capacità d’approvvigionamento di biomasse, sotto forma di colture dedicate e di residui boschivi e agro-alimentari, dai bacini locali era stata sovrastimata. La disponibilità di legna dei boschi della zona va progressivamente diminuendo e, per garantire il funzionamento degl’impianti a pieno regime, non bastano i prodotti locali, ma si fa ricorso al reperimento di biomasse da zone sempre più distanti con il conseguente aumento dei costi di gestione. Le crisi divengono tali che vengono avanzata le richieste di utilizzare perfino i rifiuti solidi urbani e d’altro genere. Sembra che i permessi vengano accordati, trasformando di fatto le centrali in impianti “assimilati” alle fonti rinnovabili, veri e propri “termovalorizzatori”, con buona pace della rinnovabilità dell’energia prodotta.

    5) Mancata resa ottimale delle energie prodotte.

    Il sistema della centrale, che sfruttando il funzionamento di una caldaia a biomassa ad olio diatermico di potenza al focolare pari a 5.999 kW e un turbogeneratore Turboden ORC ad olio siliconico da 1.000 kW elettrici, è una soluzione molto promettente per la cogenerazione a biomassa, ha però nel caso di Rodengo S. la grave pecca di non avere in progetto e neanche in previsione alcuna utenza termica. Il calore prodotto andrebbe quindi disperso con grave danno nell’ambiente.
    Si ha quindi una resa massima in tutti i casi dell’impianto del 60%, si sfrutta quindi poco più della metà del potenziale a disposizione.

    6) nessun vantaggio economico, energetico o ambientale diretto per la popolazione civile ne per le industrie o attività produttive.

    Le popolazioni residenti non ottengono energia elettrica a costi minori, non vengono serviti da sostituti energetici per il riscaldamento domestico e non vedono sostituita l’energia utile per l’utilizzo dei trasporti.
    Localmente l’ambiente avrà delle emissioni in più rispetto al presente, ed inoltre continue per tutti i mesi dell’ anno.
    Globalmente la quantità di CO2, prodotta nella combustione della biomassa per la generazione d’elettricità, che viene emessa nell’atmosfera, può si considerarsi all’incirca uguale a quella che era stata assorbita dalle piante durante il ciclo vegetativo, tuttavia, il bilancio complessivo non può essere considerato in parità a causa delle emissioni che hanno accompagnato la fase precedente, cioè quella fase che comprende sia le operazioni colturali, sia quelle della raccolta e del trattamento del prodotto legnoso, sia il suo trasporto dal luogo di produzione fino alla centrale termoelettrica. Inoltre, il tempo necessario per un vegetale, per trasformare, tramite la fotosintesi, la CO2 in Carbonio organico, è più o meno lungo, e questo dipende dalla qualità specifica del vegetale stesso.
    I tempi corti di utilizzo del legno come combustibile creeranno un deficit di disponibilità rispetto alla domanda che sarà sempre più ampio fino all’esaurimento delle risorse.
    In altre parole: la legna è si rinnovabile, ma con tempi propri e cure culturali e ambientali specializzate e solo in ambienti salubri.

    Questi sono i principali punti dai quali si evince che impianti di riciclo e utilizzo delle risorse esistenti, in cui ormai anche i rifiuti sono una risorsa, devono essere valutati e studiati molto più attentamente di quello che invece sta succedendo al momento.

    Riassumendo:

    la centrale utilizzerebbe le risorse locali per creare:

    – energia per utilizzo non locale.

    – inquinamento locale sia atmosferico che idrico.

    Una centrale a cogenerazione di biomasse per poter essere accettabile in un territorio deve soddisfare le seguenti caratteristiche:

    1) Essere creata e mantenuta con fondi della collettività, garantiti per tutta la durata di vita dell’impianto.
    2) Essere attiva e funzionante come produzione di energia elettrica solo nei periodi in cui serve anche riscaldarsi. Alla nostra latitudine indicativamente dalla data dei Morti fino a Pasqua, salvo diverse situazioni climatiche particolari.
    3) Cogenerare elettricità e acqua calda senza spreco di energie.
    4) Funzionare a regime ottimale con minime emissioni di inquinanti, molto al di sotto di quelle consentite attualmente per legge. *
    5) Utilizzare solo materiale non inquinato di provenienza locale e di scarto da altre lavorazioni.
    6) Avere una dimensione proporzionale alla quantità di materiale disponibile per tutta la durata di vita dell’impianto.
    7) Avere rese di utilizzo intorno al 100%
    8) Servire il territorio circostante, da cui si ricavano le risorse, della energia prodotta, e di acqua calda, abbassando significativamente i prezzi di vendita, e andando a sostituire nel periodo di funzionamento tutti gli apparecchi individuali per la produzione degli stessi.
    9) Non avere nessuna possibilità in nessun caso di trasformarsi per l’utilizzo di altre risorse.

    La corsa forsennata alla costruzione dovunque di impianti di varia origine per l’utilizzo delle risorse a fini energetici sembra quantomai artificiosamente creata ad arte da enormi poteri politici mondiali.
    È giusto allora difendere la propria terra cercando di consegnarla non devastata ai propri figli e combattere una speculazione che ha dimensioni globali legata com’è anche al saccheggio del terzo mondo e alla trasformazione di materie prime preziose in scarti da quattro soldi.

    Nessuno di noi con un po’ di buon senso, vorrà vedere Rodengo Saiano, la Franciacorta o tutta la Padania coperta di pannelli solari, disseminata di centrali a biogass e camini di centrali a biomasse, solo per continuare a mantenere il consumo energetico irrazzionale attuale.

    Le alternative esistono e ce ne sono per tutte le esigenze, dobbiamo avere il coraggio di fare delle scelte che anche se al momento sembrano antieconomiche ripagheranno in futuro, in termini di qualità della vita.

    Scelte calate dall’alto e immediatamente ed economicamente vantaggiose come se fossero misure urgenti ed inevitabili, puzzano un po’ di sfruttamento terzo mondialiste, mentre valutazioni di sistemi locali, ponderate dalle amministrazioni locali, magari un po’ meno ingenuamente di quanto sta succedendo adesso, economicamente ed ecologicamente e anche tradizionalmente sostenibili non vengono presi in considerazione, mentre sarebbe auspicabile una presa di posizione forte e univoca di tutte le forze politiche per opporsi ad ennesimi sfruttamenti della Nazione Padana.
    * Vi sono sistemi attuali di abbattimento di inquinanti da brucitori a legna a conduzione familiare con valori nettamente migliorativi dell’ambiente, e che usano solamente i fumi di scarto che inevitabilmente andrebbero nell’ambiente.
    vedi tabella seguente:

    tabella di raffronto fumi di uscita stufa a pellet con “Recuperatore Paneroni” (Risparmiosa 1)
    sonda sonda sonda
    1 2 3
    elementi unità di misura letture fumi stufa fumi Paneroni fumi a 20 cm sopra uscita fumi paneroni in ambiente chiuso
    O2 % min 15,72 12,35 —
    % max 17,69 15,85 —
    % media 16,66 13,99 —
    CO ppm min 401 95 —
    ppm max 1628 280 —
    ppm media 906 152 —
    CO2 % min 3,06 5,37 —
    % max 5 8,22 —
    % media 4,11 6,66 —
    NOx ppm min 37,1 65,5 —
    ppm max 63,8 84,4 —
    ppm media 44,5 74,8 —
    NO ppm min 33 65 —
    ppm max 63 84 —
    ppm media 46 75 —
    NO2 ppm min 0,6 0,2 —
    ppm max 1 0,4 —
    ppm media 0,83 0,2 —
    RENDIMENTO % min 75,6 94,8 —
    % max 82 96,4 —
    % media 76,6 95,6 —
    T° AMBIENTE °c min 22,2 22,4 —
    °c max 22,8 22,7 —
    °c media 22,5 22,6 —
    T° FUMI °c min 146 66,5 —
    °c max 166 67,1 —
    °c media 156 66,8 —

    Oltre a questo viene scaldata acqua sanitaria, percentualmente demineralizzata e potabilizzata, inoltre l’acqua che serve per l’abbattimento dei fumi può essere utilizzata in campo agricolo.

    Dott.For. Stefano Ferrari

  3. Roberto Lamagni says:

    I TERRITORI SONO ORMAI TERRENI DI CONQUISTA DELLE VARIE BANDE DI POLITICANTI CHE INFESTANO L’ITALIA INTERA.. AGISCONO CON IL FAVORE DI LEGGI FATTE DA UN ESERCITO DI NOMINATI CHE IN PARLAMENTO AGISCONO COME AUTENTICI BURATTINI.. E’ VERAMENTE UNO SCHIFO INSOPPORTABILE..

  4. gian luigi lombari-cerri says:

    Domanda semplice : quali contributi ricevono per KWH prodotto?
    Quasi certamente riescono a stare in piedi solo per questi.

    • FrancescoPD says:

      0,28 x Kw messo in rete contro un prezzo dell’energia di 0,11
      Quindi +/- 0,17 sono i dindini che ci metti anche tu distillati piano piano in bolletta.
      Con il solo prezzo dell’energia, non ci comprirebbero neanche la metà dei costi,.. quindi è un’attività economica che autonomamente non esiste.

      Poi che bastino solo 3500 ettari per 50 Mw, ho i miei forti dubbi, bisognerebbe che l’ettaro producesse almeno 30 ton di S.S. tutti gli anni,… ribadisco tutti i miei dubbi.

      Oggi (dati FAO) ogni abitante del pianeta ha a disposizione 0,21 ettari pro capite per il cibo.
      Mettiamo che siano veri i 3500 ettari , vuol dire che distogliamo cibo per quasi 17.000 individui.

      Bel colpo, non c’è niente da aggiungere.

      Energia rinnovabile = l’energia per gli idioti

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