Case pressate dal Fisco, previsti aumenti anche nel 2014

di GIULIO GIRGIGLI

Non gli bastano mai, nonostante la pressione fiscale sia la vera affossatrice del mercato immobiliare. Anche nell’anno in corso, infatti, e’ destinato ad aumentare il peso del fisco sugli immobili. E’ quanto evidenzia la Cgia di Mestre secondo cui sull’intero patrimonio immobiliare (case, uffici, negozi, capannoni) grava un carico fiscale che nel 2014 raggiungera’ i 52,3 miliardi di euro. Rispetto all’anno scorso, questo importo e’ destinato ad aumentare di oltre 2,6 miliardi di euro (variazione pari al + 5,4%).

A questo risultato e’ giunto l’Ufficio studi della CGIA, sommando i 9,3 miliardi di euro di gettito legati alla redditivita’ degli immobili (Irpef, Ires, Registro e bollo, cedolare secca, etc.), gli 11,9 miliardi di euro riferiti al trasferimento degli immobili (Iva, imposta di registro/bollo, imposta ipotecaria/catastale, le successioni e le donazioni) e agli oltre 31 miliardi di euro riconducibili al possesso dell’immobile (Imu, imposta di scopo, Tari e Tasi).

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2 Comments

  1. bepi says:

    Art. 53 della Costituzione italiana:
    “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in relazione alla loro capacità contributiva. Il sistema italiano tributario è informato a sistemi di progressività”.
    Io, per non saper né leggere né scrivere, capisco che tutti debbono pagare le tasse in proporzione a quanto guadagnano. Giustissimo. Ma di fatto non è così, perché gli articoli di legge, si sa, vanno interpretati, e quell’espressione “capacità contributiva” dà adito a interpretazioni.
    L’interpretazione oggi applicata assimila quell’espressione a “ricchezza” o “patrimonio” o “capitale”. Cioè lo Stato tassa anche i frutti del risparmio, contraddicendo se stesso laddove l’art. 47 della Costituzione recita così:” La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme…” eccetera.
    Nei tempi andati i veneti si distinguevano non solo per esser dei lavoratori infaticabili ma anche dei gran risparmiatori. Preferivano avere un solo vestito buono per la domenica e un sol paio di scarpe pur di far musina. Quando i soldi accumulati erano bastanti cosa facevano? Si davano alla bella vita? No, comperavano (o si costruivano) una casa, continuando a far risparmi fino a riuscire in certi casi a comperarne un’altra e via di questo passo.
    Ma il consumismo indotto dagli industriali ha mandato all’aria questi comportamenti virtuosi trasformando in molti casi anche i veneti in spendaccioni e rendendo l’art. 47 anacronistico. Di fatto oggi lo Stato incoraggia il consumo. Chi consuma, infatti, chi si dà alla bella vita spendendo e spandendo, paga di fatto meno tasse di chi risparmia per trasformare i sui guadagni in beni duraturi. Verrebbe da dire che oggi lo stato incoraggia non solo il consumo ma pure lo sperpero, creando situazioni paradossali. Vi sono proprietari di immobili ereditati, frutto del sudore della fronte degli avi, bisognosi di costosi restauri, o invendibili perché non rispondenti alle attuali necessità abitative, costretti a fare una vita grama e a indebitarsi per pagare le tasse, e faccendieri che maneggiano ingenti somme di denaro che, o di riffe o di raffe, non le pagano.
    Senza contare che, sottraendo ai privati il denaro necessario alla manutenzione dei loro immobili, sovente anche di un certo pregio sia pur diroccati, e comunque elementi peculiari del paesaggio veneto, lo Stato contravviene pure all’art. 9 della Costituzione, laddove recita: “La Repubblica… tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
    Insomma, i politici italiani tirano in ballo a ogni piè sospinto la Costituzione solo quando fa comodo a loro.

  2. Dan says:

    Hanno visto che fino adesso la gente ha pagato in silenzio quindi perchè smettere ? Perchè darsi una calmata ?
    Questi altri invece reagiscono e guarda caso lì non arrivano aumenti

    http://tuttiicriminidegliimmigrati.com/colosseo-da-venditori-abusivi-sprangate-ai-vigili-urbani/

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