Il diritto internazionale non proibisce la dichiarazione di indipendenza

di ALESSANDRO MOCELLIN

Caro Governatore Zaia,

“le regole non ci sono perché non ci sono regole”. E’ vero, il diritto internazionale non ha un “sistema di regole” per l’autodeterminazione. Né la Carta ONU, né qualche trattato multilaterale, né la consuetudine internazionale, né alcuna sentenza della Corte Internazionale di Giustizia definiscono “il percorso” per l’autodeterminazione. Capisco che l’Italia con il suo profluvio di norme e normette, regole e regolette, possa averci disabituati alla libertà, ma il concetto base che distingue un regime dittatoriale da uno Stato di diritto può essere rinvenuto nel seguente principio: in un regime di diritto, tutto ciò che non è proibito è lecito.

Il diritto internazionale non proibisce la dichiarazione di indipendenza: “il diritto internazionale generale non contiene alcuna applicabile proibizione di dichiarazioni di indipendenza” (Corte Internazionale di Giustizia, advisory opinion sul Kosovo, 22 luglio 2010, paragrafo 84 della decisione). L’atto, dunque, è lecito, ma il diritto internazionale, come detto, non si cura di definire una procedura di richiesta e indizione di referendum o di dichiarazione d’indipendenza. Quando un atto è lecito, ma nessuna forma procedurale è prescritta, significa che l’atto può vestirsi nel modo più adatto alla situazione concreta. In altre parole, per l’autodeterminazione dei popoli nel diritto internazionale vige il principio di libertà delle forme.
Pertanto, è sicuramente vero ciò che afferma il Presidente della Giunta del Veneto: “non ci sono regole”, ma la lezione che il diritto internazionale ci dà è che “le regole non ci sono perché non ci sono regole”. E’ dunque perlomeno vana, se non proprio sbagliata, la ricerca di regole per l’autodeterminazione all’interno di un ordinamento costituzionale qualsiasi, in quanto al momento di dichiarazione di indipendenza, l’ordinamento costituzionale italiano varrebbe per i Veneti tanto quanto quello tedesco o quello australiano: mero fatto interno ad uno Stato terzo.

Ma finché non si giunga a tale formale dichiarazione di indipendenza, il cui “inquadramento giuridico” evocato da Zaia è garantito appieno dal diritto internazionale, le istituzioni regionali democraticamente e direttamente elette dai Veneti possono utilizzare gli istituti di democrazia interni  all’ordinamento italiano, come forma prodromica rispetto al futuro atto di autodeterminazione. Ben vengano, dunque, forme di consultazione democratica compiute pure secondo le procedure italiane, in quanto, anche se non hanno e non devono avere alcun valore interno all’ordinamento italiano, tali consultazioni costituiscono di fatto l’espressione della volontà popolare, non solo di fronte all’Italia, ma di fronte al Mondo. Questo perché, in realtà, qualsiasi forma di espressione della volontà popolare, e paradossalmente anche un referendum credibile e democratico organizzato da privati, dando esito di una preponderante volontà di indipendenza, sarebbe un fatto costitutivo per il diritto internazionale. E’ esattamente questo che il diritto internazionale richiede e consente secondo il principio di effettività.

E ben venga dunque anche un “tavolo di giuristi” costituito al fine delineare il quadro giuridico della questione veneta, ma ciò sarà possibile solo se a questo “tavolo” siederanno sia costituzionalisti, che, soprattutto, internazionalisti. Solo un’ultima precisazione: non è e non può essere “la Regione” ad autodeterminarsi, non sarà il Presidente della Giunta od il Consiglio della Regione italiana del Veneto ad autodeterminarsi. La Corte Internazionale di Giustizia, con riferimento al Kosovo, ci spiega che essi hanno agito bene per l’indipendenza in quanto hanno tagliato di netto con il passato, agendo non più come membri dell’assemblea “regionale” del Kosovo, bensì come  “rappresentanti del popolo kosovaro”. Una volta consultati i Veneti in qualsiasi forma credibile e democratica, e trovatili in maggioranza favorevoli all’indipendenza, il Presidente della Giunta ed il Consiglio Regionale si dovranno svestire dei panni di amministratori regionali dei residenti in Veneto e parlare ed agire in quanto “rappresentanti del popolo veneto”. La dichiarazione di indipendenza è un atto di un popolo che, attraverso la bocca dei suoi rappresentanti, esprime libero la propria voce ed indirizza un messaggio chiaro al Mondo: da oggi anche noi siamo degni, al pari degli altri Popoli, di far parte della Comunità internazionale degli Stati.

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15 Comments

  1. Culitto Salvatore says:

    [Il diritto internazionale non proibisce la dichiarazione di indipendenza]
    ma neppure la incentiva, se dovessero esserci giornalmente richieste di indipendenza tale argomento verrebbe regolamentato, oggi è puramente ipotetico e teorico, perchè le masse se ne fregano dell’indipendenza, vogliono lavoro, mangiare, forse anche un pelo (sopratutto pelo)di benessere ma proprio l’indipendenza in quanto tale se non viene percepita come un miglioramento non frega a nessuno

  2. Luigi Cifra says:

    Non si può in qualche modo commissionare direttamente all’ONU l’organizzazione del referendum? Anche facendolo da privati e auto-tassandoci?

  3. Bellissimo articolo! Bravo Alessandro!
    Un caro saluto, il tuo omonimo 🙂

  4. fabio ghidotti says:

    “diritto internazionale”?
    Sarebbe più corretto scrivere e dire “diritto interstatuale”, perchè comunque concordato fra Stati e non fra popoli (è un retaggio dell’equivoco linguistico nazional-romantico). Può funzionare per molti principi universali, non certo per la definizione dei confini degli stessi Stati.
    Anche per le sue altre osservazioni, sono due volte d’accordo con Dan.

  5. Dan says:

    I vari diritti internazionali e carte del onu non contengono regole precise per l’indipendenza per il semplice fatto che sono a loro volta emanazioni dei singoli stati riunitisi i quali ovviamente hanno tutto l’interesse a non perdere pezzi per strada.
    Di fatto, ancora un volta, si giunge alla conclusione che se si vuole l’indipendenza si deve fare come il Kosovo: definire unilateralmente dei confini, piazzare gente armata agli accessi e garantire la fine del mondo se qualcuno cercherà di forzarli.
    Se gli altri stati in quel momento non hanno interesse ad aiutare lo stato colpito da quella sottrazione di territorio, si verrà a creare una situazione di fatto che finirà per essere ufficializzata.
    Ancora una volta si conclude che se non si muove la gente del posto, non lo farà nessun altro

    • I confini in questa Europa sono diventati solo finanziari; i confini che dovremmo difendere sarebbero solo quelli economici, impedendo che la capitale dello stato ladro ci continui a derubare. Chiudete i rubinetti lombardi e veneti e lo stato prevaricatore và col culo per aria in un paio di mesi.

      • Dan says:

        Difendere i confini economici vuol dire difendere quelli fisici.
        Pensi davvero di poterti rifiutare di pagare le tasse a roma senza dover essere pronto a difenderti fisicamente oltre che territorialmente ?
        Le cose sono legate insieme tra di loro.

        Lo stato concederà la libertà solo a chi se la saprà prendere e lo metterà a sua volta in una condizione per cui tentare l’occupazione è più dannoso che lasciare perdere.

    • Culitto Salvatore says:

      in kosovo c’erano anche i militari italiani e nello specifico i lagunari di venezia, in molti sono tornati malati, altri terrorizzati, qualcuno non è neppure tornato
      oggi il kosovo è il più bel posto del mondo, strade pulite, case lussuose, gente che fa festa ogni 30 minuti, ah già le strade sono vuote per paura dei cecchini, le case diroccate e le feste si chiamano funerali…non sono mi stato in kosovo ma da quel che mi raccontarono alcuni amici che vi andarono in missione (coi lagunari) era proprio un bel posto dove fare villeggiatura
      mi auguro che in veneto non vogliano fare qualcosa del genere, il veneto oggi è un bel posto, avanzato (beh non tutto ma almeno i principali centri) industrializzato, produttivo e abbastanza ricco (ricordatevi di ringraziare sempre quella che chiamate itaglia e gli italioti, che hanno dato il culo per il vostro benessere) una “sommossa” porterebbe sicuramente dei benefici, ma non di certo a chi vive o vivrà in veneto, solo ad alcuni commercianti d’armi, altri speculatori e affaristi senza scrupoli (e ce ne sono già tanti), si avrebbe un incremento della microcriminalità (per intenderci quella dei rubagalline) e della criminalità organizzata che avrebbe terreno fertile (e non avete idea di cosa sia la criminalità, siete in un paradiso al momento) si avrebbero altri politici che vi continuerebbero a derubare e prendere in giro (come se già non lo facessero, ma poi sarebbe di più e si sentirebbero autorizzati) insomma già l’indipendenza sarebbe un danno per la popolazione un indipendenza tramite l’so della forza se mai si riuscisse ad ottenere sarebbe peggio… normalmente direi fate quel che volete che non me ne frega niente, ma visto che a breve mi trasferirò proprio in veneto evitate di distruggere qualcosa che ancora funziona e che è un pelo decente, rischiate di far diventare la calabria (l’aspromonte, il luogo più ameno d’italia, dove i lupi non escono la sera perchè hanno paura degli indigeni..) un posto migliore!

  6. silvano says:

    Ma figurati se un tipo come Zaia ha i coraggio di mollare i benefici romani per avventurarsi in un cammino che porti il Veneto verso l’indipendenza del suo popolo senza alcuna garanzia di successo. I mediocri hanno paura del nuovo, troppi benefici e troppi vantaggi offerti da Roma.
    Per guidare un’impresa del genere sono neccessari uomini con le palle che credano in un’obbiettivo senza sì e senza ma, costi quel che costi ….. se poi parliamo della Lombardia… lasciamo perdere.. bhèè…bhèèè…bhèèèèèè…siamo diventati tutti troppo italiani…. purtroppo. 🙁

    • gigi ragagnin says:

      aspetta che la lega prenda le bastonate, tanto in Lombardia quanto alle elezioni statali.
      dopo la battuta torneranno all’ovile veneto, Zaia per primo.

  7. Alessandro Pironti says:

    In conclusione , dopo tante parole e tanti bei propositi , esiste solo una Via , Scioglimento del governo Veneto e dimissioni di giunta e presidente , nuove elezioni , e se vinte dai vari rappresentanti dell ‘ indipendenza il Referendum , dopo è tutta in discesa , naturalmente i problemi restano ( Economia , Lavoro , Sicurezza , ecc ) ,
    ma l’ottimismo di sicuro ci aiuterebbe e sapremmo chi sta con chi e cosa vuole fare ,e non giochini di palazzo .

    • Teresa says:

      secondo me il veneto dovrebbe andarci più piano, si rischia di rovinare tutto… ora vediamo se si riesce a fare PRIMA il referendum, è fondamentale, a mio modo di vedere.

      • gigi ragagnin says:

        i cittadini del Veneto possono raccogliere la somma che serve a non gravare sulla regione per fare questo referendum “esplorativo” della volontà dei Veneti.
        dime can ma no sta dirme talian.

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